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Full text of "Della satira italiana"

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Libreria Antiquaria 
ANGELO GANDOLFI 







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TRATTATO 

DELLA 

SATIRA ITALIANA 

CON UNA 

DISSERTAZIONE 

DELL'IPOCRISIA DE* LETTERATI^ 



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DELLA SATIRA 

ITALIANA 
T R A T T A T O 

DEI. DOTTORE 

GIUSEPPE BIANCHINI 

I> I P R. A T a 

^C e ^D E M 1 e O FIO RETITI Ti» 

CON UNA D I S 5ES.T A Z I ON E 
D £ L L' IPOCRISIA 

DEGLI UOMINI ■ LETTERATr 

Del metiefiàto^AUtbrc' 

TEKZAEDlZIONEì 



m FIRENZE , ED IN RGVEREDO, MDCOUX. 

Per Francescantonio Marchesani Stampatore 

Cesareo . REr.io . 

COÌ^, LKlIiZ^ DE' SVPE^'O^- 



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AL LETTORE. 

OH (tà toflo lijci alla Itèce- del 
ftibbfìco ftr le Stampe diVeU 
legrim Prediaiit di Majfa il 
prefeme Trattato: della Satira 
Italiana del Sig. Dottar GiU' 
{eppe Biancbim. di Prat», «m de' più bei 
pregi t dì cui per la Letteraiura va ora ador- 
no la fua Patria, the incontrar fi vide quel- 
la notevole forte, che avuto aveam gli altri 
Componimenti faoì già divulgati, fé pur no» 
fu con qualche aumento dapplaufo ; manife- 
fia riprova emendane, che di fuefi' Opera s' 
jncomindò indi a non mollo a fcarfeggitre, e 
pofcia a trovar fene rttriffimi gli efemplari. E 

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Vi 

per vero dire , effenJa flato y fecondo che .io 
udii fin d allora giudicare ^ maneggiato fon 
tanto dì avvedutexx/' 9 f dì con figlio un ar- 
gomeuta non meno difficile' ^ di quel che egli 
apparile nuovo ^ e nece^ario^ non dovejtper 
fapprov^ione de* buoni y efcien^iatf Zlomini 
altramente accadere» Quindi èy che io già da 
quei: tempo flimai pregio daWOpfra e^ey^ 
profitto della Lett^ari4 "He^uhbJtia yfe.io tttè% 
defimo y feguendo il naturale iftituta del t Arte 
miay aveffi poflo f Opera novellamente [otto i 
mìei Torcb} tal qua/e effa era > nell* ifte{fa 
forma y è c»fl*iftejJij[}ÌM'a Dedicazione y maff- 
me che eìrera ad un Soggetto y il cuénome 
aggiugtt9,i fecondo ' me y fplendor^ a fpknchre^* 
Diffeirti y è 'ùeró y dìftratta da alcun'' altra 
non difutile occupa^toney il porre la mano al 
lavoro y ma non mancai per quefio^ di òtte» 
mrne da H* Autore ben preflo la débita per* 
mìjfione ^ non cejfandù frattanto d' indagare 
fé alcun* altra Opèretta'di confimile argifmeit- 
to dàlia penna dello ftejfo jo aveffi p9fut9 
fir appare . Ed effendo in quel tempo . ctpfuniì> 
fiato comunicato da lui ^ alcun Amico ^uìk 
terìQ fito Componimento ms» mìo difegno fut 

unendolo, al primo y di farlo pubblico ^ còrnee* 

che 



V. 



ch^ ^Ar fitjjh hfina aUord éppénà ija pochi 
fà^to.» Età quefiot dì cutragmof //Trat- 
ùto^ fbe.h wra.qid óggi^i^t ,. dfiir..lpQcri« 
lia 4<g]i. Vomiti i Xjettetati.) Opera.y a. ii^ 
re il. mtro.y da ninno giammai non fatta .» 
utifìffima y per mìo awifo ) aJ maggior [egno 9 
et^. in tempo opportuno condotta ^ in etti fi ver 
df'.piìi che mai per h private pajjìoni dah 
toni per altro fiudìofi^ g vaìtnti S.crifteiri • 
non [diamente dì pregio .decaduti ajqfiantfi.el' 
fere egJìnòy ma le letterarie Uro fatiche taU 
volta y in riguardo de medefimiy dtfpre%xate 
ejfere y <f lanciate y dirò così y in abbandono . 
Èdita enìm (direbbe Famiano Strada ) ho- 
rum pléraque vix in nianus hominiini ve- 
niunC}^cum atiC explof! jam antea nometi 
fcripcorrs 9 aiic prodigiofì velli butum ope- 
ris (l^m le^tòresabfterrec. Di accorrere 
pertanto ^-aquefto inconveniente ys* ingegna y 
^quanto f^ ì^iy ii nofirp jlutore^y^ defiando di 
fare (per fervirmi deìle pàroJe delCbìabrera ) 

"—— onorar 1* alte fatiche 
Deiralme grandi 9 e rifchiarar lor 

gloria y ' 
Tn cui mirando fé leggiadre genti 
Vengano pofcia del valore amiche. 



•// 



vm 

Quefto ì f»antt in propofitci deJìa prtffiiìi 
edizione- mi gipva Avert a frim» giunta av 
viji^a. ài Lettore \ riqiatìe mu jfdfgxaud» 
k premure delìti mia attemcioiie ^ aedmger fi 
dee ai ajpettarfi anco m avveniri edutilii 
e peregrine f e vaghe prodiK^ioni da ima Ten» 
ria sì dotta, e heUe, e laudeyoli Qpere dd. 
vMei Torchi , deìle quali ne ì. di qaefio Ità^ 
^9, né io curo di fare al prejeme Ipecialt 
menzione . E viva felice . ., , , ,,: 



ALL' 



,'VrACV ILLUSTRISSIMO SIGUORB 
.1 r II Sig. Abate 

À,NTO'N MARIA^' 

::". S A'L VINI* '•! 

IOftr, e gratidìnìnifr fono ì.mari-' 
■vi, the io'liO -di dedicare a V. S.' 
Uluftrifs, queffo mio Trattato ìa- 
torno alU Satira It'aliana .* ìm-- 
ptfrciocdiè , fé in lui per avvcn- 
rara la ncceflkrià bontà' ,- e heV 
ledila non irrf^lerfdi ^ 'come T per la fcàrfèzza 
delU'inifl ■ leitératifrtt , poflb temere, e dove' 
riiai pocrd jò ricorrere altrove per acquinargli- 
hice j e vaghezza > fé' non al di Lei cclebràtif- 
fittìft J^ontie , il quale ben puoté colta propria' 
éhiirézz* ricoprire <5*ieUemacc'hié , "tìhc defoVr 
tnicà po^cfno agli ofechi' alrrui- cagionare ? m 
è tanto oltre oramai avanzato il merito graff- 
ée , <he Vi Sig; Illaftiiflìma gode nella . Let- 
ferarito I Repiibblica > che -non vi è'^sTeaUò^ 
effe ttàay- vtnér'i Ufodtotf nte ' quel p^fòiidó 'fapé^ 
rt-V' e '^*^à-vflàa'«l^diiìène',scht^ néil» ìfoà , 
'..ù » * mcD. 



mente in maravi^Iiofa maniera fi racchiude. Fi« 
DO (uì SiOté àtgiì anni /uoi fu ella idalla Èfdh 
AUczk.^ ilei Serenìffmo Gtétn Duca^ de* piti elevaci 
fpìrui^ e degli intelletti pih capaci ottimo difcer* 
nitore.^ 4e (MuhilScéntlJlicMè preitolitoìre 'ia£^<iie » 
alla Cattedra delle Lettere Greche nello Studio 
Fiorentino promoiTd; j(lccoijc)b aÙixsi dalla Gran* 
de^^ e Sacra Accademia Fiorentina» e d^JlaCe* 
le&fre nbbili^olà deHg CruTca , je ;qul^Ii i*.«mai^ 
ratto per urtò de*pìtf jTIuftri Soggetti , che' iiè'ca* 
ta loghi loro fi leggaiK>> 4 Uà fup reoM anima Ma- 
jgidratuca ii aiotndtie fu negli anni Ìcox^ meri- 
jramente efalcato. Quanta poi» e quale fia la fii- 
ipa iX)n cw 9lia ^ T^gv^rdàta no^n fot& dar XDtrì i 
dotti Uomini d* Italia ^r^ia AltjrCfì da i più fa* 
moii Lettisrati Oltraoooata^i^ l>ea iò dimoftrano 
ì tanti Libri j che alla gioroat? /e in Italia, e 
di là da' Monti per mez£0 delle Stampe fi pub* 
bUcanOj Be'xjuali £oo f^OHSia gloria il foo no- 
sp^ impre0b fi ^ggc« £ que^o è un premio b^u 
dovuto a quelle tante fatiche letterarie ^ che.V. 
Sis. l^iluflrifijaia ha fatte. La purità^ e nettezza 
della Lingua Tofcana i e la fodezza. ,deila DoiHxl^ 
oa^ alla vaftità delle cogaizioQi jpongiuaU « co(o 
cheoe'fuQi Oifcorfi lA^PCaiemici fi amanraop, e 
fi ammirerabno altresì oelU fcelcifilooc fu^ Profe 
Toscane > che prefenteaiente fono fotti) il Tor- 
chio . be,ne fanno ichia^o Tederà eflerc £lla e 

brè- 



.V 



hiet'ì» r fpèr nttàtt^ì {$lù pretto^ > in leggenidó- 
gli ba fatte y e:£[eno ègtrild pare ferriti e ia La« 
tino LiqguaggfD , e IaGp^co/ e jiv f'Okatto-t'd 
io Fnibcélr, e^ii} |rp^ci^(<ìi,'e in Dogleftfy <^ 
di tutti n* ^ «Ita fra«cii i <^ ncurcr pt)lf«dlr«ire « 
ficcèooe deth fibiijinra' Liogaa anemia , eottiS noti 
pocràhoo' faPte: <9W ohilirtfzza conofotfre V. S. Il* 
luftrifs. per udo-dfe^^pitr eiuitit^ Ci'n'ìm, cho pi^eu 
fenveoWK^ «ìvóìio ?^ X<^ 'i^ OQOverqfiflìtne ftiinéi 
cKe' deHtaàMa Oeuìo^diaìlx hotUa ffioefifr fòif» à 
fnaravigfìjt adot^e f e le taiire- fìrd<rii(&me'>Tpjida^ 
zìqoÌm che in -fierfo ToA:2no.Blla ha fatte di tar- 
li l piàiCetelbvi Poeti Cteci. e di noqpocbf La- 
tini, le di>-altri[<aMofà! di alcuna Lic^tfa vì:vte<K^» 
bea dmoùrnwtfiiàfiometoìù fue'Poe|re Greche} 
t'hitìag^i c&e rfiUU è ddlla Pòetioa fasulrà'Cohi* 
ararofò <iìl(inri^nfOÌ^.|&tioultò, cfie è proprìit dell* 
Anime i|randiiJj a degl* Intelletti ' piÓ' fublimi . 
Ma ci»' ii^roi«|sì-gtiatkle v' e ' prerdgafìve thù 
£iigol(iiil y<Jcbé pef i:<)gnilpiiv'èe bi .dìftiaguoaà , fo- 
Do ofar«vigltofiiiii»i)fte «f(in»'teate^ e batter pi& lu- 
tnTmof^ 4ji <i|«»Ha ufmtcAia , e da «fucila boutadi 
.AoiMbv'ché fonò remate' 4if<V. S. tìlaftrift. 
oom^agnv^liitlifiifiBfn piùu^ è 1 ch« <ia tin £fniv 
nentìflìmo Scrittore » da un gran Cardinale' di •& 
Chìefa > da Enrico Noris ìftgóftiijarfo oeli^uo 
eruditiflìcno Libro dell'Epoche de'Siromacedoni, 
ragionando di Lei, fu Élla chiamato « (i; Vtr, 
guem lioSinn^e excellentia , & morum nìtor ^ ac quod 
tofHWk^t^.i'm-nfiiì^à.^'tudtiùne modesta, ac buma- 

i i') biftÀ-t. y. * ( 



TU 

nttas domi » forìfqae ttìam » atqfte ettapt^ cornine n- 
daàt.'.Ùrt», ddunquìS tuué Iccofe, c^e fìao;adef?i 
fo.hQi dette y iono ^gJiardiiflìini li^tivi.i abcioc-v 
diè^ ^o. qjieita; ima Qpenstt^ ;, per; reoderlav^)!^' 
pr-tgenbH a- YzS. IUu(lrJjrsi.lìt)d4rizzi.i e d.«l. /uà 
nome, adorna la r«oda ; toa per vero dire food 
eglÌQo.shotivi comuni a quttluoque. fona di per« 

S9ofi cb^ xogUanft dlJUi.9t*?ratiirflvi e.^ fapctei 
fkp ;io £«ei riXplei»lo9 un i(ÉJgnpcd»vQÌrei|ithh93erdì 
ilUna diit)QAsare;.iIot;boi>ao€9r$t> aitici irdoiiyi ./li 
qjotli ; r^nìmò. iiiìot|>ii)btfoi!t«meatffi;tJ»<;caflo'y;]edrA 
e, ò flare-Mccnd(WJQL,vie ihft dt\ine..6d&^ R«epri 
fono .: .:lHiperciòcchè , .^af^ndo .^ isaùtiù tóì^ora é 
ppifi:felo £4d[làuirtta..ptegrftcìfiKa»a0ixiÌ!(ib:i(^ am^' «H 
H<$)' #>af^efidettf iliUa rTjtft i»»ta .«pw .'tno^iiirtm^t 
r^rejcjt^goizìbi»:) V^e* Idi iirtoUi {^|bi :.«Tr^(a:h'tteJ U 
m't^ ^eotfl ì ^be!/e dìnm^;g;or: (%i)actf^ €^mic« 
fo ffe! >' più ìBbbQeder(f>}rtiej»te e' ^pàfisn4> t(ftp$ft 
$adpr|}0:ij ?^dK)^ y t|oI^ li jc^4° kffvrco£bfii9& giffl(r 
.tiit^ine j^ftticiróU» t^ueAocfrjKjEttaioqa èr»:^x^i^§>^ 

.cor^f»f ré .. R iceya* EàiiìtptìX $MÌ0 ù^liihux s^tn^cafì 
-in :così . ftttA niahiesa Hoìik^Q^titi^Q^Q; dèHc 
.aiifi' «tJfrne^'.obWigfcionihiueì di: q«elk;»lt^ Jitiró*» 
4i«[n«f:»zÌ!ii^»^I$o{ld '4|lt»I^ iiil'ìl|toiIlbènMf§n^4n£af 
Jfcrjfccftnjitjjj;';.; ns-5« r,u r.b t sioumd^ 6ff»n)i3n?T 
oaPilyY. t^.Jilllft^ils.BhcPl oohfi3 fefa . fiÌ9fri:> 

.uv;v ^ ;t ^ ^^ - . G^ufeppe Bianchini. 

... ,.l4f..AUr-. 




xut 

. -A ■ -e H-. E . É. E- G;' &■ E.> «•^■> 

»»; f/pfn, effe Mcbe c%n bob lia,.^é^ dt.fiH. 
«ligliiiiitc fortuna prive, non gii per là \ua heltef 
?•> , e bontà , perete poca ne avrà da me ricevuta , 
ma perchè almeno non vi è fiato alcuno fina ade fa, 
cb'ìc [appia, il t/iiaìe mo mtere Trattala ài per Je' 
: "**''■' "mpafia jopra la maniera di fatireggiare , chi 
nella no/Ira l „ volalo, nel 

difendere que, f ,,„ì ^„tgli 

Scrittori Crec he delle mate, 

ne Satìriche fi „„ „.,-,. 

i'^'^farehl, , ballando [oh 

e addurre la tefiioKnianxa di coloro , che atitori^z."- 
no le ccfe feconda il coneepuio difigno di chi fcrive ; 
e mallo mena io valuto far menzione di lutti quei 
Bue ti, che nella noftra Lingua hanno f aliricamen- 
te ccmpojìa , ma fola ho favellala di colora , / quali 
i fona fiali i piò eceellenii, a a qualche mio penfie- 
ra, ed opiaitne bannt palalo dar lumi, ed autori. 
■\.kv là; 



XIV 

ti ; patch} fé aUtìmtntj 4Vf^ opcrsto , avrrì f'tò 
fofto fatta la Stòria , o il Catalogo de* Poeti 84^ 
tirici t che il Trattata delU Satira . Nm ti fia fra 
Santo alfe aro l'accogliere , qujilunqae ella ft ^ m 
que^a ln^tteraAa Faticp^ la ^^(fate da me non ad 
attro fine è indirizzata , che al pubblico bene ; poi' 
cbè con ejfa di ottenere principalmente defidero % 
€be chiunque Satire compone il vizio fola perffguì' 
t*\t che nella ofceniìà^ ntlìa màledìceaz^i ì nri- 
i» irttli^ofuÀ non mai trafàsdare ^ lafci ; le qua- 
li cofe adopermv quanto è^ fiata in ogni tempo ai 
Poeta, difcputìeneoole , tanto maggiamente ahorrire 
fi dee da quel Poeta f che dì C bri filano fa ffoftf* 
fiwe\ Vttìrfelìce. -■ ' ■ 






Adi 



t 



N 



AJÌi itApfi/e 1714; 

iJe per m'é Cancellìife ìnfrafcritto , qu0lm(fnt$ mlU Fihs «#>» 
gitante degli Atti deli* Wuflrijjimo Sig. Confido dclP Accadfmim 
Jiutentina , efifientt, meJia CanceU^rh di dettm Atcàdtl^a \ I»* 
fra le altre co/e^ vi apparìfòe quanto appreffo ^ cioè • 

Òì fottorcritti Cenfol'i delP Accademia Fiorentina 9 in ordine 
alla difpofiziooe de\ Capitali » e Stituti dèlia mèdefìma kh* 
biatno veduto ^ e ben cònfiderato il prefente Trattato della Sa* 
tira italiana ^el Dmore Giufeppe gi^ifìshini di PraSio aoOto 
Accademico « e avendolo travato degno di efTer mcflfo alla 
ftampa , diamo faculti ad «ffo Autore , di poterfi denomi* 
.Dare nella .pubblicazione di detit» iìia Opera A<:o«defQÌCo Fié*» 

^ rèntint) . E per fede della verità ne facciamo la prefcaU attc> 

' Mtitti^. Quefto dì 1^ di Marzo 17 14. 

Pier Andtta Fàtrtàiw Accòlti primo Cenpre^ 
Jraace/co del Teglia fecondo Cenforje • 

Pietro Paolo Pericr Canck 



IL Padre Abate Nardi Dottor vdi Sacra Teologìa , ed Efamina* 
|or Sinodale fi compiaccia d|i rive^ct^e Ja..preCeiite Oper^ » e (ae 
a^giuttte -, dei Sìg. Dottor éiaàchinì di Piato' -, per ^v<dierc (e v^ 
irano cofd rtpugoanti ai DàgQÙ dé^a S. Fede , e al buon coflu* 
jnfe , fe reftrifca - 

. Ditta It fi. Aprile Ì718, ? 

Orazio Mazzei yìc, iìeaer. 

llluflrifs, e Reverendifs. Monfig 

Degno parto dell' eruiita Pietà det Sig. Dottor Giufeppe Bian- 
^ini di Prato » fi è U Trattato della $aiira Italiana^ già Ham^a- 
fb ìtt Mana» ed ora da riflampaffi eoa alcuA6 aggiunte.» e col-^ 
mnnelTa DitTertazione deli' Ipocrifia de' Letterati » da me attetitamen* 
te, e con fpecial godimento rivesta w a> tenoi|F de' riveritiffimt co* 
mandamenti di V. Sig! llluDhTs; e Reverendils, onde quello fiimo 
non foiameatc degno 1 ma neccflario di datfi alla luce delie Oam* 

P«> 






pe , perche in eflfo il Mondo Litterirjo dijetto inficme troverà 9 ed 
ammaenramenti > e cora*>ta>na non vi )« ^^ a* venerabili Dogmi 
di noflr^i Santa Fede , ed Al buon 5:oQurpe ip minuna j>arte Kf Ifr. 
gBk>:C«d Chc>/ihi* ratifico. : < «^ ' * ''^ * j^ 






■ e •> i , ..>'.. \ 






Di ^. Pancrazio dì ^Firtn^e Xf. Aprile f 7a8« 

D» Stanislao Nardi /ib. 4pQflolifQ Vahmbrxtjantt % 
Attefa.la fopraddetta -relazijpfte 'fi flampì,, 
< Orazio Maxzù y't^, Ctner» 



e. ì 



?f5'- ofditie , ^ commeffiònc del Reverendifs. P* MAcIlfo 'VihccìfzìO 
Genti IrKjuifitPro GcrPcralc dei S. Uffizio di Fireiize ., fi compiace* 
rà il Mollo Rev. Padre Ubaldo di San Telmo Lettóre Morare deU 
le Scuole vPie, e Confuliorc per quefto S. .Uffizio , l&sgerc la prò-», 
<fente Opera del Sig« .Dotror ^Bianchini di Prato > è ritcrire fé po^a 



permeitcrfi alle ftampc , ,^. , . ,. . >. ,. 






Dat. dal S. IJffizio dUi^-enze li i6« Aprile i7i8r 

Maeflro Fr, Citffeffpe Matta Pefenti Minx Conv» e.Fic* .GtaiuMt 
S.Vffizio.» - -- 



. » • . 



"Avendo d* ordine , e cdtiimiffione elei 'Revèren^ifs^ P. Slaeftró.- 
I^incenzio Conti Inquifitore 'Generale del S.^VW^it) dì, Firenze \ 
lètta la prrtentc Opera del Sig'. Dottor -Biinàft ini di l^j-ato t non v* ; 
ilo olTervata cofa alcuna, che fia ripugnante a una' Tana dottrina , 
e ad una perfetta morale , ma bensì molla fcelt^zza dVerudizionc > 
j)er la quale la giudico degna delle pubbliche /lampe « 

Dal Collegio delle Scuole Pie a4. Aprile 1.718^^ ^ .. * .» 

h Ubaldo di San Telmo Lettor Morale dtlU Se. P. f ConfultoYé 
del S Uffizio man» fropria . . ; ■^ - « f 



» i » « • ♦ 



Stante la fopraddetta relazione fi. (lampi ^ 

Maefiro Fr. Giu/cPpe Maria Pgùnti Min. X2onv* yic* Venir. M^Ì 



M '. i.:. .1 



J//i>>a Btioaarroti Sci,' 'AMih ìO i. A. R,; • .h • ... 






t>£U 



• , ■ .DELLA- j 

SA T I R A 

^ I: T Al I a n a 

T R A T T A r d 

I- DEL DOTT. GIUSEPPE BIANCHINI 

"' 'D I P R A T O 

' - JCCjipÉUlCO TlOKipiTtNO. 

P B. O E M I O. 

iCCOME Gli Uomipi odono va>' 

\ , lentieif le Iodi ; loro , e da quel- 

li;, cflèndofene forte innamorati . 

Te le adulazioni non conofce^do , 

f biafimerolmente fignoreggiare fi 

T lafci^no 1 coti eoo torv^. animo • 

.e dtfpettofp le correzioni alcpltanp.» e gli. flef- 

fi Correggìcpri difpregiano, e calo» in temerli- 

Ila gqilà villaneggiano . Quindi ì , che con 

■ A ifde. 



4» 

ifdegoo maggiore vergar le S^tire^-che è 4|i|ianto' 

dire nprenfioni^ o correzioni ^ ed czìao^io Ver- 
fo il folo nome di eflTe^ incernameoterfi mui^vo^ 
nO| e fi rifentopo ; perciocché afcddù elléino la 
difavveotura di efler conGderate come inioiiche 
dell'ooore^e dell'altrui buon come ofcuràtricU 
eglino di fua natura^ alla, correziobe ritrofi^ pia 
forcemente ad ira . i^acòendono ^'quando porrà* 
na^*oppenio|c;«> beni|faè fà\i^j d* effcfc corrorri 
CQh quella /maniera ^ e co(« quei cjMmpoimen»« 
ti , che meritano pìh toftoll dirpregio j^ e la 
cenfuia» cliei de^ U^ini JotcA^ ed|aflen« 

dati r approvazione / Ma Gccome gii Uomini 
inale òppranojfi isfuggire >; è noii\cura^ne CQr« 
ritzìoni / poiché j rralafcliando *di rammentare 
qvigì laiip paffi:4«lla. SàoJta/rSclitti^^ ci 

vogliono alli^^ corre^onir fpctoppfl) , non altro 
la Provvidenti .Óivipa tmttpaenK^. ^' infegna 
coli* aver creata I* Ecclebafltca <jerarchia , ed 
j Principi jdel /ecoló 7 che rior ila mò ièlle Icòr* 
rezionì. JàiTogr^volf ;1 cesi, ancora Jmale j&ono ia 
bìaliinando la Satira » e centra i Satirici Poeti 
Tde^hi^amenté diportaÀdofi : im|)éte?lè6(^^^ 
•pwa,^ tétuf&hfì€ì&^ tC fibopo iic^ai Satir^j ^ 
tè altro » che il viziò peffbgiiitar^^ te far B^i «!tó 
^ìà yirtà* fijgnoreggi nel' Mondo ^ft- che una vói- 
•ta-e^llfia" .- •♦'-v /- ' ; '.,;:>/ - ... 



Oiìd^'d , 'cbc<, Mbgiiàtodofi- èéntfa'^il fàtlfic© potf* 
ikit, idi^AoHranò ili «avete iì^ eidiof Ta VSillt re G 

* V -* •* ♦ ' j. -Mie*' 

tO Petrarca. 



3 

palefaiio thiarameate , non |x>tendc) foiFrire f<; 

fipreofiooi , amici appaflfiooati del Vizio . £ fé 
vi fa/à chi dica , che le Satire fono .Libelli infa« 
mator;, e a perturbare if lieto vìvere civile fola* 
monte valevoli ', io rxfpooderd, che la buqoa rSa« 
tira, che praticar.fi dee dal Poeta Crsdiano, non 
dee a^ vera Qo infamia apportare, e difooore ; e 
fé fi leggono alcuni componimenti Satirici. »! 
qtuUt^empta mente fvfllaoeggìano le onorate per« 
^oney ci foQO^ fp^^ ^ì ^f^9^^.k e.^difooefte cofe » 
^rtAmeate nob djctibonfi^ iti ciò: imitaire , C0mè 
dannatiilì Poefie, e degne àel fuoco.' perciocché 
la vera:^ioivficaj e ^riftiana Satira nonr pren- 
de di iqira le Perfone viventi 9 e né meno queU 
,le 9- C;be morte^ A>nO;^ purché , abbìabq lafciata nel 
JMoodo di loro fiefie buona fama; ma fulamente 
i vìTJ riguarda , éicoprro ad efii' eferciraf ril fuo 
Jaudevole zelo^^ come appunto Io efefcìtaoo tao- 
ti facri Oratori , che le Grifiiane Verità pubbli- 
camente manifefiano i* i viziofi Uomini gieqeraU 
mente fgri dando . a. imitazione. di tanti Dotto- 
^ ri ^ jc Padri ^eJIà Cbìefa; Cattolica / i quatirÀe' Io» 
r^ dottiifimi Libri conrra il vizio fruttùofc e 
perciò fantifilme inveniye , pieni di cclede ze- 
lo ^ hanna cpo]ip9fio t e nel Mondo per camq- 
pe .am/niaeftram^uto lafciate « Ora ^idanque^ /e 
biafimrvole cp^ np": é la Satira^ anzi : più (pflo 
degna di molta lo^e ^ ;purché ella fia fatta con 
^quel giudizio I e conquelfo prudenza! che ado- 
jpera^^, A dee io jCpslfattq componimento ; io 
noofarii j5e?>aii^eptc/qjt«jpa% ^alla (jeofura^, fe> 
* i; A 2 aven- 



avendomi poflo ih cuòre di fcrlvere della ^ati« 
ra IraliaDa ( e Italiana la cbiamo, perchè in rCTà 
Scrictori di tutta Italia efercitati iì fono } ne ho 
diftefo il prefence Trattato ^ nel quale > trailo 
altre cofe» dìfapprovo tutto ciò ^ che è alla Oì* 
fiiàna Religione contrario i è che non jper vizró 
della Satira j ma per indegno a bufo d* alcuni ^^^ 
che hanno fatiricamente poetato j fi legge m 
certi fatirici componimenti, che l'animo d* ogni 
pio > e modeftd Uomo offèndono / e fo alti'es^ 
chiaramente vedere , fé non m* inganno , quale 
éffer dee la buona Satira. Né mi fi dica àncora « 
che lo fcrivere della Satira i benché Griftiaiìa » 
ed utile, pofTa fembrare a prima veduta non m» 
teramente alla Profeflione ^mia di £ccl6fiaflico 
convenevole; perciocché io prego chi che fia 
a non dare una arrifchiàta fentenza i ma , Ietto 
il Proemio di quefto Trattato i a portarfi più 
avanti nella lettura del medefimo , perchè mi 
do a credere , ò forfè io lo fperò i che farò ve* 
dére, come' (o-pta io diceva ^ quale è la buona 
Satira , che folamente lodo» ed approvo > « co* 
sì fé 10 per mezzo di quedo mio componimento 
laltro non confeguiffi ( oltre a dimoftrare gì' in- 
fegoamehti poetici della Satirà Italiana , e le ho« 
'tizie inforno ad eflfa neeeiTatifr ) che il levare ^n- 
Cora I e tògliere dalle penne di chi defidera fati. 
Ticamente comporre le irreligiofe cofe» la male- 
'dicenza ^ e l'ofcehi^V giudicherei di avere fat« 
ta imprefa della mia Profèffiene degoiifiaia^ A 
tùltta ciò aggiugnere i! dee « che io ho dìftefa 

- - ^ ^ueflo 



queflo Trattato per follievo da altri fladj pj& 
gravi ^ e dalle quotidìape n^e occnpazìonì »,, le 
quali prerenteitience affollate incorno a me li fono 
in nui|hero magg^ti^e, Ili qjiM chp fiài'ad Vomo, 
degli ftudj amico > dicevole : ma fpero , che il 
Datore d'jogrti bliae'tni dìfciogUerS', e^/orffe fia 
tofto , da quelli impedimeati 1 per potere alle 
'letterarie cofe atiendere con quiete maggiorej e 
, ^ipofo.'^Ma diamo pure adeflb còmiAciameato 
«t ifoAro Trattato,' il ^ualè per'pìfi diiarczza , 
ordiiicV e t€(piro,ìa duti pai'ii 'W voluto divi; 
■deie,'' ■ ' • .-.■■■ 



ì '■■.- n''i: 



-ÙBl^ 




é 

i, 

DELLA SATlkÀ 

IT A L I A N A 

P ^: ft T E P R IH A. - 

ON farebbe cofà difclicevole i ^cbe 19 
/ul bel principip pr^nd^fli ^y%^m%^% 
/djcJhorjgiac debita $^(ìf»j pia^ ;tv^dQ 

. . 4<?*«Ww»t« ?PWP ,'« »w pipate, di 

farne parole in altro tuogo di queftò TratcatQt io 
dirò folo. prefencemence 9 che Ja Satira > benché 
tragga Aia primiera > e rozza origine dall* antu 
ca Greca Commedia 9 e dalla Sactrica de' Greci 1 
nulladimeno «Ila è t<|eui. Joyenjgboe de' Romani , 
e da' Romafni a noi Italiant ha /atto palTaggio ^ 
Che la Satira ritrovata iia. verafpente da' Roma* 
ni ingegni , lo afferma (%) Qurtu^Iiano f dicendo 
egli y Satyp^ ^fiid^in Jots,:n$fiw^^^fl ^ in qua pri^ 
mùs infignetlfHak4^ difptui ,^ lAy^iliun e Plinio 
nella Prefnionc %\\sl Stadia Naturale , Lucììius 
prìmus condidìt fiylì hafum ; e perciò folennilfimo 
abbaglio hanno prefo tutti coloro ^ che giudica- 
rono i Greci altresì e/Tere fiati componitori di 
Satire* Eglino ebbero non le Satire j ma le Fa** 
vqle Satiriche > delle quali anche non rimane 
affatto priva la noflra Lingua Tofcana t mercè 
della Satira rapprefentativa di Gìo: Battìfta GiraU 
di Cintio, Ferrarefe^ la quale appellafi V^gh : 

e que- 

ii)Qaint. Oratonlnft- Lib, i©. 



7 

r «{ttefter Bfrpte^àtiric^ de* Greci diTCfrfifficne 
{tMò/t]pàtÌé BOirie^ è per la fuftaazar dalla Sa-' 
ùtk àè^ Rf^itm PÌ<kòrùó2L daed^ imaiéna fòno' 
ofttitàiÀtù^^ ìè^éàt& i dut^ dòètrflifimi Libri' 
d^tfàiecd Oiftfa&oQd della Satirica Poefia dc'Gre^^ 



cì\ e délla'SftVfrat'de' Rofflam /Io ne porterò 
iblamcolcè alquanti verfi la traduxio- 

nò i ( ty Bléòon li^noferì^ta ì che dal cèdo hti« 
oùèeli^' ntìft^a ttAstia ^oc ha fatta per fitò div«r« 
tììàmtD 'P Abate iCntoa Mari« Salv mi ^ ^ 

< (l^) ainamento , e fphttdor dcjfccol hùftTo^ 
avtìfdbixtefttf g^à egli- data gentittnente e la conto* 
Atàj é%perfDHot)é. UcapB^ eH fóni^ dciì'èr^ 
^^1 h) 'fficéf P Qafiirbood, ^f/Zo ? , rfc mèMrc 
fùf^Jt iit gufi ftt^ i" 'é&firìti 4^ Orazio\ e ìir Fabio , 
fi ffòriatti\ t s^àffanhanct di* ritmart la Satira 
ÈàcUiàna netta Poefta dc'^Crfci , maudano ogni cofa 
foffbpra t *^àgginiité/diìdb f\ ^me dicr Piàtont , di 
Jfàà- » V *àS 1^ ^sh/é" dh 'Mn * fi - potere dggomìtolart , e 
mdfàffé^dà nok ne Hrtnvéttìre il handoiot. h di però 
kon poffofenza indignaxiànè leggérìé^ìò ^ che ejfi a 
tutto paflo affermano^ 'Bftl^k'i Svfo^e-^ Euripide ^ 
e atìrìhfiékUì Po&fì'de^Crejci ,' Satire i o come polgarh 
^eéfe^pfiéò^oifbW'y^^ Satyrt ^ avèt còmpofie i 

-IP che a aìumdfgtf*'aé^icbi[venne'iM mente di dii^e^ 
9 eòìt fàipo i^t '^f" ^oà puote' effèr più : perciotcbì 
la^GhH'tiontwr'^ particolarmente a quegli antichi 
fhn mfnó té Satitt de^ EamanP^ che le Catende Cr^ 



i') La Traduzione del Salrioi fu ftamp. t Anno 1728. 
i) Ariofto Fur- C, i, 
( j ) Lib. a» Cap. u 



\ 



ihe fumu fconofapte'. I ^oifiar^ ^^a^e^frpM^ 
tori fofo^tt àx^ìh .Satjra„ e Lm\Ì9 |o ^prji|[i«MH 
cpwpcvrretìij cosV faftOi> ^pcpaf^^pn t%i|Rajiii«fi din 
/jprcgfvolej e pefchi| |a ^';^V:a^oi|i(ìfc*i6»GhiWSn 
z<r nafcìin^nto daHa Satirica, de' ìG/oct) p 49Uft.^ 
gotica Commedia |de*medefia^ij, eo9|e,gtd|,abbiarv, 

me detto, egli prcfc moc;ìyo^iifarC:Ìft/«f(.^Ìr«i 

(If 'pripcipali Scrittori Greci r<jk^*%iit|<^ i Qqmtn^^m 

dU,.cjoè;(i) da Éupojli,, da, Gratinai. «i iz-At^i 

flofane , coinè a. noi toiegpò grazia f/^l .prà^rt 

pio di aoò -de* Aioì Sermoai . ^ yetuie-ppi ; 4<^o 

Lucilio la AefTò Orazio , Perfio , e |pi^ei^al<vft 

\ qu^Ii comTOfcro Satìfp cctt^^ t^tto ^ iuiio.^iift 

con. tutta la^cllez?à poetica |.e>o.oa,;^rA^ .filfli 

fofìci aryert increati ' \e fiancheggiar oiiq^ ii^Il^ ^^k 

cof» t per vero dii^ , confiÀi? U'ib^damentpvdei 

iatirico poetare: On.d* è j . cbe,/s',^gi?ooaoi;^^tifr: 

iàìflìmo ^o^oron jch^^Ji <{aaoQva^cr<^de{;e, ^gkfi il 

bello 4eila So^ra coofi9à««fl ,4ir. ipoaie d* altrui 

fon rgbtHpfa,» ed jnfólfui^e m^i^tj* : perciocché 

jchiunquc in quefta foggia coinppne » egU> h piU 

tolto un empio > inot!^yi^> t p.at4>omiflefole Paf- 

quino, che un utilr Pocm • cjon(ie.apptt«»!(<i,9ffec 

^ee il y^ra^oetaSa,^.rip9«V,fl5QMe^pr«puf'eiÀ di 

diftfuggcre il yiziò, .e pond^sigrateagU UpM- 

oì il buon • Nome. Dopo i. Latini ,poì gif (t^^iar 

ni non folp fatiricam^iMe contpQJTcì'o , m^ .(ecoQ^ 

do r pppenione ipia-^J». fopra^t»;(aronQ,i ppi^hi^ 

. io 1)00 fo ravvifarenel Lazio altro j che una (o* 

la fpecie di Satira, che io chiamo feria > laddo* 

(i) Lib.n Sat.4; a no 



.À 



fé in Italia non folo la feria fi riconóbbe j ma 
ilo' altra fpecìe altresì j che gìocofa appellare fi 
df e ; « che ciò fia vero , oel còrfo del mio ra- 
giODgrc fi farà a baftaivza laà^ifefto . Frattanto 
opn mi fi dica;» che le Satire d'Orazio fi deb*, 
iiofiacoafi derare nella fpezie del te giocofe; per- 
ciocché quantuaque egli giri la fua facirica ^fcr« 
2a ridendo » nulladimeno egli Io fa con un rifo , 
cliC' fé beo fi confiderà > egli è un irifo filofoficon 
accomipagnat4> epa xjuella urbanità ^ e gentilezza j 
•ch'era propria del cofiuraCi che iioriva ne* t«m- 
|)i politi di AiiguRo, ne' quali Orazio vivea; o 
però le fue Satire fooo più gentiJi, piane» e fa* 
icili > fenza perdere co^^^^koina f che diminw* 
^ca4a loro ferietà> e nobiltà , di quelle di Già- 
yenalc >^ ,^he rivea .ne* tempi di Domiziano ^ 
ne* quali l*afprezza^ de\cofiumi comiociò barba* 
vamente a fignoreggiare ; ond'è,, che nel com* 
pqrrcj fegiiitando e^li il cóftu^ne dell*ed^ fua ; 
xiteone una ferietà declamatoria » che del^ afpro 
Jha in fé fie^a , e dej toc i^ . £.1^ mi.fi dica 
ancorai che traili Epigrammi di Marziale, fé 
«e leggono alcuni, ì quali alla (pezi? della Sat;- 
xa giocoia : ii poifono ridurre^ in rig^ardo ad a(- 
cune gÌQQi{fici^ , che hi e^ fono /pairic^, goich^ 
la jipc^tfir^, (^^ijn i fi^, c^ il fplo ji 

^ prop^ip; f:arafrtere di qQei comppoinaenti ; e ol- 
tre a d^ò^fi d^ altre^ riflettere » che i fbllazze- 
. voli /p^eri folafnentq non poflbpo formare , e 
^^;Q{Uuiref[la Satìrf. ^co£i^ ma ad elfi aggiugne- 
. se indifpeafa^biloisote ii^ debbono le parole. 90^0* 

B ra. 



■M^BB^^B^^BB^k^alHakMAHà. ii^liii n i ■ari 



» 
t 



ri, che A hàtifra- Io»b'ìiI*ég^^^ gfctfflto^ ? 

e di ViVBcuìk;' )« quali cofe ; felle n«lte Ltegita 
nbltrà abbondano a maravigliai ^egK'atcéAnati: 
cómponimefnti di Marziale non fi vtddnb , fé* 
non molto 4'àre , e cfte non hédàho -^é ftife il' 
còmpommcnto giocofoì é c>ò addiviene ^ perchè^ 
Marti^le DOA ebbe mai in peniieró di compor-»' 
ré Epigrammi > ith« di natara fua fi potefTero riw 
durre alla Satira gioeofa ; e perchè ancora ìat 
Lingua Latina è fenza comparaziohk alcuna moU 
io pih icarfa, e maticheiFole di giocondi tdiotif- 
mij e dì ifollazzévoli motti i di quello che fii 
là Aòflra Litogua Tofcàiìfa * e- perciò itìi quèìhi 
Lingua non nuit £ l^gg^J^i dlrre alla Satira^^ria) 
<a Sàtira giocoA alla iio^ra fomigllàrtrc.tQtt?nd! 
è , the fé tra jgli Epigréinmi di Marziale ve né 
ila de^iatiridt / £ome ycr^stoietae ve ne bà^ che 
f<mo ra|KilIimè Sìafitìp> hcìh (peiìà'étìh Satiri 

feria ^ deono /btamentCi e fénza dubbio reru* 

»... ^ 

fcb, confiderai e : ^ tutto qUeflo , che finora he 
tletto di Marziale . intendo aterló détto altresì 
'dì Catullo f coitipbfitoré di Epigrammi > tolta vìa 
ià étfùotOi , U^^tzétìiRmb . £fercUamlofi adun- 
•q'ttc ì: «offri ^ofeiiWitìlà Safiraf ' fi ùgU\:trobò 
tifella ptìttìà fpe<Sè'f«hè è'Ià-'fti^ài^Daote A'U- 
ghiéri, il quale! ftt'l»'lfcù(òfc'- 'fecdfldfe fi pare* 
'rè di molti y della' Sama Italiana «.^è^ percib 
appelfato il PHòtìpè" Satirico i A itfòrfto'i Vinci- 
guerra , Ségrètanp>4<flJ!s; SerctJÌintÀa Repubbìrtìi 

di ?cnczia^ il quafé'prfnTO d*t>gói altto» cointi- 

pofc 



\ 



di.^Mtpni fentifnefUf» cactCo,. Jn ciò j che tìgnsa^ 

Ercole J^iuifrQgjM}L, JLui^ Alam^qnv.r Iacopo 
SÌ9l4aau, JUN'eaz<«( ^l^aplMa, Salvacor-Rora , :« 
li.kifnaaieflce Lod^xficQ Adì^nri , e jBeoedetrQ 
Meot^infi poa «Uff iB^Iù* ch^ di tutti ramine^ 
inorargli trailafciafiy^. < N.^IJ^ fecondar fpeziè , 
cioè ll^H4^^iocpf4<« Q0l¥i^/Ì9Co Franf;el^» Ber ni , 

Principi» 4i qneOa /fthWf*^» .4i< M\uw> j' f »*«>* 
«u.ofa , il Cafa ; iit^tppfti^» il Yarcl»»» il X**» 
/esr ii Caf«jraUv-f:d.4f)d9ÌtÀ altri r de* quali tue- 
dì fagicoare /a|[ebbf |)re(ec«meiite fijpcifluo . . 
. Avendo dimoftrffiiA ph* i, Greci n<w?. ?v«aoo 
Jft,&tif«r :««]h« f Rotnaoi fono i ttgyjkfoxì di 
jeflfi^r 9d A^ndo «o(s>ita r f<lcofl<^ il mio parare, 
fjMtts l;! divisone delle due Tpecie della: Satira 
•Y(ii)iafi« t darò a4e0b cominciameatcr 9, ragiona*, 
«re ; ietor^q ;^ eifa di pTPpofito. . 

Ffìioia d'^ognt altra cofa io dico» che la Sa- 
tira , obeTarà ^ompofìi dal Poeta. Oiftiano, che 
.è quanto dire da un buon Uomo» come^ppua* 
- to à neceffario , che fia.iJ Satiri (^a , e0er dee 
•modefia^ e rirpcttpAi; ctot^. priva di penderà, ^ 
idi ferole difon^fte , : e. fpegUatt aflTafta della dc>< 
:traziene dell* altrui iFttPa pome^ ìmdmdoCQÌQ , 
«che iella perfeguiti il vizio , come nel Proemio 
abbiamo già .acocsmato; poiché eib naa fola ri- 
gorofinm^nte « e con ^disia: (richiede^ la npftra 
Santa Reiigione» ma la buona economia poetica 
altresì ; ood' è , che Orazio dopo aver dato uq 

B 1 tal 



Il 

tal precetto; Volcbdone rendere la ragione ^ dìffci 

(i ) OffenduHtitr^n. quìbus tftcquuf , & pater ^ &ref; 

Nfc fi quid friSfi ekcrìs probat > & ntuis empier g 

JEquh accìpiunt anhnts ^^donantve aeranti. ^ 

£ Benedectó Menzini iotuOna alle orecohiei di 

chi deddera fatiricaniente comporre^ queUt vetiì«: 

(%) Non /• altrui famtt , e non fparcar h onore ^ 

Nelle Satire tae^ che da cartello ^ 

Non ì ih facro de Pìnth- almo furcfrt. - • ^ 

Ciò fia dMto per tra «gtne^ale 'predetto della S'iti 
tiFà non folàmente Italia na^r ma Latfoa altresì » tt 
del)' Italiana non ^fólo feria i' ma giÀcofa- ancorai 
D^fcerreremo ^étKo é\ quello » che è proprio 
folamen^t delF unayt^ 4*akk'a ipezie dell'-Italia- 
na ; Chiunqne vorrà 6oaiporrè Satire fiella^ n^ 
(Ira Lingua adopererà il Terzetto , e tiòn mai il 
verfo» fciolto; noii folaraente perchè hanno ufàto 
il TcFzcHo coloro ^ che fatirìcamente bene han- 
no compoiio ; ma perchè akrrs) la rima tende 
più àrmotiioro H componimenco^ « netla figura 
•del Terzetto fpecialmente, con un*^armonia pro- 
pria dì queflo genere di Poefie ; cnde ne addi- 
viene I che } petifierì del Poeta éeno , per dir 
cosi» viNati, e vadano c^^n^^piòr vemenza a ferì* 
te n vki<o ; laddove li. verfo Sciolto I fé «ot *^ 
^ addi»'* ««• ratte fopri*fl8ni^-j cori piìlr ptoei^^ 
"corfo cammina» € non racchiude per ordinafÌD 
in fé quella forza» e di quando in qujsndo qxie!- 

ìo fpiritOi che^i otcimaBi^nrfr ^-otaca > è neccfla- 



^ ; . • . . . i * • .'.:-* * 



rio 



( I ) Art- Poet. * 
(2) Art. Poet/Iib. 2. 



fio fpefle volte nella Satira. ; Agnolo Ftrenzuo^: 
la r U4ia de' buoni Scrittori di ooftta- Lingua p 
€Qmpo£c una Satira io; variò fcioltOfi la quale 6j 
Ugge tràll'altpe Cue Poefie-; e benché egirfiide; 
Iralorcfoe nella Comica , oiaHre della Sicira y co^ 
me ben ci dimoftraoole due Aie Commedie,, una^ 
ìn^itoJata 1 Lucidi, I^ altra La^ Trinuzia ^ oulla^t 
dimeno quella fua Satira^ avvengachè ella.abbia^ 
In^ fé moktfrj beile cafe, pròprie di lerv tuttavblU 
Utf perchè è difiefa in ve^ib 'A:ioltoiy/pi^ fembraii} 

• credoc j ehe^ fembresà a chiuoquje ha &orudf 
bucfD gitilo^;» fiacca:. ,« fpoffata ». e finalmente pm 
.i^a^ dì <|ueU' aria kl(iiceme<|Cff Àera> e ^rìl^ute^:^ 
che rè dovuta. Vuolfi dunque per mio avvi£a 
tìfàfr irTerzeuoìset comporre te rSs^iré :^ r egir 
il bef9 vero^y che ficconie i. Latici furono £blitt 

idi u fa re nella» Satira^ il tveXa e(ametror e nuIisU 
> dimeno fi fede i^ ^^uelFa lingua^ quatche* comp» 

• Mmentò Satirico; in drvertfot metro diftcib , co^ 
' me è quel l' Epigramma di> Catullo^ contra Gc£à» 
t^Ty che comincia con queflo verfo; 

jQ«/; bor pouft viàfre?' qftU foìpft ptitil^^^ 

*e come fono altri' £pigfamnii nel medèiimo Cah 

'tuHo'V ed in MatEiale' ancora ^ così «nel la no Ara 

lingu^'^é può 41^ re il Soeiettb>e laCa^sDone aU 

riesìXJma e attuar e d^al tra mxi fpno, a «mio 

gfudictio, così popr> delia S&tira , come è il. Ter- 

KZtiìQt beDchè anche- in f[uefte fpezle di compo» 

«nlmetf9i^edÌ4.m«tri.'£'.leggano Satire molto buo- 

*^ inèv^ Idile^^ dunqi^imoaifatà , chi componendo Sa- 

' ciré > ' tbtrà adoper^ire iJt Sene t so ^:; e la Canscone ; 

\ ma 



■X 



V 



\ 



ri 

ma de^ò ùltk H afloi laiàggidr ladè^ - e.pi^'^goii 
diaùofamente opererà esAuì , che uferà ìlTttifitÀ 
tò . Trovafi: ancora cìà * ha (adricainmEe fom^ 
pófto j adoperando .la ^rofa ,• come. Lueiatui 
60* fuoi Dialoghi , Pccron» Aibirro ,« Sooeca 
eolia iìia Apocoloclimtofi coocra Claudio loipe^ 
«atore ^ e Traiano Boccalmi co* Albi Ragguàgli 
di Paraà6)^ ma qaefit» e fofnigliaatt efenipi ooti 
debbono £iervire al Poeta Satirico d'UMfastoiNl 
giammai ^ ipQìchè le accemiaté^^ Opdre ftooToiio 
poetiche» le perchè ancora feoea il irerfo .Pocfia 
dar Qon ft'piibce i CKJismdia che adoperiftff^ fie«K> 
}e .>%are ^ e le immasìm pi&i leggiadre j ^ V^^ 

: Ragionai avendo ideile . ipexie de* Cooipobi-* 
turati» e de' Metiì i . co' quali fttodere fi può la 
•Satira Irafiiatia j ragion vuole / che io rivolga 
adaffo il cnìo dìfooifo alla Satira^ che io pr iole 
hm%9 «appèUo fetta » /ecoodo la mia divisone.. 
i«aSbciia feria eier dee.ecmie tioaFaocmUa, la 
quale nata^ ed allevata altresì traile halzi^ à^* 
Appentno, vei^a poi a menare fuoi giorni nel* 
M Cìttade in compagnia di oneìle Perfoo< % e 
qoiirà quello /pirico , che la natura le di^de f e 
dhe Fiàpiezza deJJuogOy ove ella nacque^ wz- 
eò rendette ^ e £iIvatieo i pc\Ii/cfl \ e aaggoisciU- 
fca ^ e con una certa aria cittadina gii dia » |>er 
oMÌdire» il cònniroo / in inaoìéra tafe pei^i 
xfaci ali'occaliune non 4 fcórdt difilli i>rig|ii0>.jCua9 
«e thìaro dimoAri , che ella tiene ancora. )dkl>fn9o- 
\c e del macigfiD . V^gliodire che: Alla, trai- 
la 



/ 



U Ibrià géfitHezka il Qtdi ^ a òtta, «vandaba l*oo^ 
caiioof» mcfcdt parole^ e moctì òoefii d^ t'tu) 
/jpcttofi I ma dì fraachezza i e di fierezza ancop* 
ra corredati ; e che fiefio di ima forza naturale j 
xna penetraotc inficine »:rjpieitt« Cosìi torào a 
dtre^ vorrei t ohe foflè la Satira feria >* cioè vói;^' 
rei, che ella aveife uno Aììe grave j luaiioofo g 
p geotilc ancora i e che tali foffcro eziandio i 
fienficri , che Ivaaìma fono di efia ; ma che 
tra' (medcfimi feofieri di quaodot in qoaódo ve 
ne fcEfiero fparfi alcuni j che avefleró ià fe».chl 
delhainaco^ chi del torvo , chi del rifeoctto 9 
chi del fiero > e che in tutti fiualmeote foffo 
quel fale fatìrico^ che è neccITario : i quali pea* 
£ert farà di meftiere^ cbeiieoo f {negati con. pa* 
xole proprie di loro , cioè acer^ , ed ^flrichc # 
ma non mai baiTcj. e tri viali • lUaftce efempi4 
di quel| che io dico ^ farà fempre Dante Alh 
^ieri ^ il quale , come già diffi » è còniuàc% 
mente tenuta per lo iinventoiè delia Satira^ Ifa« 
liana; alnieno. di quella ^ che {eriz appellafi . E 
certa co& ij che fenza ilare aàcitó ad éifamioari^ 
interamente la Tua Commedia^ il leggono per 
entro ad efla lakuni Cantr-t che fono SdlKjiine 
Satire,. Egli è beo vero » che io tton ioieodo 'd& 
4ipprovarei io eiQ il oomiàare ap«)ea«pabteie'Per^ 
ione ^ che macchlace etaaOf.^ilnicno àsoDdo lìt 
Tua fuppofizióne^ di quej vhji^ dji^ quali -egli 
prende a favellare ; p^dliè>nqILè c^òa^ia alk 
(GtilViaoa Carki « Ond* è ^ ehetìó cìòr non ilola- 
mente in.Dacite^ mà:Ì9.tnxtt;^i jftltrkSccictdfii 

anco- 



90cotaidi($jfpnvò > i qu^K ftcHe iorò Poefié {il\ 
tiriche trafcorfi fieno io qaedo errore ; purché 
eglino non favellino apertamente ^di^queile Perfo- 
ne, che mediante le lilorie :fono a chi che fi» : 
per inique^ ed einpi^i^ palefi i e note ; percioc«. 
che in qikcAi càfi veruna ingiurìa altrui non fi 
£i I ed è liberamente lecito ad ognuno il fervirfi 
di quelle notizie j che fono al Mondo tutto ma- 
nifeilc- Qoefta maniera di nominare: apertamente-^ 
te Perfone non piacque nà meno a' Gentili j .per- - 
ciocché i faggi A teniefi ^ v^eggendolà nella^ veleria ^ 
Commedia i prudentemente proibirono quefto 
coo^onimento^* ond'òi che allora ne nacque là 
Gomniedia, che appelloffi nuova. Ma per torna* 
re a difcorrere di quei G»nu della Goindiedia di 
Dante Alighieri, che io reputo efTere beiiidìme 
Satire, fi confideri pure ilGancoM9. dell'Inferno , 
e i& vedrà con quale fjpirico ^ é vemenza poetica, 
eglifi fcagli fui principio corjktra.i Simoniaci ^e* 
poi con che gitidiCfofa*efclaci|a£Ìone alla Divina 
Sapienza H volga» la iGi|^<fÌ2iar di lei dì belle ìoi 
di ornafi(k)«* fi vedrà altresì i come egQ con nata« 
ralezza, e con forza tnfieme di poetica fatirìca* 
eloquenza quelle pene, da* efib immagirìate>i de- 
feriva j ::le quali nel fuof Inferno tormentano ì5n 
molniàci: fi porrà altns^ confiderare» come mae- 
HreVolmente egli faccia dire ad uno di qbei Dan>- 
nati t'chr égli fià;' e per .«qual cagione foile neir 
eterna |irigiohe racchiufo; eanmiirabili fìnalmen* 
te faranno inai fenlpre gittdicati tutti quei vcrfi , 
che fona idal Ttittsto , ^ che comincia ' 

. Jo 






lo non'fo j [e ^ mi fui qui trópf^ folle, 
£00 alI'aUrOi che comincia^ 

i* credo ben , che al mìo Duca piaceffe \ 
perciocché in e Ili il Poeta con una forte maniera; 
e piena, dirò cpsì, di fiele con aloè mefcolato ^ 
va a quelbAnicha dannata gli acroci falli di lei 
rampognando; e or qua» or là adopra parole fie- 
re; ed afpre, e proprie de'fentimentì; e dove la 
bifogna Io vuole , lega i verfi con una commet- 
titura mafliccta > gagliarda , e degna del SacirU; 
co; ed alle volte ancor egli fcegUe alcune rime, 
come veramente di ^quando in quando deefi fare; 
tht ben ditnoftì^no ti torvo fpirito del Poetft ri- 
prenditore. 

' Non didimile I e forfè degno di maggiore at- 
tenzione ò il Canto a. dell* Inferno , deve il 
Poeta difcorrendo di coloro % che dannati fonò 
per avere ufato tradimento! fa comparire in ifce* 
»a il Conte Ugolino della Gh«rardefca> e Rug^ 
gieri Arcivefcovo dì Fifa. In -quefto Òiti ro cer- 
tamente maravigliofa è l'arte^.die adttfperata è 
dal noflro Dante nel flagellare non meno il Conr« 
tt Ugolino , che 1' Arcivefcovo Ruggieri > e gif 
^fleffi Pifani; perciocché in primojuògo avendo 
introdotto il Conte Ugolino a dir male deii* Ar« 
tivefcovÒ! fa che egli pa(S fotto iilensb )a cau- 
f a I per ta quale fu nella Torre ddla «feme rac- 
chiufò I cornc che fo£fe a baftansa nota y e pa- 
iefe. 

Tu dei faper, cb' i*fu •/ Conte Uiolìfioi 

E quegli" Auìvejcovo Ruggieri: ; . ^ 

C Or 



r8 

Or ti 4ifò , p^nb^ ? fon iat vicino r 
Cbf per /• effetto dp^ fuo* ma' pinfifri$. , "; 

Fidandomi 4i itti, io foffi frefo^, . , 

E pofcia morto, dir no» f mf^ìjeri. - 

. Però quei^ che non puoi avere intefo%, . ^ 

Cioè comt la Morte mia fu cruda $, 
Udirai , / faprai j ff m^ h4 Qfftfo • 
Col qual /ilenziai per vero dire j Oaote percuo« ^ 
te da Maeflro» e fieramente il Conte Ugolino; 
perctocxhè l'inimico , i:he fioa vuol dir cpfa, al-r 
ciioa del proprio fallo, rina tuti4) per la rabbia, 
trabdycca in £ar pakfe il peccato dell*a)tro ne» 
snioo^ dinooftra chiara mente , che non è mea 
degno di ripren/ione , e di gziUgo il proprio er- 
tixtc la /ecoado luogo poi giudiEiofa mente fa i 
ihe ih Conte dica mal dell* Arcivefcovo j tf.de' 
Ptfani ^ poiché chiuni^ue ^è ilato tradito j e bar* 
baranaenrc maltratcato , Xenza rite^oo^ m rifper* 
tfi| li beranoejDte, parlar à^ il tutto dìfcopreado di 
chi 1* ha tradito , e maltrattato^ In terao luo* 
go aacora bdlo, e aiaedrevole moltcr^b Q«|el ri* 
votgetli con irfclamazioae contra alla Città di Pi* 
fa, ed ivi talmente proprio ^ che feinza ^Hb affai 
meno di bellezza avrebbe avuto jqueflo Canto • 
Ma iSe jotticno h 1* arti£iio del Poeta nella difpo^ 
•fiatofiè della materia.» noti è metìp lau (labile 
oeUa pcèpf ièfÀ » e Icekiezaa. de* peo£cri i nella 
ibfza». ed evìdeate efpreiSone delle parole ^ neU 
la architettura de» verfi , e nell'ufo delle rime, 
le qqaU cpte in quéfto Canto Amo tiitie c< s) 
proprie della Satira^ che ^nuUa più. 

3 * A ba. 



1^ 

A bàdanxa credo » cbe fia l'avere confiderà* 
ti 9 fenza far parole di molcì alcii , * fileni du€- 
Ganci ^ell' Infèrno di Dante , per far vedere ,- 
che egli pud (icuramente effere fcelco per egre^: 
gio^ e prtnfio maeftro della ot cinta manièra da' 
ufarfi nefia Satira Italiana , che" io chiamo fe- 
ria . Dance A lighte^ri adunque fi legga dal ( Sa ti* 
fico Italiana Poeca / e atteflcai«yenfte \i legga t^e^ 
con cSó ìm fi conili , ed in e^o faccia^ Tue 'ru 
fleffiow, e tuffa vi fi int'€fnf; poiché egfr cosi. 
àcquiit^rà tutto ciò , che fa di meftiere per or* 
timameote fatireggìare . Adeffo, che io ho fat- 
to li caràttere* di come e(Ier dee la feria Icaliaoa* 
Satira , ed ho moftrato fu quato Autore dee far- 
profifto chiunque penda in e(£a a comporre ; 
prima di pa(fare t ragionare dell^ altra Tpezie 
delta Satira » mi fermerò a difcorrere fuFIa nia- 
niera del fatireggìare, fé notti di tutti , almeno 
dì alcuni t'^oeei Satirici , che feriamente hanno: 
compollo, per ifco^prire coloro ^i quali/ fé nòti 
altro, almeno a mio giudizio, hanno bene poe- 
ìztoi acciocché dopo Dame I che il Maefiro ef« 
fer éee f Veder fi péttk, fé fu r eomponi^menct 
di akri'fisi da fare ftttdio'^ per faecogtieret , coi 
me da diverfl campì, di pt^ziofc^ Aucto aoauber« 
tofa raccolta^ 

In primo luogo mi fi fa d' avanti Lodovico 
Arioffb , H quale i per levitare 1' ordine de* 
tempi, dòpo Dante", dA me è confi derato per 
Io primo Poeta SaifirìccP, che abbia l'Itialiana 
favella; perciocchò , bcrichè egli ooà abbia/'MflA 

C A le 



ri — ■ .j<f .. ■ ■ f 



20 

I« fuc Satird^ quella ^robfiftezza ^ che fi ammira 
io Dante, nuUadimeno una facilità molto òpbile 
avendo, /e una certa grazia naturale^ ed un cer- 
to brio» di Tale afperfo sì, ma non di Tale afiac^ 
to nero in quei fuoi componimenti adoperando , 
ben fi riconofce ^ che egli ottimamente rappre* 
fonta , ed efprime la maniera , che nella. Satira. 
Idafina usò Orazio , il quale forfè meglip degli 
altri X4acini fece rifpleQdere ne' Tuoi SermQtù I' a- 
ria^ j e la figura della Commedia . Dietro alU 
Ariodo fé ne va Ercole Bentivoglio , . che fé 
nel Satirico poetare non lo uguagliò , non. gli 
è, però molto difcoflo . Merita altresì tra J: Sa- 
tirici It)ogo diftinto Luigi Alamanni » celebre , 
e gentil Poeta ; ma. quantunque le fue Satire 
laudabili fieno per la bellezza degli argomenti » 
e|;per^ la nobiltà de' penfieri , io. le giudico 
tiiroppo f9((enute A e ^i fiile troppo Sublime ; 
perciocché la SatiTa, berichè fecondo la mia du 
Vifione ,. di cara||:tere ferip., non ha- da muove- 
re ì fuoi paffi alja foggia dell'Epica, della Tra- 
gica, e della Lirica , come fembra ^ che nello 
]B ile facciano,, (fi pqn ìn^tutto, alnneno; in, bidona 
pajtp^Xe Satirj? 4eil' AJaniapi ; cna h^ d^^^ver^ 
una certa (ejtii] foOexmie^a p che mefcpJata &z 
altresì colla Comica giocondità • Di maggior 
lodev.fe' ib non erro , ffon degne le Satire d'i 
Jfc;opo Soldati ,rSeparpr Fiprf tijtino , Po^^a cele* 
V$# non meno :^ che Oratpr/? ^' e 'fé uri giorno 
quèdi^fue patire fofleropubbHpgite^per' mezzo 
d^e fl9jp[Ype I tutta la^^^pubblica Letteraria 

':'■ r * ' per 



i«*< 



li 

per tifto de* raigliori Satirici Io conlidererebbe ; 
Uddove. adelFo quella gìuftiz^ia gli è readuca. da. 
pochi j che hanno la force di leggerle mano*. 
fcri«e> Del merito di quello valeotuóroo favjel- 
krà .l*£ruditì(fimo Abate Salviao Salvini (i^ ne^: 
PmJIì : pQf^lùlari dell* Accademia Fiorenciea, 
fcriccii e, iìdtQ da fCTot con fomnia felicitati e. 
di fceUaièrudi^iooe rij^iepi i ì qiiali /lampandofi»; 
mentre :io qjieflti.cofe^ fcriv^o i fono day turqtgii^ 
amatori delle :buQ(ie . }i|ctere eoo grao ilefider ki* 
afpettati. Bella altresì- è h celebre Satira di Lo«i 
renzo Azzcilino » e, per Jà invenzione > e per la. 
difpoGzioneii « per lopatiole» fé oonriortiiote*»' 
ramente», e robude i ^va^ he- almebo »; & priorie ,i 
e per II penfieti finalqjeote leggiadri ^ e frii^zan* 
ti ; e fé elU nella, Jinguja foifodi politezza un 
poco più ornata j molto più bella farebbe. Lfi 
hsitìi^ poi di Salvator Rofa> fé io debbo fcopri- 
^re Jiberantente il.mio feniimelntq , .iìccoioe neUa 
Jidgua foQo di gran lunga, inferiori alla &tìiià 
.dell' 4zzolino j perciocché elleno fono affatto 
ti:«atrbare i così né menò le fono da comparare ib 
molt^. altre cpfe ^ che in quella \ fi, fcorgono» fi 
*bell0» e, bucane; e perciò io noi», maiale propoc- 
-Eeij:: benché e^eno abbraaò le l0ro proprie bei- 
Jezzr^ per efecnplare 4 chi defidera di bene» e 
lodevolmente fatireggiare • Ma foddìsfazione 
maggiore dì quella j ch^ prpvanQ nelle. SAtire di 
Salvator Rofa 1 credo io » che per avventura 

•'•. ..:•): » ^- - ' avt'eb* 

> 

(i)JFi^ Conf(pI«ri. dell' Accaicie mia Fiorentina f»rono 
ftampati in Firenze Tanno, 2717. .: : 



^Ma^^ta 



21 - 

avrebbero i Letterati i fé fi nampaflTeroìe ddiei^: 
te infieme, e foni (i) Satire di Lodovìco^ Adinia»' 
ri^ che ancora manofcricce fi conrervano. 

Tempo è ormai , che io faccia qualche parola 
iivcoroo a Beoedetto Menzìnr Fioreotime , oobtw 
lifiima ceri ameoee , e maravigttof a Poeta ^ come 
apparifce per tante » e tante Tue opere » pabbli- 
cate per mezzo delle (lampe ^ e di altiffimi ped* 
iteri > o di Crrftiana fnorate ripiene, e eocife in 
breve vie pìil apparirà per la nuova edì^ioiie , 
che il Dottor Franceico del Teglia, Pfòf«(!bre 
di Filofofla Morale nello Studia di Firenze fua 
Patria \ va preparando , con unire iofieme allo 
Opene già pubbiicat ey le altre manofcritte anco« 
la^ le quali 'dal Menzinr , che il fa pere V o;la 
fedeltà di Ic|ì ottrmameate cooofcea ^ gir farooa 
Del fuo te lamento lafctate. ' 

- j^la per ragionare intorno alle cofe dr fien0> 
ideito Mcnzini » che proprie fono dì quefld mior 
Trattato r i^ dico^ che fé oltre jafia edizione det« 
<}* altre fue Opere i così fperaie fi potefie ta pub- 
fblicazione delle (i) Satire ^ fi può credere j. ctie 
con' applaufo grande elleno ricevutie farebbero iha 
«tutti gli -amatori delle Tofc^ne lettere.- L%'c9^ 
'gkine poi >\pcr }a quale fiampate fór^>^ trofia & ^* 
4d ranno queAe Satire » io giudico y che da^ <^ì^ 
:proceder poflai e perchè iì Menzini negii utifimi 
anai di fua vira difapprovò fi>Iaf»ente akubi\tiM« 
.:■: •".; - , '^. . . ì , -■ . , •■ ghà '. 

(t) Le Satire dell' Adimari furono Rampate ia Ara- 
flerdam l'Anno lyió. 

C%) Le Sfturt del Merini fa reno |)ci (iadipatc io Am« 
fterdam r Anno 1718. 



gVi "^elle neiefime^ e perchè rpécialftitfnte vi è 
ibita t chi troppo maliziofatncare > e ingiufta- 
nitoce ha ardito d* iofterpetrare t finti nomi> per 
evtro ad effe adoperati dall! Autore.» Cecondd^ 
rdofegnaoieniQ» ehe ^li diede nella Aia C^) ^'^^ 
te Poetica. £gU è ben vero» che rcmpe. elleno 
fono fiate t^rnute da i Letterati ia quella efti«^ 
inazione» e in quel Conto, che loro dovuto era» 
come^tra mol^i aùri batioo fatta Franccfco Re- 
di^ Gio; MaHo CrefcimbeQi ^ Giufeppe PaoIuc* 
ci 9 gli eruaìtiflimi Gioioalifli di Venezia , e 
fioalqoénte Paolo Falconieri > al quale il Metzi* 
ni donò il proprio originale » di molte correzio- 
ni, e mutazioni arricchito; e perciò bencbètmol- 
tiflimì ùcao quegli , che hanno quefte Satire » 
pochi le avraono in fucila maniera» che ultima» 
gncnte V Autore ridotte I' avea . Oca adunque 
perchè quegli belJìinmi coAponìmeoti non fono 
per, éfTere Campati » crederò di far CofsL grata a 
chiuoque annra le buone lettere , riportando qui 
il principio con alquanti Verii appi^flo^ di lina 
Satitaj nella quale il Menzini riprende quei No« 
biliiJ quali ^ privi di iapere i « nemicif della 
Virtù t non hanno altro di buonoi che il poter 
dire eflcte egUno 

(2) tiipàU^ .0 Piglio Ài cttaì VMhnte. 
£ da quefio pkeolfx faggio delle Satire del Men. 
zini^ giudico » (Che il Leggitore conoscerà chia« 
lamento^ che egli nella Satira Tupeib tutti gli al- 

(2 ) Dante Canz. nobil. 



%4: 

tA Satirici P^ti , clie fiorlronòi ào'pàf* Ddùbe ^i : 
atie gloriofe vefligie del qua^Ie mQlro; e tnolco^ & 
accodò col fuo fòrtei e fablrme ingegno; ie per- 
chè egli avea (ìudìato fixUa Di\^ina Coiìsmedia ' 
del'grandci Alighieri , beri fi vede in quefte fue*^ 
ffttiriche^ ftoeiTe Io fpirito Dahrcfco ^ e forfè àa^ 
qualche parte raggentHiifo,' cóme a badanza ap« 
parifce da' fegueoti ruoi verfi. 

Sgobiia I fé nei popìaftì h tengo in zeccai - * 
0$ tkiinnko^ féi^gno , e d' ir^ accèfo * ^> 

* Il tuo^fguardo' fuf erba fili Pilucca % i> 

' Dlmniì\ t'ho forfè in quahbe fatte ofefo^ 
E della Nobiltà tubato tin J^arto^ 
' Che neW albero tuo fi vi^de appefo ? 
• £e quell^onor y abe in' tortdfia cotnpartOf 
Lo pimi oblfga^ion' da farne un piato i . 
dia tu non fai fer Wie ^ Sgabbia ^ io ti fcaì^o^ 
Mon fai le mie primìzie? e cb' io fon nato 
Degi^ Intarlati} Bb iì , Signore , io follò ^ . 
E fo^ cbe alcttn non 'ti- verrebbe allato.' 
' So > che inMtichità tn/eì giàftvllù\, 
E'fiù nella Virtude; e mértefefli t • • 
Per mille tue beli* opre ^ in ffpnte il bollo ^ 
i Or potrebbe effer mai ^ the donde avefli 
L* orìgin tua , pur al medef^o tronco 
Un* altro- Giardimier^ fweffi ^nnefiì^\ i 
ÌS che V defiinorattrjippko^erjhmnrcoi (- 
Per metter foi ila Nohilrà'Jn, derifo^: t 
A Non ^dùpraff^ ad ^efìirpartì un n>nc^^ ? 

Or venga il Porta , e guardi un pò nel vìfo > 
Se a qualcbe jcùntrafjegno egli difcerna f ; , 



» / 



.1. 



E«HM^ 



i 



) 



7/ etfa vili di laflardme ìnttìfol 
Sp/tw/eron gli Avi » comt fmct eterna 
In canehìahfo^ d^nof oggi r 'Nipi^fl ^ 
H$» fa^y^iè n^eii^ d" un * eoefio a p^^vttlAi 
A ^tbe mhfirw di man dét Buénanati ; "^ 
Vn tefcbio fen^a nafo^ un tronco iujh^ 
E i chiari fpirti alta Vèrtè devoti ì ^^ 
Ko»ì creder ' gù » \ ohe V Setolo ^ hetnjlo ^^ 
Faccia in Je fi don dar la maràvìgUà - 
Lt^Elmi^ eCèhiaàde, # é^attro^ Onore Mgu]lo f 
Efeloirediiobìmè^quai nehhìa impiglia 
Il povero tsio ^uore \ ahimè > ^nal gelo 
"D^ ignorifn^a $i fpr^mga al ver le ciglia ! > 
Sttwi fiolte:(Xa il wm worato ^elo • 

£diOf l'ir/^^ in te ^ trarrei per terra 
£ StattéCf -e J^roA^i ^ e ogni dipinto velo*^ 
Che^ e' par per Dk>i che una razzaccia sghcrra 
If retenda /oJ c^f^/uoi 'Cofiumi indegni ~ 
-ri 'Màover al^ valor prifco ignohH guerra. 
- - Cantati par \ degVci AvH^ Hkfifi ,t^ e degni , : ^ 

vE^vanne pèttorMo'i al Popolaccio ^ r • 
S3ÌMefle tue fate / me tu non impregni . 
f iMa.pur fon <Mentilupmo^ esporto al hraccio 
i > Un, hi manigfmd^maifìe ^mPtoìlghrno * » ♦ 
A un fudìdo Lacchè doj^u^lfhr ìmptécìò l - 1 
- Son .GtÀdttomOf ^^ va imj-rariozt^ atnmW^' l 
i Coinandoi e ^o del, becco ^ edelrtéJildo t 
Al Stayer y fefdtardiamt ritorno^ ^^ 
Tu Gentiluomo] Oh mìo polmon fia pak^< 
. ' r y Ali -parlar rdl coftuir t da ^al\véna. ' 
Sorg/erì» te Jjpìrtoi generosi e caldai 

D Sap^ 



sappi , ^$^ h'co^fi 'élld Sci%zff^' i»»'#*,*f 't 

Dove ^PHk0rff .^^1 m9. pÀf i . fh attitiiJbi ;% 

Df mmfrJa, ff/fi9f4 imuiac fsbHuw^^ \ ' 

Vuoi tM i ^ Qit*pynù an^ di fi mette ... 

E (ke nf. f merde ««' Bf^a OpereU*ì:\ 
* "Fwgi i tb*io f«irr4 m pia àemtia, JaàlHa', 
::M tjm>&t M pia feoffefs'arritU lutila; 7. 
Pereto ti par ^ eée^oMtAdeJt^étóiaì 
Or. n^ [mì ttt , sb'éJfeet a tal frrgi» t* alt» 
Un SoldataecÌA ,. tbei alU 'Patria rìeৠ\ 

Ckf ^fiprfff in piaggiar /pir^ler fa F^dc ^ 
M farfi dfU^MkfMlffartfier ^^//^^oi 
£ cariar fpt§a ^ RtìigìMt \ / fcdc'i t€a . 

Beo .loteuti^j y'\L^ i|iqa mensione di Bene* 
detto 14t9|LÌfù «i e, ^jMfdbèl Ifc okjartcrk ^ dt oui' >a- 
gioAo ^ Jo liebìè^àr^ ^ per /egna aaccka di 
gratiru/tf ne verfo quello V^leotuomo » rJ quale 
alpuflt Aooi avaotì 9\c]^e egli abdaffe adorna % 
dovendiàioiò >coa fQmflBià^eflimazioQe»^^' dimori 
nellv Annoi f 704^ ^coo ilo^orÀ grande dì turri i 
\jt\m9A p ^% io* coooicrvaiia^ proftisò» '^Ucf^ 
fé ift: Prato \iiiiaì Patria ^Ustanicà 9 o Reaorica 
alla GìoffcntiL di *. efla coit fix^olaf e Ofofitco della 

Sarà ^^botQ^um/SL 9 {e ììo\mifn érrov i'ftv^^c ^^^ 
adeffo r^ohato Wra 14^^ oiaggioi' jkàrce, di que« 

* VI ■ gli 



if 

gli Scrittori Satìrici/ che io giudico degni di cA 
fe^ bene confiderati dà tutti colóro, che pi^o* 
dbfib ìi'conipórre eoo leria maniera le Satire: e 
però ftrà d|^nie(liere ji ch^'io adelTo' ^on^ fine 
a qucda prima Parte , e paHì alla fecoada « nel- 
la 'quale r>£iooer(». dU quella Tpezìe di Sacift , 
che da me fgno appellate. Giocofe. 



D 1 DEL. 



2S 






DELLA SATLRA 



f ' < - '^ 



I T A L I A N A 



t » 



P 



A R T M S E C O J^ D A 

, . • ....... - ". ■ . > 

ER maggior iìluftrazìooe della Giocofà 
Satira ItaJìana oon farà dìfconvenevo-* 
le il confiderare del faeiréggiare I* ori« 

gìoe I come fui priocipio della Prima 

Parte ho promeiTo di fare » e poi a' principi del- 
la noftra Giocofa Satira difceodere , e quindi gli 
avanzamenti di efTa, e la perfezione dimoftrare: 
la qual cofa &tta inm^lto^c^ì diflintameiite in* 
torno alla S^tifa » che Seria iÒ «chiamo » perchè 
ella è io ti^tto fomigliante alla Satira de'Latioi» 
non avendo eglino altro j che la Acfla fpezie di 
Satira» ci<^ 1^ Seria ^ e perchè ancora la Gioco* 
fa Satira ìràlWoà ^^ affatto ùoftì^^^ a ninna al* 
tra lingua coniane ; ond' è^ chej^gìon volfva » 
che io mi faceffi più. da alto à^ ragionare di efla; 
e prima di dar cominciamento » io non credo » 
che vi farà alcuno^ cui non fia per foddisfare il 
nominare to Satira Giocofa quella fpezie di Poe-* 
fia» che appellai! altrimenti Bernefca; poiché fé 
bene fi confiderà » ella è veramente Satira » e co* 
me tale la confiderò ancora Gabbriello Simeo- 
ni» Fiorentino I il quale» a molti fuoi Capitoli 
lavorati fulla maniera del Berni» diede il nome 
di Sathf alla Bernefca » le quali dedicate ad Ar- 

• r^rci r n rigo 



%9 
rito Sicottdo Rè di Ff ància , furono ftàn.paW. 
kr Torino per Martino .Ciayotto l'anno 1549.. 
lo 4.' ed è Gìc<»fftAÌtrirì;io,r.gqardo aU^-miatc. 

tocvoU.,cji'P>c»i**.^J<? parole fi^'^^» J^ 

%LàJv e perciò ^^^^^'^^-^^^^iJ^^J'^ì^. 
Nelli Sanefc» dcl.^uaje fi leggono ^^^^^'J^^: 
to nome ^i A]i>di:c» d,a Berg^pao. mpltilpapitul* 

^^r? Kifleffo che dire Satiro Qiocofe . M» 
L'L»o purf *;^^^ .. aifcorrcr, della Qiocofa 
StiTtr È-cofa* natiyralc all' poijio prendere il 

detto odftill Ocwipo^eiJie ,W4»o « ^^ ^^^ J* 
fùa iooobbedicnaa', cagifioc , e forgeote. delle 90^ 

ire «riferie, che colla é^ticarC^^olf udore prò- 



cacciate.'^ dpye, ilJoftcìtfapi^W di fua yxtz: 

iirf«i«rat)il»ent<fei<i:;n»fe ti^ii dif^epleq;i da offa 
Ai^>raflàtte«fi;,:«.»liapiK»;f<»^f» ^ «^^^ 
«ulJadimcno perchè, come dic«il provcrbiQ. l'ar. 
co feinpte tefo fi.fpe^za, PcceOaria cpfa è frap. 
porre qualchcifoltìcvot, = dare quaMie /otta alle 

,'itoftri6 etiche... e a* oofljrl ;aif%nm .c<^ giocufo , t 
:wceyj»Ie <ò«y«fare , e co'.lcgB'^dn ttwtj , 9 
Joll* allegria; le ^uali cpfe Quando con Criftiana 
mPdcraaione , e ,gii»fteMa fi. praticano proprie 
-folio ppcpra degli .^omp^ S^W ^^ ^ì'ctn 
vuiì ,■ « di Accitll IWctaW^Watm^t^v'gluifitoa 



1 



i 



»o ■ 



\{ 



fé 

de* noUri éb)-|M ì t )jèrÀh' ìù SpUììté' Sifttd fleti 
1* Ecclefiafté et àtninofiiifce ^ inÌegtiftti(foéi , che 
tj^ttt cé6i he il ftto téinfyo^ OmUìà tftàpns hàhMS 
e ciié ttm^ ^ da làgHaiàodt eettip^^ 4at ridort ^ 
tèmpo è da piangdrt * rtoipa d da' faltare f TVdtì 

& ftmpttt fMÌtaudi, Quindi è , che eflfetido titctC* 
farla per. lo mstntiaimtatty <ie*tio(lff corpi ti 
giooofifà i là pÌM^wolttz^ ■; ' e l'^Ktegtla X «pieliti 
fMr6> che i pnèfta » ètt tt <]>ì(INIqo VMiid diée& 
t^dle >dfr nonr fi ^rà » che ella éliéiioon'fit 
màtvtàìé , Oi ' ds t{ttéà» (Irétra ìiomicr ^ • oiie h« 
eoo ciTo hOt iii tectzia I t la ' pi«ic»vofezea ^ otf 

*ac^e-pk:é4!b tutte le <%otiv e Nazioni V e f^« 
«alftieate preflb «]iletlc , the QOo fdRNio <* aè 
i«iK>fduer e baiare > tta pulite ,:«gè«itfii « iì 
fàm, « «iélébraf^ fcftei» é tratteailiteoti per fbU 
Kefo dalle fatldiey e da'dira^t ^' ette (^i-Uòmi» 
ai« 4fafebeduadifécoado là prdpfla 4siitìd{^tie i 
debboOo • lieóeffiiiriatneote: tùtìktir^^ ti > 46d • (è- ^ieft« 
fede > éà io qùéfti tràMenioieiit)! iC lìiereotirè t 
poeìciei tràctenimenci, ed il caéio, ftt itaa «dèlie 
principali cofe > che fi fìoefltero ; Odd* è.'cfa» 
«lef; pnmli liiiCèHttedti idi v<{uefte 'fede' ptiaflì» oc. 
fchcoUil À)|^Ofo , « N^itiooe ,• %nedl«URt i'itlis. 
gria^ o ti teblbo,-ctié iOvicai«t|t(afiad^^«rot-^<- 
«a Sibeità, eràoo quelle Poefie ^i aht^ i è 4i 
lalr. ripieoé, |)iiaéevofi, « fmogent^ ,t e che- iPmllo- 
gria» ieè rift|JriA^«|l§a¥ttff«:,iiei'H fcillauo opiai. 
cori«iaii»,i ''è' ftefé' àhtlie iclgib(««tMb :ìI1 «bcreg* 
giuidaio idi quelle' iMAMiiV4iiiori^d:ik»i|aali «da* 

mede- 



me^^li^ f»|i', r d»*mc4e(!fm ns^tti firaoo riffe. 
g1iace,.« poiiofll^^i). Per U qnat cpfa beo vi 
«fc(M^I|IPg»:<|»#i jPff «'f Ari<< hA <ti Orazio oellf 
B«fti«i.<» É*ftM9'/«wrfr(DtpQÌ 4el teoipp, d^i qupr 
fti i^tifii ^)ftpp!9ivaiM>{i %ti j> ^ ^operati ppr 
fTAggiare allip^iii, Q^Ue pia(;9vo|i , e ^iocofe fé* 
0«* a «II* fi pcMi^l^i? cwoa ^o^i rp*?i, che nò^ 
«t>ÌM»;«>rìgme pseflj».i.C>rf«Ìj4<^JI Ss|tirU:9 ?9efia^ 
«; iWKffc» i Rwwwi. la 3a^r§i; percioccliè )) Sati- 
TÌe».;Pfl[rtia .«l^fìrecf 4* q^^Ijf rag^paiJ^.e, e 4a; 
quette M«$cl^« gli. àA(icI^il|Sini Mortali .furono. 
vii 4i iS^re ^<ig9U:S^^o\tp delle biedp, edel ?h 
•0 » |l9r pwnderi? fefpir« poli* foUaz«c?»fIo gt^. 
<àn4i^,4allc; ft)/&r«^whe ,. ricoopfc^ fup Qtr 
6;iaKi|f«fj «4 :J1 pripM» >:' <:he tra/jportafle daU' 
Egtt(9 Aplla Qrf^ia'fali f) fatte fede fu Melao». 
p*, «4? «ffA, prinif 4eir Olimpiadi,, G.wia^er9n 
v%9fk gii -jMni, <:o<Be di tutto ciò afr<;ra]anQ JSrft 
d«t«t C^4or<) ,$iici]ia90 , e Plutarco ove tratta 
4'<i<ìde.t: e4 Ofirìdf . .Ig là Satira Romana * fcoi* 
fApfidqrafe pre fjB^tem^ote tiitte )e muta^iooi, aj^ 
le jqtiall oc i<pnmt fubi tempi ella fu foggetta» 
poiché io g.Ì!94ico ici& eifere adeflb fitor di propc^ 
§t«i.n%^iie.jcercame«te da quei qaocri. gii^llar^ 

£ihi,,che ipfUp Éffte„pr*trioofi, ,c .neije -fqjpnwi^l 
4te* R0fi)a'^x: ^4 ?l)cbe qelle più aoticiiSf .ft folent 
M» ooQ. libertà op.n m^o di aoiino, che di lingoi^ 
dar fuori , e fpju-ger dal Popolo .tripu4iaate; ppery 
«id.difCe M.ar;(igle, «Mireodo ngp%r4a a q<lpft9C0i 
fluni© 4e* J^off^ijj , < . Ci*»; 

(ry Angelus PoHtian. Pneled. ia Perfian» 
fa ) Ifaac. Cafaub. loc. eie. 



/ 



(^t) Confaèvere jòcof vefiri quoquf férrt trìuinphll ^ 

Matcrìdm diSfh ntc fudei >^r Dkctnt . . - ^ 
Della qual cofa' uno éfempto D64il>b§^itild ifl^^ftMi^^ 
verfi, che id otì triòitfo;di*Cèfaf)e<è<i^àÀà dalì^^ì 
pblòcontra \t ftefTo èob 'àUa i^»è«^^^tÀìobiat!i ; ' 
' Ecce Céefarnunc trmmpbat ^ qttì fètè£ìt'GaUiàs . 
< Nìcometits non trìum^dt\ qui fiiiSfgik Xj\ifd¥C0i'^^ 
Non aìtrìfkietitt addì i^nné\^ella<^^ 
Italiana; perciocché •Te tioj yogtiafmo 4;oQfi4biiare^ 
i primi» e roÈzHIinii pfjckfipf d4^Ì!a, 'vcdriJiwo^x 
che per chianniare aila gtòéondìtà'i^ alhkltógri^^ 
gTi Uommì ^ ^nc^e ne* più amichi tem^ della' 
ftoftra Poéiia j coiniòtì^ ad iifai^fif; ^d Amomar 
Piicd Fiorentino' ,• e it^taneò dd PetfaMa , ^ 
uno di quei pochi ,**hc meg^o dcjgH àJtfhfi Ù 
adoper5 ^ come <!oriofcér fi puofó Mila Ratttolta 
de^ Poeti antichi fatta da Leone Alte cci £ Ma 
le poi Dòì voglianno confiderà re i prinSi *a.vaNMta« 
frieriri,*che rendendofi f^tó heHa , fece la ^Gioco^ 
^a Satira ffafianà \ •poiché bella/ ^ftia^ Qri|ioè ^ 
cóme Ilo accennato /^eJIa èfa Tòzzìffirtia' , e dar 
averli in poco pregio; e^ (e dopo :i aprimi araa* 
carneo ti dì lei confidefiatno altresì q»e^lò (latodi 
|fcrfeziénc j^ a! qwàle cHa fiaàlflh^n^c penrenoe ^ 
ti € farà chiarairienfe nifitoifefta ^ allegria ; ìé 
fefte , è i\ fòlfazzó aver daifó^itfofito alla^ b^ltó* 
za , e alla perfezione idi Jet-. £'^ ^er prova di 
t}ael> che io dicòi tràlafciaodo la riii^uttf ùffK^ 
n^^zkioef'di-tàt<a4ttenipo-trapaffd*o^,*nel quale 
jGa sfiorirà la nofira Poefia , iioh "elTèi^d^ cìb^ iie^ 

fi^ Lib. I, Epig y* .. .. i 



j 



3 r 

ceÌTarid/Viftettiamb pure al fecola (feclmoquio* 
tÓ3 quandi^ Hireva II Magnifico LcKtnzo éé^Me^^ 
dtè^/àÙ^^}^i BÌfti ipt^ttìBM^'k getierofa'tb«m«> 
£géi»za ' ddbbiini»ì9t ^iforgitnéotè ielle buone- 
Lettere f CtìH tìttchéy e'L'atinei confieToircane*^ 
Ih quéftò tenipo nella Città di Firenze r madre 
della pura , -e pulita Tofcada favella , e nido dv 
begl^ Ingegnf^ ii comfcifeiArooo.a fare alcune ma*- 
fcherate i e p»u<bbHche £e^e^^ che ora> ttfta còfa»* 
ota un* altra rapprefenta^ano^ ed io tali occa*^ 
fioni il andava cantando alcuni componimenti 
poetici y pieni non meno di proverbi ^ di motti ^ 
é di fali fatirici , che di una cerea libertà / ki 
quale ^ per vero dire ^ era troppo Ucetizrofa ; e 
perciò eglino a^veaoo^qualcfae foraiglianza co* ver* 
fi Fefcennifii/ 0i quelli ^ fatti componimenti i 
a^ q^ali fu dato il «nome dìCaMì CarnafcUlefcbi^ 
per edere flati -compoflì i e cantati nel tempo 
del Oat^nafciale^ ovvero del Carnevale» i>é f o fat* 
ta ùtìa ' raccolta da A*nto>ofrance£co Grazzini, ap^ 
peliìjito comunemente il Lafcai e fu ftampata io 
Firenze ì" anno 1559/ nel qual tempo ancora fé 
ne manteneva il coflutne. Or quefii Canti Garna- 
icia)efchi| fatti per ifit rat tenera 'allegrameocè iji 
Popolò 'j' io gli confiderò come non folaaiento 
primi riila grandi avanzamenti altresì' della G 10- 
cofa Satira Italiana! a* quali aggiugnere dobbiaJ 
mo / Beoni ^ è L» Ctumpagnia drì M^ntfltaccio 3 
•componimeiMi • dello fteÀb Lorenzo^ deT Medici ; 
i quafli fiirtìboì fcritti da quel 'grand' Uomo per 

foUievo ^aite-ipùM^liche ^gavofe 'occupazioni » e 

£ da. 



J4C 
da^li fliMi; ^iìt^Ait^iitiJ delle SokAxfrrrchf' «gli- 
ela, folitOf 4^ fik%9 utO^me cblifair ?m 4eJ|» . Mu> 
rallenta ^^FfifWf ^egi'iiiffgftìjnp*© ^Àììpjà^'y 

Aogcló'^ PolÀùftOQ » Prirlcifc, i^-i^Mid flwipMf^ic^ 
Qiechc «K e Laiinc J>rMie » e qh» MamQp dà 
CSbinàsmo^^ Religì^tfpi; deli* Ordine dì. 5^ AgòàU 
ne y iìoiride^plù gfeo4i: Oratori ,9 e Teologi di; 
qr^tlV? età , e che. fu MàcAro >del:eelc5re CardU 
naie Egidio^ dtt Viterbo , ancora egli Ago^i^9^ 
•o. Jo qvcflo medcfimi) ceinpp cooperarono noa 
poco alcrssl albavanzaimeoto deUa Saliva Qiaco« 
£a t(Wp' Pulci I e Ntacteo Franco, C4iW>oìco dell^ 
Metropolitana di Firenze,. i^cu# il cele|)re An^ 
gelo PoIiziaAo era grande amico.^ come ricoDOk 
(cere fi ponte da una tetterà latina» che lo fteflb 
Poliziano /cri ve a Pietro de' Medici » figliuolo di 
Lorenzo^ nella quale (ralle altre lodi, che egli 
dar voUe <a Maiteo Franco, dice ancora : Frimà 
iHk Cfimmeudafh gomtigit apud pmtttmtuu»^ lépicn^ 
tìffmum virum.^ hcarum j & urbamtatìf » cum face* 
ia iUa f^ìhftt carmina patrio [er mone j ^u^ nunc 
italiatoia cckbrautur. Or quefti due Poeti coni* 
pofero molti jSooetti io ìflile giocófo jr\4'ifpofw 
dendofi. iios un iMero Sonetto i' uno all' altro » 
*e ci2r feÈeM' per ifcherzevole ibllazzo» e per paC» 
iateinpo del lóro Mecenate 1 il Magnifico Lorena 
j!:a .. . JBgli è ben vero ^ che quefti Sooeui fono 
^ttì'étà* sì f. va^ uo^ Ceritti eoe 

imii Kirerti'da meita»dabnàta^iS](;^egg0 qu^ 
fii iftcfi Sonetti, ftao^t»: a peciaiofle di Pietro 

Fa- 



Ì5 

PwdAdz PdTcijii ^efaEti efftrvt «oeato V smao ) 

ed U lwgO| nel quale £nooa fiampati^ e porta* 

ao ia foooce il iieguciiM ^tola: >AiiM/!i.d!r Me^ffer 

iiaitn ^rén€o>^ e» de iLuigi 'Pmici ionf%:àdà r$chwe^ 

Da tuuo [quello V ^e £no9a'>ho éscta ^ mi jn^» 

K I fé ocNi m^inganno^ '^he ia iCbcofa Sotirt 

Italiana da fargen^efi-mileaft^iielia della Satirica 

de' Gred^ «e delia Sacira de* Romaat 9 eioè dail^ 

ftìlégrtti 9 e dal foUtzxo, al>bi9 «vota faicfQa.oas* 

'sui'orìgloe^ epbiiìll|n'inòi))io.di:iirai/^ 

^1 téiri»|oe ^ella quale poì'i per iorrstceiiere pìtra 

«llegrameoce la brigata 9 1^ ella condotfia dai ce» 

'lebw 'FVancefco Bermi d4 Bibbiena , e oriundo di 

i^ireiìite^ ii qaaie « avendo frefo»: l! efempìa deli^ 

^èfitr dea Pdikìr, e del Franm^^ de* Bea»i « e 

del Man teR« ceto di Lorerao de"" 'M Miiri^ j e de* 

Canti Caroa/cialefchii che ancora à^/uoì giorni 

erano in ufo in FireMne 9 e veggendo altresì in 

quel reinpo -fi^noreggiare ne* coflami d^Ii Uo* 

mini ttoa ^rt a -allegra libertà , che anche alie 

-Perfène piti ferioi e di aatnri ti Ibvta gli^aim'i 

fembrava^ che non dìfdiaeffe; coinè eziandio* di 

quella deiTa età notò colJe /eguttmt :parofe Moq< 

^goor Giovunfli della Oa(a nella ùi^a dal Cardia 

naie Pietro Bembo; '^hImmì cUeifff^tìùnén^ r^mmU 

td ^d hdum ddU ff^mt c%^ff00 6Pdhtii^^^jmfp0 

\etéith bomiml^m ; egli fi diedke-tiitM a eofcrtVars 

que(ta fpesie di Poefia^ ali* aquale ir ftiogeiiìo^ 

-e ta Illa "natura naravigtiéfaiaence lo poitan/it r^'t 

pratieatodo 9 è Ifervendo 4«11e Ctffti '^^&^no|| 

grandi I e di Petfottaggi ^aggìiardtvcrli ^^ per 0^ 

£ z con* *' 



3« 

<;oQdo piaeèKe de^ fuói Kadtboit e jdi ccdcNeD/i; 
che egli corteggunra I ebbe affai v^oUroccaliobi 
di efercitarfi io quoOa Pcrefia. Qnd* jè;, ciie. pec 
la Aia varia; erudizione y e dotcrìoavi e^ jf)Gtr i'idf 
gegno fuo: 000 meno piace iroli: ;» e pronto >. che 
giudiziofoi e* la conduAfe ^a tal fegiio, che fóùoK 
tre ella non può trapafTare.- e> perciò il Cairaliere 
Liooardo: Salviati negli Avvertimenti /ielJa^ lin« 
gua 9 ebbe a dire ( ficcome avea litti».^ yelleio 
Paterculo di, Omero ^ che nelJa Poefia Epica, egli 
fofle maravigliofatnence il printtb^ e il perfetti & 
fimo ) che le Poefie Gipcpfe nel /ola Bfifiii^bàii!» 
no avuta la nafcita^ e la perfezione ini:»! tem* 
pò; il che quabco. io (limo vero della peri^z/or 
ne > doè del termioe di effa > . e non 44 pi^w^ 
pio » come di '/opra ho accennato^. tìàotoi^O; dt 
contraria opinione rifpetto alla nafcita ;; poiché 
molto prima del Berni i come cbiaramente ho 
dìmoftrato, cominciarono i Letterati, a- <:(>mpor» 
le leGiocofe Poe(ie« Il Bervi .advp^u«;:«{f<ndo 
(tatOr.qu€gU » che perfezionò labiGloQOfp ^e pi«- 
oevt>le Satira Italiana » farà altresì .quégli ^ che 
dovrà lefler prefo per .modello di beo comporre 
in qUfefla. fpezie di Satira ; f fovifa le rii|te di eCr 
JTo xdowà, Mudiate jicbi^j^i^que 'vpirà giocai qei^n^^ 
oejla Sat\r«iltaliiaf>^^Q0O» Mode efercit^tfi^ HcoPr 
ine ho già. detto, fcbe^dovrà (Indiare fuHa Con? 
inedia di Dante » cbi. .vuole feriàmente bene fatU 
feggiareK Mg egli ^è Wn verp:> che. e* fa ,4* «o^ 
Ipo.àtlini^rei. molto, cauto oeUa |e«iop&^ ed^^i* 
JMaiòoe . 4i queflo Poeta .^£gJi.p€Ìfa;i3ip?Qfjc^^ è 
•^i. j ^ . vera* 



Ì7 
waoieiite inoòfftparabilé; perciocché V morde; 

« puoge ì viziofii come debbe £àie il Satirifl:a) 
« Io fa anche con tanta giocondità, il che è prò* 
prio di chi £crìv.e Satireiuii quefta fpézle*^ c&s 
«elio fieffo tempo |. che e* féooono il colpo i né 
epreodono anche diletto: nella qual cofa , cioò 
nella maniera di ciò fare ^ io vorrei , che foflii 
onoroan^entq imrtato : ma ^ella fcelita ipoi déllg 
bofey donde i egli cava la gìocofa^sfdaceyoles&fta';^ 
iù €iàk ^oxJtà IV che iilta ^dieda ì' re /fènzr elezi doa 
e'fone imitato: non voglio! dWe, che Ctttteé)qaéU| 
le cofe, che égli prende per i&n irìfaltarc la ^GÌ3« 
cofità, .tioo (iena valevoli a farlo ^Xetfèndo^ elle* 
fio^i>1>er vdroidtrev prppi^lfimeafikr xiafcere.iììrli 
fo ; jna voglio dire , cbe- noftttmtebfonòxladsfHrft]^ 
pi»tchè noti tutte foìM onefte'» : e' convenevoli « 
-Il Beroi ufCm volte ne' itioi Capicolii e oeffuoi 
Sonetti adopera alcune parole > e dà fuori alctt« 
m penfieri ailnfivi alle difoneftà » 'ed alla libertà $ 
che anche alle volte riguarda lec^cefe facre ;:.le 
•quali cofe I ficcooie chiamatio il piai delle Qeoti 
talla piacevolezza j così offendono^ le^pie orecchid 
•degli Uomini favi , e dabbene ; e cos) non fi 
«^vuol mai f non folamente trattare deUe^ofc^ne 
<o& èzlsnflic^ :>vopéìrtaiTiei)te V L ma aUoesà d^fi 
«foggine u;on «goè acvortezfza ^ifc mettete io oaìvi 
Kooev^uaadie ini minima pane^t la. ^ Religione ; 
So, che nella etMel BerniV e per qualche teoi^ 
pqaiiobva^ddpo di lui j qvefle •$! faùecofe non 
4ifpiaeèvakici Mc|te a Pfcrèbàc di gravL coftuni)!» 
effando quello un vizio di quel f ecolo : ma ci6 

• non 



Cora ad ufare; percèè la iiberià irreIigìo£i^ ^ e h 
difpMflà t quanttttrqtic (e ne abbiano gli altrui 
e(ernpj^ fono fempre dannabilK» kr eaotb più neì- 
ia età tioAra » odia quale fA^Dio (Sùetthj^ gà 
ora<li I e Teligiofi diicorii fi vt* g^oo in pregb ^ 
e i di&neSìi , e ìrreligbit fchìfàtì iooo » ^ afiig^ 
giti;r ed i Leuserati Uoimiot hanno per prmc^3«b 
Je b3H> penfiero di aoo otcmàtfAAsmk fyiìm 
eolla Jkeosa verfp ic cole S^cbs 9^ i txàiki g>£cc9à 
libercà , al faonò della quale '^ 

fi) Tiàganfi in Phuio M ttgirgognaìpl^ vifo - ' 

Vergini Dff ^ cb^tjfer v^rrtbbm ferdc . , . 
Oflerrerà adunque i confKmìasnu di Fmace^ca 
^eiWi, cirì deiidera ccntUenfeiliefifr ccanpaiv'fe 
Sàcire Giocofe , .ma gli «ofiek^verà 1 coU*" accì:6Bfit« 
rifarla , fclufaiidd tatto ctò » che reta damio dU 
Ifjooefià » e ch^ ofiEende aoche in mìAìina partt 
]a iRcligtooe : e taoc» più fii di m^^t:^ che 
ftia imxHttia a cA mske guardiogo ^ qsìàiYC0 che 
in txxxi|)bdtieiiio fòmigiìanti P«efie fi plioté'oeb 
16 ' acceiioàto vista facilitoeote fdmcciolàre : e 
|>erciò Orazio cella Fgetkai Satiri diplogendtk^ 
ci ^ i jqQdH ; il ^ecogHfico 6ieb deUa pottia Poe« 
]ia.^igK. iBÌ\àtntai^9^ Rìfor^r^^e ìOheMeké jf&\ìo ìaa» 
«ìaovoì rìderfi »-clie/t;^faintQi del^ eoh^vttc'h 
e per l'arditi > e praiiiotuor* facilità ^xh^ égli 
Jntifio.di molto ciaclare* iV 

. NeMffaxia coia fambbe adeflb /ih c«o£dvare 
*Jer Rime, del tuo diro fiernii raa^iflpadt^far.^lòt 

• * ; • «-"^ n 

■^ - » * ' . . i • d» %» > . » i- 4 -• « * « ^« - 

(f ) MeoziDÌ Poet« lib, 2. 



Ì9 

▼ogHd dire ^«Iche cqfà Vi totóa alla ^loeofa pU^ 
ccrélàvm^ p!» fm^ravrlTaf I^ .ìli quclk aMciiera». 
che da me furk dttmULnsaskfjntlìc* ftine dcQ Bm^' 

nti e così jttUa'Alkifo ccmpp'/^^vv^ qUeiki e 
fpvit quete Jo .fkecBrerò di: r^ioaat e . . Tt : 
r Bendhè Cicerone dicc^ i^ che }a Giocafità i gli 
Scherzi 9 e . le^ Eaqeosc^} (è). ettamfi alia omnia tram, 
dh^tf poff^^f mathrmìfMnt ft^priaetrtj^ %Mefiift 
fillam artfmdffitkriàktl: óaUailiinenQiegjli iioa fi. 
iMciuae d^l dircocàcriie« y « daroè intcgqtateCDti ;;^ 
1} perctÒT ancora ìa nofi tralafccrò di farne paro- 
le » almttiQ Ì0 quella parte>» c^e giudico giove*^ ^ 
vole 1 « cecefiarta al ^xqncepnto mio penderò ^ Q 
iiott ce». altro indirìzvamìenco io lo farò,, fé no^ 
con;qtteUodello; fteflo Cicerone» che d^e^ dti« 
cflere ì generi della Giocoficài quorum ak^am re, 
traliatar » . aitnufio ^ ^^/fili . 

Il genere di piace vol&sza, che (2) rctrà^atur » 
hqiaàìo, che dovendo eflerecome il braccio de% 
ftro^feHà Sa(ira Giocofà, confi flenelhargomen^ 
fo dirtitrca quella pojetiiia.cooipefisioàe » che 6 
prende a' fare I cioè in quella materia^ chd fi me« 
dita 'di maneggiare^ ed in quei penfieri più prin% 
opali ^ che l^apima deo«K>. efiere di efifa : e pef 
far dò maggiorflBWQtr clkiaro, procurerò 4i ralr* 
vtfase iquéfia tni^ propofiàidoe in unot^ iCapv 
tdt delibpraccìtatpr Berm » e nello- ftefib tempo 
verrò a ragionare' iotbino alle l^oefie di lui» co^ 
me faìptz ho accennata di £|re ^ Sfl^cr^ «danp^ 

que 

Ci ) De Otif. lib. t\ ■' ? ^ * • 
(2 ) Eodem loco • 



4^T 

qtte il Capitolo fcrìtto jalftiedó fisp€»6\ìttihaù'r 
Ricnararo al fafnoéb^ edotùflìtiK) indico' GUro^:» 
lamo 'FbacaftoroV eriche '^omliiieiaf^i ^ i *b '-.b 
^ , Vditt^^ Pfàc^Qpo i un ipàfeìftta'mu i'^> ? ; si 
Se fi confiderà j aiKhe eoo med^c» «ttcmienei^ 
tiirto qtfefto Capifoio, chiaro fivcooófcefì, che 
egli • è (Ma€ev0le per la [ nt^tfitm:; é per '«il, pcnSc^l 
ri >;<ihef la difpongotio v e le 'dkooa ilpiVirp ; i perU^ 
ciocchfè fi tratta io éffo de^^ ailoggio /. cbet^iI) 

Berbi ebbe difagiatìffiano, ^^'^ £aàìdìb(6*^jquMeàii 
egli credeva di dovere al ioggiaK comodaìneotp p 
e con ogni delicatezza ; iiccfaè e^ rcÀè ' burlata^' 
ed ebbe ut)a trala notrc ; >alhi iqual co^i aggia^ 
gnere ^fi 4^^ che h alloggiatore fu ur^« SmSzch 
^nte^'che pftzzaaieote fi^ dava' a credere^ nd^:effieifi 
tanto letterato ,che . ^^ » % 

Non arebbe a Macrohìo % ed Arì^rc^ » "^ . , ; 

Ne a QtiìntiUan ceduto un dito . • ♦ 

Ond^^èi che tutto ciò fa vedere l' argomentò »/ 
o voglianti dire* la materia di qùefto Capìtolo e£« 
fere giocofa , e ridicola , come piacevoli .ap« 
punto fono altresì i penfiéri ; perciocché feoza 
confiderare ogni cofa minutamente, ilfareilifuo 
allogfgiatore lin Uomo petulante i ardito i, /ttaci^ 
chevdtte^ il'dipinfg9r4o di briitro ceffo ; il dire \ 
<:he la «afa-i ddt/^e e^ dovea ^(To Berni effere aU 
loggiato-^ Immaginandofi , prima di arrivarvi ^ 
d^* avere a entrare in qualche bello, e vago Pa« 
tezA* ^«recgva^ poiifàiluitafto orporey^p«c|xè clit 
tra ,^ 

Sepolta fieli" ortica > e nelle fpinej^ n / ^ 

E 



£ che Jopd entratovi i e^ bifognò falire fu per 
lina fcalai 

Dovf avrla rotto il collo ogni ikftr^Orfog 
JSònà pénfreri I con tutti gli alcrìi chene feguonOf 
ì' quali di rammentare, tra iafcioi che fono vena« 
ti in tefta al Poetai non meno per pungere fati- 
reggiando I*Ofte Aio» che per rifvegliare la già* 
cofità) la piacevolezza j e il rìfo ne* Lettori. ' 

Oimoftracoi s*io non erro, il genere di gio- 
Cofità, che rf traSiatur^ dimoftrerà ade^fo quel«* 
Ioi che confi (le in dt^o ^ che è il braccio fini* 
ilro della Satira Giocofa ; e non mi partirò dal- 
lo fteflb Capicolo del Berni • II genere di gioco* 
fa piacevolezza , che traSfatur diSio , è quello \ 
che è cagionato da parole I per così dire, faJfe» 
te che raccbiudoiìo in fé fpirico follazzevole , e 
giocondo 1 come fono i motti, e gl'idiotifmi, oir« 
vero per dirlo colia frafe di Cicerone \{t) efl idi 
^uod vfrhì y aut fcntftkìa quodam acumina mc^etur. 
* Rivolgiamoci, adeflb alh accennato Capito*» 
lo del Berni , e oflerviamoci , fé non tutto quel- 
lo ^ che intorno a ciò ^i farebbe da oflTervare , 
perchè fi allungherebbe troppo ti mio ragionare 
fenza neceffità, almeno quello , che pofia baflfa* 
re per di moft razione di ciò » che io dico' edere 
bielle Poefi'e del Berni ^^ e die altrui può fervi- 
re per efempio. Sì rifletta adunque al feguente 
Terzetto . ^ 
'Ecco apparir di fMto un bicchiere i 

Cbf i^etafifci^quàt^aìkr^ allora p - 

i^.- e 4k --t^. <t trip* 

( I ) Eod, loc. 



4A' 

; SM^ÌMà lutto . / n§9 poffé fffhre^ : " 

E certameace oell ultimo verfo fi feple iSL^t^ 
brio^ > iaoU>^€ipn4iti ; oh» forfè fi^ 4«fide« 
r^r non fi |»ifi(c | pcwjpi^pliiè ¥ole;o4» iÌMr9^ «T: 
Brmì , per ^faipAr^r^ «n«ggi«fiMfito Is (^m* 
chezza 4el Aio iilk)ggiat«re i i:bc U Bicchiere t 
al c)u^e egli dovea bere > era fudicio 3 lordo ^ a 
fenza gambo' » ovvero fcoza bafe / adoperai gia« 
drztofatneate iioa. trafilata allegorica locuzione ^ 
che è pracevoliiSÌGDa ; poiché eifeodo proprie > 
patpral^ 4e|Id tìDfe apipiaie il Tudari» , « ìhh) di 
un bicchiere , fi»ll3dtiT|fiiio dipe > che"" 4* fiida > 
dopo cbe egl^ h (lato rìfc-iacqsiato ; f per«f^ il 
Lcuòre d^lla folLai&zityQle ptapevaiczza ToIktlJcft* 
to , VicQ iiofto iti icogoizioèc » che prinM era di 
fer^jiine intrifo quiel vafo > e bagnato poV dali* 
aciqiia » comincia quella lordezza » gii inumi* 
llìta a ealare %iìx per ciTo bicchiere $ come api^ 
pijtoco gronde, il fudorf dal lordp ?i(p del Villa^ 
hQ) quando ùa i^tì rampo» fui pii^ fitto del Sol» 
Jieronei rompeodo le dure zolle. E co^ addivie^ 
^e eeeofa dell'altra parte dello Aeflb ultimo ver^ 
fo^ deir addorco Terzetto j poiché dell' Uome 
ibiameniee ^ e dtf qualche altro aoioMle fi ii€e ^ 
cii«.je' 6 ponga » federe^ e non mai di uo bicr 
oblerei e jutre iì Semi dice» che e* 000 pate% 
iirderf • Ma xbi nbn vede j. èhe anche quello ^ 
un traslato graziofifiimo » pieno di folèazza» .6 
non punto, Mftiiol* ddrcaUfJ^ Mi &r (fidare . un 
biccbierf ì?vLc 4«ìiK cei^ .j^ ie foriite isjraiioì colle 
pMiè 9 e naturali lorme , ninna giocondità pac-» 

tOfir 



4> 
(6rivsaO| come qiielle , che di pdr (è pfwt Coé 

no di piacevolezza ; ma efTendo ftate àttte ooa^ 

parole I e voci prefe stìtvoiidt io^ prefla^ e intìt^ 

me unite, e a* fuei luoghi cdlfocate eoo- gioifìv 

lid» e con gioconda bizsarrta ^ flti» piena gi4)«a^ 

fa piacevolezza rifve^liaoo : ficchè in quello ftid^ 

50 del Capitolo dei Berni dalla elocuzione § tf 
alle parole è il ibllazzo cagionalo . Sh rifleini 
aneora a fuetto akro Terzetto. 

Ed una donna v&ecbh , cbf iùffìpa , 
E takr pgr déiciz^a beflcmmUvét < 
4ove la parola per dshi^X^ ac<}refc0 tanto di gf a« 
sii 9 e di foltazàevole giocondità f che è umi 
»4raviglia« In ciò ^ crederei io i ehe conti Aeffa 
^piella piacevolezza » che tfattatut diSt^ ; e dal 
qaefii pochi efempi^ che io ne ho portati , iiea^ 
sa andare confiderando ogni parola , ogni mot^ 
vo$ ogni idiotismo Tofcaoo, che in tutto il Ca« 
pìtolo del Berni fi poffa ritrovare ^ peofo ^ eh* 
cbiarameate fi pofla venirae in cognizione, o 
che i Poeti Satirici poflano prender motivo j tf 
infegoameoto per bene ufarla ; aecenaando foto ^ 
che chi vorrà leggete il fecondo . Libro del ball 
liflimo Cortigiano del Conte Baldaffar Cadigli» 
^e , troverai adipianiente dimoftraeo » eziandio 
«on /aporitiffiftoi efempli, da^ quali Ibrfti eftràrw 
te 9 ed HI qual maniera adoperatole faiieziei eie 
ptacevokzze fi polTatio. 

Alle Poefie dei Berni adonque, come^ gi^diAi, 
rivolga tutte lo Audio i chi^ brama gioco/iainea4 

Fa te 



44 
te eoo laude fatire^gia^e i e Io faccia però coI« 

le cautele , che di fopra ho accennate ; e oltre 
alle Rime del Berni può egli attentamente leg« 
gere, e con profitto ( fchifando però femprie Ir 
irreligiofità $ e le ofcenitài dovunque elle fono >: 
le Rioie piacevoli di molti valentuomini ^ che 
io quefto genere di Poefia hanno egregiamente 
poetato: e perchè adeiTo non v^oglio tefferiie il 
catalogo^ facendo di ciafcheduno menzione» ^nn 
derò ramipemorandone alcuoi.per 9011 pacargli 
tutti fotto fileozio: e quefti faranno Agnolo Fi- 
renzuola » che nel poetare pìi^ > che alla grave 
maniera > alla giocofa fu naturalmente inclinato; 
Monfignor Giovanni delta Cafai che oell' una y 
e nell' altra maniera maravigliofamente coropoi 
fé, come ancora daII*Abate,Giambattifla Ca(oc« 
ti I Letterato di chiaro nome 1 e ProfefTpre 
d' Iftoria Sacra , e Profana nello Studio diòFi- 
lenze , fu oflervato in quella fua eruditiflima 
Lettera^ fcritta al celebre Abate Regnicr Def« 
marais^ e (lampata nell'edizione dell'Opere. del 
Cafa, fatta in Firenze l'anno 1707* la quale £« 
dizione fu dallo flcHo Abate Cafotti diretta eoa 
fommo (ludio , e illuftrata ; Ffancefco Coppa& 
ta, e Benedetto Varchi cui^ij e leggiadri Poeti 
mn menp nel grave ftile » che nel giocofo; il 
JMauro d'Arcano, grazìofiffimo rimatore piace- 
vole 1 il Lafca, che veramente fi può chiamare 
erede della giocofità del Berni ; AlefTandro Alle- 
gri, Poeta per la piacevolezza, e per la bizzar. 
ria mars^vigliofo ; ed altri mol() » (raiq^aii è d^* 



45^ 

gnòdi partìcoUr inenzione Cefare Capt^rali; poir 
che egli usò la Satira Giocofa eccelleoiemencc» 
e oltre a. ciò fu modeRiUCimo nt* Tuoi epinponi< 
menti» cofa per dir vero» ratiffìma , e'fqr(:^ 
non veduta fra quei. Poeti gÌQCoii ^ cbe^ prinuf 
di lui fioricocio ; e (e egU fo({e (Uto piilrTpQlitj% 
oèlla lingua , ^ e^ più . abbondevole ;di itiotii i^ ^e« 
uiiotUmil Toicaoivi) perieìoccbèuqiielli:; moboniib!) 

belJifcono le .Gibco/ÌB. :Satire » ^aUnuiH4n«;:.^Jt^K 
zione 9 per . Ritinto .4 pernetfo ad.oa, Uptno » 
pervenuto farebbe. Ma grasi^e. ai Qeh);:; noi 
veggiamo a' opQii tempi aHa modefli^ abdar 
congiunti maeftrevolnMnte oelU G-iocdfa. %tira , 
e la nettezza della lingua » e il v.ezaO|-ìe U brio 
de i Tofcanìi e Fìorencioi idiotifoM/. e di. cj^' ne 
iiamo debitori all'erudizione 9' al giudìzio » e 
alla vi grezza di Giambattifta Fagiuoli fiarenti- 
no^ il quale ha ben dimoftratOy cooie fi poflfaÈòii 
utilità giocofa Olente fatìreggiare^ fenza trabocca- 
re in una irreligtofa 9 ed c^cena licenza: ond* è » 
che to l*eforto> e lo prego a pubblicare per 
mézza delle ftampe le fue Poefìe; acciocché da 
eflfe il vizio pubblicamente y e da per tutto per« 
feguitato (ia , e gli ftudiofi di queda (pe^zieidt 
poetica iacultà posano farne a fé fi^ffii^oa sordi- 
na rio* profitto . Qr^da , chevooA faràx^clìfcaro a^ 
Leggitori di queflo.mìo Trattato , che io 7quì 
porti una gran^ parte di un Capitolo di Jui| da 
eflb corte/èmente fom mini Aratomi; a! qu^ die- 
de motivo una grave malattia 1 che ebbe il fiet« 
rerato celqbratiiffimQ:. per tutta i*£uropavAficonio 

Ma- 



àtÈÈÈ^mmm ~ " ^~^ ^..^----^;^- 



\ 

\ 






4^ 
Magiiabeclii , Bibliottfcarb ctel Gran Dacadi T«u 

fcana I ael qaal Capitola e 1^ ignoranzaii t gi^ 

Igoorafitl fono giocofameutt fiagtfllan . Avendo^ 

daio il Fagmoli comiocraifieoco a quefèo fuo G» 

jMtoIa col dimoflrare il dìfpraistrt # che cf proi^ 

Yava par la malattia di qoal grand' Uomo, fii»» 

gè f eflMdofi addormeoeato , dt Afferà aeli^ Aiiei* 

camera di uoa Corte Reale^ dov^§ à»fo é^Èffm& 

afl^eeiatli atlb Fot tiara > t^Aa er< dice m /ì i 

Vidi màrata eeromf in capò- averr ; 
Chi fofié^ fuUa fua tefia afinmaf 

Fra^ i ìwtgjbi wcccbi qmeUc fmt€ df or» 

Paficvanù ans vìfia pclUgrina. 
^fneva in. man con un pilUn dcpoM 

Lù Scemo , i dnlh bì^ [palle a» vafÌ0 

Manto fende a di fovruman lavoro. 
Sedeva fopra un gioiellato iafio, 

M^ potando il pie fondo in gMvitJ $ 

Moftrava ffioefomeote^ nn m^^o fafio ^ 
^ffifi fi fcorgean di qui ^ ai&ld ^ 

La Superbia ^ il DifpteTÌio^ e jenzja frem 

L* Jmpertinouz^ f e la Temerità'^ 
' Lf faceva corseggio un ftuòlo ameno 

D^AftUf di Buoi, di Bufali^ e Cafironi^ 

Cèe mangiopMio U gr^no^ enawii fieno •-^ 
J^indi.a^ qucfii si nobili Campioni 

lé* ignoranza fi nolfe, e poi così 

Efpreffe tutta allegra i fuoi fermoni^ 
. Ael mi0 regnare il pia felke di 

&^ giunto f Afinì amidy ammiiBmi', 

Mag 





Maggior f^hStà itféu ma /* «^. 

Senza tim^ 4l«ftn dpmhmif Ti 

Sotto l* ombra ^^t^^voli 4^ W»* 

Dì già -Mia^eva • tom* «o)r fofftc > 
Cbf (i,4ilt4»te rette, 9 ffe afff4*» 
A poco a p9^9 4afa t* è alU qui^e: 

CU cpHqMÌfiati ■$ fffM piò riubi arredi 
Abbtam\ mercè .4*1 fecoh frefeute , 
Ckf4. fri rapiti, fic gU getta a*pifdi, 

Secoio, amico vi9,: campìon valente,. 
(if>e eof ffio ^acfio podercfo % e fiero 
E* dei mtì. Re^pó anlemural poffentel 

Ma pare tuftavi^ ^cri^ % ^ intero . 
^on tra il ^'9 doiftinif » e ke^ftó afcfff 
Sui Tre^Ot pacHhtite era l* Impero t 

La mìa rìpaUt benché pilipefa^ 
SlemJ!>é priva di jor^ , pure^ avea 
Prode Cuerriefp » «ir^ fetnpre V b^ difefa^ 

Intimo firmi ^iu*fi9 foi^-p^ra * 

A cui 9aUa4e apf^i ceduto t'alia. 
Colla 4juale ad ognor mi trafiggeaf 

Cbe 4pefiì è gneìl' Antonio , la cui vafls^ 
Mente f éjuanto fi può fapcr, contiene*, 
dà voi intendete tuffi guanti, e bafia>% 

Cr i<fuffiio\gran nemico jp leftp il tiene 
Maligna febbre , t ffà ia Parca avara 
La fua vita a troncar pronta ne viene^ 

Aktggbìé^e Bppì prag^biat^ Afiai a g^rd 
Per Uj>Mon^ npveìl4\ ^n Jietp jiatfh , 
Nel,mio ^fgn.l4 Ì^rtf ^ prfm^^ 



|yi 



4^^ 
Chi fi a piò Èuf'y farà pf& fUmato^ 

Jl maggior Afin 'fa V maggior ài tatti , '^ 
// piò Cajt^éHf^fdfà ìV pìè^ hato l ■ ' - 

Dì Palladeai p'àrtìio ckìfi^hutti • 

Non V* è icbeji hoproje^lo fedeU ' ' ^ 
/ iiÌM parziali èÀ già diftruttf.^ 

Colla famt ne fé fcempìo trudeU ^ 

Colle calunnie altri n^ àpp'rejje ^ e fparfe ^ 
D^ altri fovra, toHor maligno fiele. 

Non volli afcoltar piai che il petto m^arfé 
Signor Antony di fdegno^ td il timore 
Di vàflra vita ahcV ei nel fen €omparffì 

Da ^uèfte due paj^oni appreso il cmre -^ 
Sgntia crèfarfi ^ epafveffii volando * '^ ^^ 
Ciii .quella inìlegka fiatila d* Hjcfr "^fiéorh 

E come nie pazx^^uài e là girando % 
La Dea della StìehXa joffeirmàta 
Trovai fur un e antan leggere un hamU. 

Eh Signora \ gridai •, sì ^f doperai a 7 ^ ^ ' ^ 
Perdete^ il tempo ih tale ^eidctbefia i ' '^^ 
Ne* vòfiri affari s) dìf applicata?' 

Così ^fegueados la grande allegria 

Contai i che P Ignoranza era per fare 1 - 
Se tirava l* ajol Vofignoria. 

Aliar Minerva a quefio mio parlare 

Rimafé^ a un tratto eftatica; ma pTfipt ^' 
j^el toìbìdo fyvenrì^ a rischiar are \ 

Pmhè il fa^io none/ce mai di fefta 

Per nuova buondy fella f ed è /• fft^jf^ ^ 

2n ^alfivoglia fiatò ^ lìeth ,0 niefló > | 

Ond^ fpigìunfeì xirsu vh» meco adìffé^ ' '* 
•v5 cifff 



49' 
' . <^be h(iu la maohrà troverò 

Di torrf ali* JgnoranTiM up tal progrfffo. 

E moff^ U paffop e f^co mìjuò 

Cft^ » dov* h ^pff i me nw ghunfi mai ; \ 
E tiow io fieffi i: awora mn Jo fo. 

Si> hen ^b^ia vì^ tMjphmhnti rai . 
Un, JRf » cb'avts dì gran faette in manai 
E A- ,pi€di un >$4CCiU accio grande affai. * 

PalladirtbfHÒ il eapo infinp^. ai piano , , 
Ed M€b'io feci ctmt Gwvea^ ed ella 
Dipei feguì a din Kume fovrano ^ 

Cai fai dato è il vibrar indite quadretta^ 
Gran Figliikdi Saturno ^ e mìo gran Padre^ 
Odi , ti prego, la tua Figlia , e ancella. > 

Io tr air 'Opere tue grandi , e leggiadre^ 
Parto di, maggior pregio , e maraviglia ^ 
Ciacche mi fufii e Genitore ^ e Madre; 

Deb porgi, o. Sommo Ciove , alla tua Figlia 
V oreccbìc attente , e in riva alV Arno infteme 
Volgi pìetofo inverfo Antonie ciglia. 

Me A f Colt a ^ e luì rimira^ e fé ti preme 
Vonof dì me^ di luì, che infermo jiaffi^ 
Pietà ti muova, come ho certa fpeme . 

Anton, che armato del mìo ufbergo faffi 

Strada alla gloria y aofor che invidiarle frode 
Con ogni sforzo gì* impedifca i paffii 

Egli, il cui nome vaffene con lode 

All^Anglo^ alMeiga^ al Gallo, ed all'Itero^ 
Che riverente yxeiftupefatto f ode ; . - 

Eì , (be fojììine ìL mio fpre^atò impero 
Perfetto eogfiitoi^ e^* ogni vohme^ 

G Che 



5^ 

che nella mektr bd kHfnfi^ > mi^ptkfii 

j4 dìgctarft ^'cui 9ànpógt Jwgc^i , 
Vokmi^ i €ig^h\M ìmmefprvi k^^knàti^ 

Or quepi rgiv ftm^fiMt s a pM* s^inffsHi ^ 
La Mortrt^'^o^^f^^ì'-tmfi^fatits^ - 
Pit¥ fafòilMn #* M gii §iitmii fdfgiti ; 

E fé fi^ ìfet , €bs tJt^ GhWf ferm^tta^ 
Che qnefU jiitra^ a rìtofn/tftì in tcjtai 
Dì àóvt ^tà JH^ìwfW/, farò xpftfettd^^ 

Poiché ^ rtfi» degH ilémìnì 4n^jefia 
Af^<tx> p9tdfìò Tempio^ ed Akare^ 

E ad inctnfMe f Satiri , e Prìaps 
C^rron i^ turhe ipùcrìtje j td avare i 

Fan Sacrifizi ^ mentfcatti capi 

Alt ignoranza , e come giJ i» EptU 
Per Vfiri t*c figUo jadùrJn Api. 

E fé p»r* iv\è ffìrt4^ fuMìme invitte j 
Che mi fegué c^oértCf il Seeol crudo 
Ben prffio U r^nde nrifetc , Jtd afflìtto ; 

Di Ticch^ktf t e 4" onw lo ffnoh ignudò^ 
E Cttpì A tipafat coiV gagliardi 
Non è pónente il mìo già forte feudo. 
^ Giove fa » che fei giafioyje é>e riguardi 

In un mtìmem^il tutto ^ H tuo decoro 
< -Nei mh jiifpri::(^ ya fipaNèr che U^ 

V Ignoranià fi ^ìftMgr U e fin, j^aìke^o i 
Reg*à nfi Mtìmb^ C Mttìonfa Ikta^ 
Ricca d^onort^ e piepià ricc4 d^^ro» 



II 



N 



*4 



n 



E éfJcff9:^pth cbè mar ftrms^ éqtnttoi 
Stabilire ha Sidf, ^mnfi^trùve - \ 
A farh fronu un cmì fotU Atltìm. 

Udì la Figlia ìi Sùmmo ^adtc -Gtcve p 
E con un gtfaràa^ feu ccnm^ at Fatn^ 
Che della vita il Proiocoiio ii tfwci^ v : "^ 

Si tra fé in un balen colui da lata 
ÌJh lihé 9 che partv^a un Calepini § 
E fubito alfefle^tim eibt guardMù; 

Trovò il pofir0 gfam'Nom&f 0^ pklna^ / > i 
Mo^òUo a Giwe^ c4 ti cali' infinità / 
Sua piena autorità diffe al S^ino : 

S^ aggiungane ad Antonia anni iti nita ; ? 
E mi par , cè^eUlktfe àlmann^ànto 9 
Bafta rìfà^ntre^ma la partita 4 

Allor dalhoHtgrtZX^ $]a dai contenta ^ 
Per veaitpi a portar si gratin apvifof 
La f dai Paltadc j e Giova in wt mfimeuto ; 

E quepo lieto affanna att' improvìfoi 
Mi tolfe il fono , V iH/ trovai^ féktto , 
Non fa già fé piò afìttta^ # pie' dtrifa ; 

Fui per' ballar «^ un tratta fuor del letta ^ 
Ma nel penfar ^ cb^io non fapea perchè | 
Rifolfi di dormine anche un pochette . 

Ma pcH f atela vot, bafiuy^fe 

Ben prefta giorna 1 ed ia itiùtta uivex^ ^ 
Del jogno i^ impreffhne ancóra in me .^ 

Mi esalava allora ^ cò^ ia Credeva i' 
Cèe Iw' guari flej pai mi difperava 1 
Aliar ch^egH età un fógna rtftettevai 

E coA titubando men^^n4at>^ . :.. . , 

G % Fin 



t 



5» 

Fin Jow io gìunft a domandar dì vii ^ 
E la rifpofta. anfiofo n* afpettava 9 
La qual .vtnnf ; che a fare ì fatti fuoi 
Se n* era ita la febbre:^ e non tornando 
Si potfa dir ^ che guarirete poì^- 
Sluefia nuova mi venne confortando: 1 

La febbre andò in bordello affatto affatto^ 
E ogni ,giofnó fiete ito migliorando . j 

Sicché guarita fiere voi di fjfttóf .. \ ' 
Ed^io r ho cara caso y tanfo; pi& 
Ch^ adempita s'è il fogno 1 che i*ho fatto. 
Di far anco adeoipir quanto mi fu 
Moft^ato circa al viver poi ceni' anni f 
f^efiq qui tocca alla vofirà virtìé . 
Però vivete^ fenò^ in gKavi affanni 

Porrete, voti e me fenz^a riguardo; :* 

Vài con provare della Morte ì danai ^ 
E n^ con farmi rìmanet bugiardo . 
Mi parrebbe , fe^noa m! tngadno .» di potere af« 
fermarci i:bt C0n*Jt<ii{o' quello i del quak ho fino 
adeflo r^giQDatòV: io <atbbia cgof inio penderò in- 
torno alla Satira Giocofa a buon lume coUocaro/ 
e che chiaramente fixooofiia I quanto fia co/ade* 
goa di lodei é pft follaz^o.» e .per lo co/reggi- 
mento degli altrui vizi» il b^i^e gÌQi(x>ràmeiptc poe« 
tare : e co$ì;4'eftefaiino..convìnuYo J^rleuo lo 
fpero ) tutti doloro > benché pochi (iemi:» che 
biafimano quefki forfa di , Poefia 1 e fpezialmc^oce 
l'Autore del Giudizio fopr^i la Tragedia ^ ini itola- 
ta Canacct >. di Sperone Spefoni i il qtialj^'di(& > che 
ilBerni^ con tutti quegli ;4elj[a i^» ilohm^t^friono 

i. Z/ dilet'^ 



5J 

dikttdtì ^ fiari fempre % come U porco nel fango; 

ed Ì9an curato pia dì piacere al vulgp , che a* giudi* 
Ziofi. Quedo mefchìno non fapeva quanto Audio 
ricercava > e quanto giudizio richiedeva l*adope^ 
r^rfi con laude. nella; Giocofa Ppefia ; e non fi tu 
cordava quanti valentuomini non folo per dottri« 
Da, ma anch^ per dignità diflintiffimii fi fono io 
effa efercitàti; e che nel Secolo deci mofefto pa* 
revAi che niunp poteflRr quafi avi?re il notile i e il 
gy^io di b^uon Ppetat ie anche gi^ofanien te ooa 
convponeva^ Ood*è| che Gabbrieìlo Simeoni-t 
parlando dello (lite Bernefco^ difle» 
, i^n è già flit da maneggiarlo ognuno ,' 
, y^JPf\r(bè chi npn ci \adopra gran 4efire7i%a 
*• . J^^n melarancio far ^ fpfffo un, pruno. 
Ma pec diinoftrarc q^afi con evidenza I9 /l/rna 1 
che ìm:, C\ dee ò^\ giocpfo poetare , io confi glio 
altrui a riflettere > che ne fono flati compofti io* 
reii ; e lungt^i^ Poemi appellati Eroicomici 1 co- 
me iofiQ. \9 Scbftno degli Der di Francefco Brac? 
ciolini » le la Scficbia Rapha di Alefifaodro Taflfoni , 
opere degne di ogni lode; alle quali fi può ancora 
aggiugnece WOigantea del Forabofcoi cioè di Gì« 
rolamo A mei tanghi ^ detto il Gobbo da Pi Oij Hùhor 
lata da\erflb in buma parte a Betco Arrighi Fiot 
xentinoj'Che upa fimile Opera avea compofla^ 
come I'£ruditifl[imo (i) Giovan Mario Crefcìm- 
beni dimoflra ne*Comentari airifloria della vol- 
gar PoeQa; ìa Nanea di F. A minta ^ e \a Guerra 
de^ Moftri di Antoofrancefco Grazini p detto il 

La- 

( x) Voi. I. lib, 6. cap» 3Ì 



$4 . . 

Lafca ; Òpere fatte e tre còoipofte nel ^óòltó éé^ 

cimofefta ; e finstmente tt Maliàantite Rafmfla»^ 
t0 di Lorenzo Lippi , il qifale rtvea fncoriK) àììÀ- 
metà del Secofó decrmofettlaio; dàìle qaan eofe 
maggioirniente fi conofce )' ectetieozadf quédt^ 
Poefist cipaciflioid dt ogni grande^ e wi(ìo com^ 
fmolniento; e perciò^ la noftra Lingua oe è talk* 
nfiglioTainente abbellrra , aociie fepra ti tAa^ 
guaggk» Latino # e Greco , n«i» t'niù6éfteti(ÌifQi 
io quelle lingue un« Tpezie <R fàcoTrft (k)«ciea v % 
qaeilt neOfa fomigfiaote . e per onore fiitat' 
mente di quefia fpezie di Poeli» i io noa dire- al« 
tro io uhìmo luogo , che due grandi Ootmm , 
Filo/éfi de' pift celebri, che abbia «vuro irMon- 
do , e che griodiflitìK» ornitinenrò recarci ali* 
Italia , non ifdegoarotto punto di fètitére In ■ ri* 
ina giocofi componiaienti poetici , che «reifero 
anche del Satirico , benché eglino foffero foli- 
^ colle loro fublimifliftte meoti^ di andare i più 
*feofi recretf della Natura cortreffirplandoi e qae^ 
Oi furono Galileo GaKlei Pioren^no , di ctn ad 
Capitelo io biafimo delle Toghe va attorno nta* 
aofcritto, e l'altro Lorenzo BelUni, fiorentine 
•och' eflò , ma per^ d* origine Pratefe , il quale 
oltre a molte Liriche robafliffiine Poefie, con»p«u 
fe altresì un giocofo bizzarriffioto Poentia , inrlro^ 
lato la Buccbtrrìdf ; il quale fé fbfle mia volta 
Campato» io mi do certamente a credere , che 
avrebbe da tutti i buoni Letterati- una intera ap« 
|>revazione. , . . . - 

lo-avea penfato di porre adeflb fine ai ragio- 
nate. 



tatti ina I* avere livellato della Ciooofii Satira; 
die è la fecooda rt>eEÌe , nella qaale a me è pia*. 
duco dìfridere la Sacka Icalìaiia $ i^ A, cbe la 
^iiiiehi doviìta cofa eflere » e occeiliaria il fare 
qualche farcia altresì ^opra alcune foezie di Poe« 
fia fìdicofaii e follauèvole, che colla ftefla Gio* 
QQik Satira va molto caaglunta ; e itt j^imo luot 
go io jdifcorMrò^ htockè Breveffleiite>^ della Poe<^ 
fia BiifchitUe£ra 9 la quale. dalMpvearore , e4: 
Autore filo ^ che iippellofli per (bpracmome 'A 
Bar cbiellOj dal pacute alto Burchia , cioè a ca« 
io j una si £itta denominazione ricevette • Egli 
era Piofeocìno ^ e vilTe io Pirciize^ dove efercttò 
la iMfofirlfiooe ^i Barbiere , e tenne Tua bottega 
ih Calimala j e per lo vero luo nooie e* fi chia^ 
mav^ Domeeaco di Giovanni . Quedi dotato di 
bitz^rio ingegno j e vivace i o per canzonare i 
rozzi Poeti volgari j che tielt'età fua viveano j 
pome vogliono alcuni » ovvero j>er mero caprich 
ciò 9 iovenfò quella fpecie di Poelia j lacuale noa 
rimale inorra nel Burchiello, maida altri riguac- 
devoK Letterati fu altresì adoperata ; fra^qoali fi 
fegnalerooo Antonio AURiamsi» e JBkrnardo Bel* 
linctoni , amcmduv Fiorentini;; il /ecoodo 4ì:* qua^ 
Ji meritò 4' effere laureato da Lodovico Moro 
Duca 41 Milaoo • Burchiellefcaaiente compofe 
ancora Amiibale Oro oe* Aioi belli (fimi Scoetti » 
chiamati 4 Màtt^cwi^ ne' quali, per vero4tre» 
4x>me anche giudicò Giovao Mario Grefcimbeoi 
iie*Can»ewarj ( i )alM(loria «Iella YolgAr Poefia» 

chia<» 

( l) Voi. I. lib. 6. cap. 4* 



5^' , 

chiara meote li conofce la ma mera del ButchieP^ 
lo . Quefta Poefi^ ricerca nel Compooitore vi»'' 
ve^zza d\ ingegno , t ao <:erco giudizio ael fafiere' 
accozzare in rima penfieri fantaftichi » e febzr 
ordine i ne* quali non (i poflk il feotimento ri« 
trovare; e vaole ella ancora finalnlence , chele 
ferva, pee t<:à dire > di condimento , uAa certa' 
ofcurirài e:et>nfufione , che in (e giocofità i ed' 
allegria racchiuda. Non farà fuor di proposto 
I* odervare prefèfttfcmentei che* il BurchìeHOi oU 
tré al comporre nell' accennata maniera , che 
egli medtfimo ritrovò I compofe altresì piacevo!* 
mente ^ e con chiarézza di fentimentì > come^ 
compofto avea il mentovato Antonio Pucci 9 e 
conM compofe ro gli altri piacevoli Rimatori^ tal- 
ché prima, che fioriflfe il Berni 1 anche Io (lite 
piacevole con chiara intelligenza adoperato , ap- 
pellato era Burchiellefco, il quale, mediante il 
Berni I fu detto poi Bernefco; e che ciò fia vero, 
crall*altre prove, che io potrei addurre, ne por« 
terò foiarriente uria , e non comunemente nota > 
fattami già oflervare dal gentiliflimo Dottor 
Francefco del Teglia . li Calmcta nella vita di 
Serafino Aquilano, dove empatia di alcHinì Sonet- 
ti faceti , e mordaci, com pò A-i da- Serafino con* 
tra it Cardinale Afcanio Sforza , fcrifle le feguenti 
parole/ Cominciò ora a deplorare la fuaìnftUntade^ 
era a lacerare, occultamente il Cardinale in Sonet^ 
fi faceti^ e ntordacì f cbf per trito vocabolo BurcbieU 
Jefchi ft ibì/tmình^Gì^^ bafti avet^ ddCto intorno a< 
cooiporre piacevole , che eoo ordine di chiari 

icntU 






• i : ^ « « • t 



57 
Ithtìtaitntì »' adopera il Burchiello : ritorniamo 

zdcStì alla tniflieria da lui ritrovata; per la quale 

dagli altri fi àiùiagne .' Alla^ nàtmz della Bur^; 

cbìellafca Pddia: - molto s* accolia , benché nnk 

cdtà diverfa^ita, il Pùtafio di SerBrunerro Lati-' 

ni» ficcome accora quei Compònimenii' chiamati' 

PfòUole't é\xk efempj dèlie quali foràtriinidratrct 

fono (dal • Petrarca ^ «d tfod - di éffi - fi legge ' trallbj 

( '< Hiahnm ^o piò (Mntàr iè&m*h fòievk / éc- ' ' ■ 
B P ìaltro tralie fipHloIfl^ del Cardinale Pietra 
3«n(bo , ìli' ttrtii P-òe6a chiàìna'tà pure' dallo (lef- 
fo Cardiflfa4e' Calzette', delta qaa le è quefft'ò il 

JM medéùtìnó Wtttnhò prìmar' dì ogni ahro data' 
fìiori, '^>inMata*^G0tv ttha '(vtA lèttera a Mé(!er 
Ftflièfc IVdtìmO,; Atélvéfèovo Teatino. Ce Frot- 
ro]« /^Iq quali fjon'liflb od metro partfóóbrte , p6r- 
^ìóech^'^oSòrió: &&aéet 6'' è' in Caozioaè/ cóme è 
larprr^na ^I Pctrat*<rà , da tìiiiè "adeflb accennata i 
^r ili Terzetti» ea^uifa dr Cantone t te anacréon. 
fiche i come fono q&elle di GirofaMo Beoirienì, 
(témpA^* ^té> rui$> ftÌMb^,> ^d In' ^\(ii .dti^èr^ ttié^ 
trr atMitff^^ ifóoa%fbl»^tìf»ieÀri&forfAari(ì!i'unà 
tacéoUA é^^^fiìi6é>^nmiè' a}\^ n9à( fen^ òrdlhé^ 

«!elle''<l>^'* ^^"1^^ ^ dettt a pròpofitoj ed alcu- 
1^ poi"- nò > di'pto^ertij , 'é di Aiofti , che alte 
^oit€f ^i^ibr^^tk^ ì^lfìtèhé^ , ^Hì^' ^Hté pei 
•ft^nfb'r^^ «(^l^<^^^'^^ ^iffi>l'ca(blf é rate 
-àtef^l^^ il ituv«iffi4^d< SdmSrifì»s(<(^jr^ri<icIié'«nl*'tf. 
. u H 00» 



5^ 

Scrofa , Vi*^ Wo» ^ fW5»*W»kdl«, |»6Hn»(, d! JDgRÌl 
altro ,.|[^r ,lM»l|«;il%l;c^^^Ai .>ptialQ(riAo^v , 

tifi dì. ìi^tJtiiM Gktm^f»- Ji^4im0giflr<i ^ d€9« 

(di ridicolo.} e talmeoce ^fingolare , jcbc }^\iio/kxti 
Lingua DQo dee 4>^a ,}foi»tkii^^\^^^tditvtc la 
g^o^ ., . j/p^eiutQ jeila, ;i?r^ .^dt 49flf<^ c^{».^|j^:i■atft^ 
ifSfùi^.di. J^oeiiav &f \viriq^9::<^i(^4l|(^(Hl(;H^ jQQO- 

(tfK^^ Hp[^Q ,av.vilj^:^%yci;ft, ilfriliJ» 4h^U«I(9>.ì: 'e, doli 
il i:o^me AtfmAsitit^c^ di AÌ^^npi ipt^ot^ « i4 



l [ ne. 



oetb folamente Ago(liiia<3t^Iih}f^t t» AUfofnta^no. 
re Scefaoo Vai di Prato, il quale fu-ObormèQ- 
datore di S. Spirito di Roma; «tf^ì^-Héffo iocoa* 
fervo maoofcritto ftA-^^&HWtt lìfè'f'oéld^, un 
graziofiflìnio compooimeoto , appelflffò S^- t^datt* 
te t che in qucAo luogo d' inferire titoioì 'tÌD'^rala- 
fciare, giudicando, >é1«e t>& ^a pfir^tflRfreiiggra* 
devole agli amatori delle Mufe « ^ • '^'^ 

lììc ego, ^ . ^ < 

Cbff aotf •A^*'5=' ^-'^^'^ ^ tiin;\.«^ .iV'O 
A eiafcun d* ejfere Amafitì ì '-'"'V^ •' »,! 
CiÀ gazando '■■ W ^'^ 

Dat§ ho il haitaé-^ i-^ • • •^" "^ ^' 
Agli fiudji ed al Ctattafia ,, t'^"^^ "' '^ * 

Per qualànqUf''^^ "4 «Vicv.\'iv ,\t%j» .vu/i 

lafortuuh iù refii intrepido t ^^'•■- ' • '-^ 
Expavefca, '^ 

Se in tagnefe»^^''- • ■ v ■'• ^^- • 'i »»v 
Mi riguarda il nifo lepido : ^ :;• i?t3 O 
Del rigore» ■ t *■/:"'•'••• *'^**^'A 

Jtf taatifper mi certìfco , / '* '* ' 
Con le pugna t _ '• \ -«'• • ^''^ 

J2 con r ugna i^'-i'''^ ''>■' <ì'\v51Ur :.0 
Mi contundo > e mi fearnijieo f »^*.oiv«> «\ c\. 
S* io parlava^ ^ ^ -p; . '. O 

■S» /o fputkòìf-f ^ V^-.:.\ Ti ;:> rv 'J^ i 'vD 
Mi pareva effer Efiodo » <''>'^'^ó» '.v^ 5 . < ! 
Or »r/ g0ZX9 ■ ^'"'"'^ 'i^^y>'\ 

Jl fiagbiozK9* '>^^^^^^'>'^ ^'"i-^ '^ "«'a ^^^tj-' 



Orfi Urte • ., . . ; .... .-., ,;. ,.- :.••, 

,Um vslfte i ; ... ^■.. , ,. ' ^: ij .-- .;.> 

Xiw v/tUtf amULfercMli^x .. i . -^n Vi»» 

Ci»* maneggi i mìei iìberculi, . . «% - - - ♦ 

Hi propinquo \ .,: . ^^. ^ .;,^ì; , .;: :. ; , 

Fi relinquo ^ ^ V'\ 

C^y?» adverbi ^ f dolci értkùìk^ ^* , 



Itfi» ri taf ciò ^ 



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''" ^.\., w l^ >:•. • ..l. ' 






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O gr4» fafcìo 
De* mici trimetri verficoHm 
Ufi mibif 
SlffaPs intrichi 

Sono i voflrì , Amore $ e Venere \ 

jib che cito ^ . 

Convertito 

Mi vedrete in poca ceaere^ ,< > -, 

O Cavezza .a-, ..\ :\-'y v. vJu u. A V 

Male avvezzai : ,» ''■ M 

O Folletto Trìfurctfero t = ^ 

Batti l* ale V. \ - 

Col tuo firale ,.,. ^ ,. „ j 

Ciò nel Regno di Lucifero t^ ^ 



,',' i ' -. -, '-À i ; «U. 






£ tu ancora ^ -,i;\ut •.•;.i\ Uv, •» < «■;>.••<,■. .o:» ^ ■ 
O Signora, . «- 

Frf»w altrove, \ ..- [-^ v-.'a-^ -,/; r..< v'A 

, Vanne dove ' . "o-.; .|^ \i^4 ^O 

Soglìon gir l* altre Pettegole ^l^jZ.i., ■., \\ 



<« J -4 



4% 

Mét the dico? ': ^^ :n:V 

Maledico ^( ,.. VV ■> , ../ :.'•> -. /. ^'L 
C/i Anapefii^ e i DitiramBicii \ . .•: i i.l 
Zi nel foco vv'V? w^A 

AnbUoco . c\v.V t\V^ i';- \.utt\ \»> uiiA vw ^-.Viì 
Sìa riposo co fuoi lamFtci^ /.V \t/) /.^l 

Eia eia ^•';*^ :*i' • vv. 

V 

Bpopeidf v\ ': .. i ; .. .•. •. *'v, 'i \. ;^'./ \ 
£/4 r voi precetti Stoici i V. ìà: ^ li 

E tu 9 Clio 9 f', s i.\'^il 

-F^ p«r , cb^io % V.jyì\;vai\:vi - : j^-'ì ••> «^ . ^^ ./ N. 
Mi diftempri in verfi Eroici • < . ^ u^ 
Ci&* io compili 'i /.^\ ' . ' ì 

J» ptu flut l^'■\.:.\x^i , ^ .; ' / * 

Op«j e fi cento volumtnì^ '*»>.. va H. 

EcVìom^erga v^^q'I t.vì^>M 

. Colie terga . t/i'"^ •', • ' - V.. ;.\ {\ W 

Di Parnafo fu^cacumìnì^ ... v- "> 

Di/conviene v. • ^'k;^'vV*ìì, 

Dìmoftrarff altrui CoUerico\ » n ^. \ ? /l 
C^r de* rei e .^ ti il 

Giorni, miei , . * - - : ^ **^ 

C)g»; p«»/a ^ climaterico. , .. \\. : , ' , xXh 

Su le porte . ^ : v^ •;» *. vr > 

Della Morte % :;v.v. ;w :. -.:ci Vto.i^ • ;*ri 
5ro d'un* empia a henepìacitoi - . fv tA -^Z 
Né mi giova ^ ' - '^•i^* • w"^^^ > * 

D<i tal prova/\ ' . \ -a, *:•. . -\A, e:u-\ 
P^r rttrarmi% o Livio» o T acito i' v%v';u% ;,c3 

F«/ Ufi La^io . "-.«o\t*^j -j. 

a Jiuové 



Nifùvo Orazio $ ' - VS ' ^ v>\^. 

Sfi cantai Glìcerìa^ o Thdan^ ^- Al 
Né la Greca T^. VvV ,/.>." 'A l . ^V; .•,.... t,. /i 
iM/<f rìbcca e. \ ^^u\ a 

Cede un iota al fuon dì Pindaro i ^ v.> i^^^^tK 

Dei Catullis * ^ ' '--"^ ^^A'^^ ^*; ^ .^"^ ^^^^ 

DritibuUi ' ^--\^. 

Ricercai /• 4f f r^"/^ , ^ ì mufcoP; * »v, /, \ \ 
£ fcoverfi ilùc.c *v/m^q iov? ^ W\^ 

Ne*lor verfi ,t'i) 4\n i 

AliquandQ errof maiuf colsi o\ :: ; ^ ^-c; i/l 

K4 la Gente m •* ' ."-li ^ '.*'.•: v/; ' H* \:;.- 

^ >• * 

Che mi fentf ^ \ 'C'V 

Mentovare f invìfibiUoS V\ i- :v^ v\ 

i5 wi noma |!vAv..\\lw'i^ o^^vr^ l;^ wvv^O 

L'alta Roma x.^^,^'\s^ ù'A-^ 3. 

il Poeta , W ^/l Virgilio é ^ • ■ ^ V ^ > 

Chi mi afcolta 
Qualche volta 
Mi celebra un gran Politico; ^^"X "--^V'^ 
Kè fermerò \x^y^r\s>, \x\^c^vy^>:s^: ta^CX 
Di me ^ejfo • ^r . -JO 

Provò mai pia fiero Crìtico l * ^ ^ » M ;\ . > 

JM4 ^^^ vaimi f • v\\ ;\^4;..V/>i ^ cv^^i; U'^O 
Cketra gli almi 'x\^^^ *i\ viZ 

Cantatori ancFìo mi nominila ^^5cl\ s^V.^'l 
Se la Afogi^,^*?''.V.vVv'"i^^ i* t/.\-.. :.'ti-'\-^ ^\Z 
Che m* impiaga \ : i- ^.a VA 

Hadefio^ ch'io mi di/uomini J^\ * *\ i^Vi 

Le perfone i\^.uà lv,i i-;'^». 

61: A vi DI 



'^ • ^ -r 



^r. 



tsv ounier/» 4i ^ff^JJ^rq ,41 q^iegfi UonMai ài\ 
CjIamM^g % n«9|(9 gtt4$fat «^ e piafi&vole . i^o cre^ 
4?. *«WW »j f?^ «I» ^nticliK^biwpri 4e|Ie flfiton 

ijf4va/^4*l ?Pflo|^ ^onjijwo s; ^ dJjgU egregi §c;v* 
tjQjji^ jcqpie .fbi.^rj^nieoc/: 4«:4^ve lì puoi« 49Ìr (o^ 

Ida fi( jpt^ianipbf affisr^q^a^^ cl^&jaoo^ ijaa^ i, R<^ 
f»*^ i^iwa^ ^««^1* Ijnfifta Co»«adio«^% ^ope« 

ÌPn% W «wn^ria y^er^adj i;iò per^^iAliiCjp, 

. .V .^fi|i :^»ffl Wr4' ,QW«>«»*» 4cgtì ^^icfeiiKftj 
IpajQJ > .« ^q^etU, ^«roie' tuftiche * oojtj^e ^Tì» 

|>nll0;, ÌQfl«;rQ. iino^o, fqa^ai^ia^Ci' ^ quelt rOI^9 

( i!> iib. 2. Eleg. 3. 




e forfè ne' tem^^i k)m kncórà'-^ tfél- ^juale jcftial«' 
che • frammento , o piccolo Uggia aeìtè ànthliG 
lapide I ed altrove è rimafo , ed lià'ocli'alloae 
data di fare erudH^'/ è àò^é'%(tèrvi'àoà^^i^)ìlm 
vfò OrfihfjìaHò Scaligero 'U^ràtéirÒ',' al Grtr-,. 
vio , fc ad «Itti xhUrfflìriìi Ctitiórì NeteffaTià' 
cófa è a chiunque '^^dera <R Ufai'e qdefta si fae-'^ 
ta Poefia ,' 1* éOere • pQ^edftère' Àtì < cókrótìto' Irà* ^ 
gaaggió Conradfnefco,' è de" gerghi f e dò* iiiot-l 
ti , che quei VHIaiM rò^idho 'fi AMs , latrali di vetff^ 
fono 'da qùègK V' che- ìicF pvAìtt) » • < hobile- lirfì * 




gcfjhno|liai8 éiarkyiglf9famentr' 
tróviàtori di qatftà» PÓéfià^ fé fó ooci ferrod , fui' 
fòno-ii Magnifico ììiòì*ènfzò de* 'Mèdici ,""é Luigi- 
Pulci: il pri<nò diede fdbfi^lctnH; fta<nze '/a W? 
/iciii ' 'mma\ 'e lì^H'eàshad' alcì^b- àMe ab cb^-^ 
pofe la hfOé^deìh'^^Beca r ^ (émffti'^iff'^'Pnettzi: fa,^ 
clirbt^iimà'niente'd 'efércitò' in qùeRàPùeia', an- 
che- fiod-V tèwip?nt)ftfÌ7 poiché- itrà molti ialtri 
fi è ^fegdalatoiFrahccfA) '3aldcfVìM ', Prtót^' # 
'ft'P^Wtita ih actb '^HtW, <ìPiiualF, fdiftd nSliftrdf 
#tVfolant> Bratrdiicci > pubbRir» JTLt^até'Slf ÓM 
ita4^Jrrìt/hib U'ùttàieà tìàtit, 'cériipo^mem'. cèti 
ttiìnéfìte nei futj' genere bellici m'o. Ma nei jòrirt- 
eiì^bidel ScCoIa >aira*y' la ■ Cotì?aarnèfòa -Pòefia 
^ iuei^itltatii >a«»i<{À%^^'^^ <fò ^nf^àlcvd r'i^i 
«MtVhefI* ^A'grtóla ^oh^t^i^it'. €n^\^' <> if^tjfè^ 
le*^llìl fua Commedia} nominata La Tancia t fé 



«5 

veieta la lingua ruftica del Contado di Firenze 
efTere baftevolmente capace di tutte le bellezze 
comiche, che nelle Goaiaiedie di Plauto > e di 
Teren:^ il TavYffana. 

Ciò baderà avere accennato^ intorno a quefte 
tre fpezie di Poefia ridicola , che ha la ooftra 
lingua t cioè Burchiellefca » Pedancefca 9 e Cot^ 
tadineCca^j Xcnza fffroìzxvjii Topica' eòo uiijungo 
ragionamento/ perciocché noa per altro mi è 
piacuito di farne qualche parola , fé non fola- 
mente per effierc, elleno 1 còme ^C diffi » molto 
vicine alla gìocofa Satira , della quale » infieme 
colla Satira feria 1 ho intefo principalmeoce di 
trattare; nelle quaU due maniere dì ^atireggia- 
re, la vera^ iq buona Satira' ìraliana ù raggira : 
ond* è| che chiaramente fi vede eflfere in ciò l*. 
Italiana Poefia 9 ficcome fin fui principio non 
dubitai di affermare j alta Grecai ed alla Latina 
fuperiore : perciocché la Greca ^ benché abbia 
la Satirica Poefia, non ha la Satira , ficcbé el« 
la Ga un Poema di per fé , e la Latina , benché 
^bbia la Satira , nulladimeòo'^ non M| altra Sa- 
tira^ che di carattere Serio, del Gióofo cooti« 
nuato afiafbo priva ^ e manchevole Èmaneodo. 





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Sii 



r^ 



un 'mtcntatum 

iipftri Jiqutrf Vtitic. 



X 



DISSERTAZIONE 

DELL' IPOCRISIA 

DE' LETTERATI. 



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1^ 1 



... ''9 
DELLA 

IP OC RI SIA 

DEGLI UOMINI LETTERAn 

piSSERTAZIONE 

DICbOTfOltE 

GIUS ETTE Bl^KCHini 

D I P R A T O. 

I UANTE volte le operazioni degli 
I Uomini io prendo meco medefìmo 
atteniamente a confiderare> tante 
I alircrì io chiarìffima cognizione io 
«ngo , che nel Mondo ad altra 
' > più non fi penfa , Te non con mol- 
te , e di verfe maniere , e fecondo la profeflìo- 
'ne di ciarcfaedtinO} a £itfi credere , affai più. di 
quello, che porta ieco la verità, di maggior va- 
lore coifeduo.e-di beni più fibgolati, e preg»> 
voli ,' cod d'ioimo, tsmt di corpo arrichito . 
■ On4- 






7Ò 

Dnd**è« che io giudico» che Petronio Arbitro» 
tra ttiitc licenziare, e hiiùmcvoìì cofe> €ÌiSégìì^ 
fcrìffe 9 (aggtameote ragionale » i;ÌÌ0t àept/ndw 
fgiì di Afe 9 che Tp^i»^ fere mundm 0x^ffeà B^h^' 
mìam . Imperciocché ficcoflRte gì* léiìiMii V # ^ 
foro, elle le Comm e di e ^ e fé T«^g^e'fepN^t' 
Teatri rapprefantana, nofi fi'ianni»al Popolo ve- 
dere quali verameitre c^^no» ma bensì d^ infoli- 
tiii e non fitcì abiti , odi abbigjianioiiti a^ni ^ 
ffci Serti j^ Mierca tanti t-etRegLtfl pulkbfico dmaà 
nifellaaoi; cosi appunto da. qjiiafi tutti gli. Uomini 
fi opera / poìfcbè egttoo noìi co^ loro prb|ft*| or* 
naaitntft e c^II» Ioroequ«tkà'|u»ft> « ^^^V^f 
i&a orai Gogli .altmi /fttgii^ c^ wlldfcse ^ or A. doiI 
infinite t ed alterate doti^ e orerogacive di fare 
pompofa moffra dì loto ^tm pr&ccuraoo . La 
qual ' maoknh d' opepre 'ipoerafia ^utfhnmte 
chiamar ù puote ; percioecoè , fé al parérèf dt 
S Ago fi ino » Q^ fw vttit tàdcpi quo4 a«ir e/l , Hypa^ 
crìta efiy così gli Uomini > le proprie debolezze 
MfòonaOTdo-> dbfoleftibfg ^^MÉikì, e bontà idctf^ 
naodofi^ e v^okodd io tal maaiei^ farli credere ^ 
o federe, per qiueglf^ che veramente non (ot^o^ 
occeifewamciitc q^ioo £aianÉa tutti quanti Ipo« 
crìùi e.ddSd Ijaodeifia^ àppafimMi fegvzci^ La 
4^WBki cofar io ftorm largàosootei^ e con wM^àiB^ 
AilTime pròvr in qitaHivpglià qaalfiià d^ Pcrfouf 
dimoAraite; md pereb^ Ditoppo: Iungtf.ti.tf ;gt1inid<^ 
inptefa farebbe f 105 indir izzcir infida n^cbce it'poi^ 
Aano:agli,Uoimrioii Lettvnii» .e?ipfo<atlMlÒJd^«1;|• 
dwo d^pfeisdo^iii bau» fmtuiit 'iftÈ^$ Iptath 

nic* 



*> • 



j 



7* 
r^v0^ per le ^U9ilr s^losegoaoo prei^Td ftll« g^ou^ 

d| fgrfi «re4cM ai{a3 p^i di quellp j «he eglino 
ftffQ f fi in^ggior^e e/limaziaqe «cquitìarfi , che 
^* PP9 qperiranp ^ accioQ^bè ftoiT^oo q^i^di pU 
^i^r motivo 4ì tfala^iare iio ^ facto f>iafiai^< 
ì{Qle piod9 4i ppfirve . . 

)[.£ per 49re cami^cìiaipeato a quefta maieria; 
q^aAtii e quanti Libri fi vf^dono tutcogiornp ef- 
jy^fe jQampf^ri» ue'qi^ali oltre alta iiaguaj in cut^ 
eglino icrittCi furono, fi ved^ a le refi i cj^e ioffiri- 
tp fon9 ipoltilfime pai;ole^ « (eotense Greche i 
ebraiche, 2vfi^c^» e di lingue viveoci ancora ». 
€oq)iC della FranzXiTe , SpagiQualai ed Inglefe, di 
manièra che queilì sì fatti Libri ad un panno ver« 
gatp^ ovvero ad un C^entone » come akri giudi- 
cò: I bene aii^migliàfi^ fi potrebbero ? £ (e ^li 
i^ijitpri di e<ffi del cuore l' interno , ed il fine ^ 
€hfi £gjli p^berq, per ù ^tta manipr^ operjindo^ 
4ifcppm€ vokiTero, «oq vi ha dub^9 yeruno » 
ijfef gfyooofcercbbej cjb^ ppr apparire di moìtfi , « 
varie Mflg^e pofledi^ori^ ciò fecero; I^ddove^egli^ 
fio appena ima Aip:crficiale cognij^ippe debile mPr 
defime vivranno /blamente ^ p fwfe di aietia^ dì 
e^^e noQ alitro, che (Cx^ofcerej e formar^ le pa- 
role, fi fif^plaric 4g\ìe ppere altrui, fi M'Cp(f 
^ci %i^aI^eoite , fppr^nno. ^ iir,a e0i vi farao- 
joo oon pochi p chf , venen4p l^r^ iSlJle i^oi qualf 
(che Greco jLibrp fii^h verfiAf^ latina di rMConii 
StQ 4 Je(tp,CSi:fC0j|,^)cpDÌ fiagi di q^tfllo,Awo. 
fS ; «v^* (m -^(ìnitmk^tf *ogIi . 0e^ carafteri 
.<#fffii «OT^ne9;, o ppi, l^er {9f fl<|r(i 4i q»c)U 

lin- 



lingua intèndenti; fotto a'medcfidfìi la Verfionei^ 
da efli fatta in noflra Ung^uai collocheranno; Ma 
affai volte egli accaderà^ che avendo la loroTo-* 
fcana verfione dalla verfiohe Latina fatta, e non' 
già dal Tefto Greco I moki equivoci i sbàgli 9 isd- 
errori prenderanno » e talora a* Greci Scrittori 
quelle cofe faranno dire» che né meno vi peofa- 
rono* E così nel!' iftelTa tempo, che fi sforzano 
di farfi credere Uom^ini erudkìflimi dalle idiote 
perfonci coloro poi» che da Orario chiamati fa- 
rebbero f munii a narif ^ e cbe vedono » come per 
proverbio dir fì fuolci ii pei ne li* uovo ^ gli giudi» 
cheranno maifempre uomini vani » uomini ^ che 
apparir vogliono per quei^ che noti fono , 

io non pretendo già , che gli 'Scrittori nello 
(lendere le Opere loro abbiano a tralafciare , 
quando il bifogno lo richieda , di portare» e tra- 
fcrivere le altrui fentenze in quella Lingua ap«' 
punto» in cui da^ propri Autoriformate» e fcrit- 
te furono; poiché affai volte fa di meftiere ciò 
farei per dar più forza» e credito al difcorfo^ t 
alle ragioni» che addurre fi fogliono» e per mag« 
giore tUuflramento della materia » che fi tratta* 
Ma io dico ben$ì j che non fi debbono già ri* 
empiere i Libri con poco» ó niuho difceraimen- 
to» di caratteri Greci» ed Ebraici» e d*altri sì 
fatti; poiché Una tal maniera d'operare faràfenW 
pre giudicata praticarfi da coloro » che pieni di 
vanità» bramano cfier coiifiderati' per gran Dot- 
tori » quando é* iìofi faratobb àpptnà altró^che 
Baàellteri. Io vorriiv che coiloiffi òfiTerya^éro » 

come 



X 



j 




fi 

f^é IfSegHisraé- due tnaggìoFÌ "d'' ogni e43c<etioh« 4 
uno det^k «Gemilicl^; « If^aUro HeKSciftìaWc^fflo:} 
e Vèdrebbird , ^ chte^iGkébne ^ : béaàih <;d«^ 3Qr«e9 

quel grande Oratore I e Filofofo, <^e-e-' fu, obi»' 
linovamthte^* Opató di Prjitonfe , « h Orazioni 
di • "^em^iibe ^ttàhSt i> «bndimeiionjrarinìme 

€i>cèi'' Aa«é^i^ fpà^lCl6iil■ «d^i'ilfféVli ^- e'ivèdrebbwo 
ai ah3s3.''(S^(^mo ,'»tl ^ale , dhr« aHa 
_ la >L|^tiiaa^> ip{Of(Midaciién»' alcfe^v^a. Greca , ' 
r^brea/'fe Siriaìca'i^ è'ia Caldea fapeodo ;^6on 
poi-tò otllf tawre'fttè O^ai p&role Idi quefteJioh 
SHVP o<^(Mt«nte beiate med«fiì»e Vctii«6Ì /^feu^on 
^a kUnùà cìMoCikàio^ ;'e"-ni>A )gli'-piaict|iie: di 
Vo^afle col^f^co» |)er >o(lefttazioae , -ma giudizio- 
Ana^fite io quei luoghi folo'le pofe , e collocò » 
«i qtiillf' /VAtsa q«ìelhì^<t)nto^trdnatr.p?iyi 4eUa ne> 
teifaMa^fór^ar^^blst^ii^aexVttile ^ coloro offer* 
^alTéro' at't^fltainlttmé'V focàii vogW^daré a'<:r0- 
dere , che fori^ della loro Ipocrifia fi-ncrgogae- 
rebbèho.- • • ;'-^t '■' - < " ■ .''•■ :.>. • 

' -II.' M>a n«Nn mAÌo>T|M)C^ili' £900. altresì ql>egli 
<5$ritt^k, i qu^i f ì8n&hdGrMi^ar«'ani« lubt» 'grodì, 
^e ' grandi ^^ uifti V 1itci(tt:ch^ p6if ^q iieftà ^ia iglfM. 
^acio-ad ^quifta^f^gmti lumte, gli ritftitfpioho 4i 
'«^ ^ìveffb , <' fò)i]flalii^dinà triaterià , che '«*'& 
fooovpropórft df' éttttftrft > ^4^:)igiiìl^a'|^'a quil!^ 
' ^i^rtfffidfii IftcÀd^ j, t Ondl^^ ì' «hoP irgU- accada 
*^' ' K poi, 



.f 



74 

poi. , .«He i ifài^rligptpfk^ li. f^tfiSiOpV » -iN- 
c;reÌtc«MlOTÌoro hh^cMttf^ #, «ite, <;I^«i fetìapte te^ 
diofe rmrfiiranDoyJ^e.le iftAEtfio «(fai voli:e fot b«l 

MVt^gj^ofo '/^dùti^ 4^VjA>t9ri « .tin' liba tal 

!•' 'Sét^ìUt w Jìho jfftpiot/iUif Perfius .«»•> 
R ^tiiqdi j^ ^' i^i A9,\^<arti pìwtoQp .«Hf^e Aiv 

^ .ddla^Ctiiat ch^ itehbejM legU è:di.|^c4.4B«l^^ 
.Taecbi.ude lAOndkiienp Jb .fe<;;fteir0 4n '^Mt^np 
giudizio > ,ad è oda f>i«iu,vnetiee2j,>r^lùtg^ri9 
jdeJJat^ircj(Baf)a', ^«tgu>:<3diAe(6,j ^ct^^aoi^^taipii*^ 
giamunù.fli coaapariire i»:^ul>Jbittxlj Scrittore^ ^ 
xerti gran volumi,, de* quali,* gnoo j8vend%>!sgU^ 
^(nù A^oke^vAlcfo .di xonAdera{>ile:« .i:b« .Ja.|»9p«ia 
.jvadotoa , 'J»en : dir. ip&ttjthìfeA 'dtf< .lorQ >A||M>rì j 

«e lift ^mttfi^J^ imediefimì .Tolufni t^iMlla^ Xeqtenza 
4t <ì»\ìim9to pr^^« Atm6o.i U» ^jitf JUbro^è un 
gran male. PJutaitcó, tC Scocca ^ .die fjucono ^ufi 
gfWirtJFMoii^ , .cfce dgi»wlO''i»,, icr«ffe«tf piiìcoli 
Xummii « l>fbrt '^igi&Aa.gr^iideua ^ <«èe tp^ì 

-;l<fghi i .'.edi «B «ptti^^ttti JQiidfi^ qii^nfe > 4s .^ua)t 
'^An «ofip fgli tiiciidEe ^ v«i<rflQ(}bìiìfe.?.Noir^cgeM< 

.■■-l -.'i" 5. -Gre- 



S.<7regorio, e A*ÌUti SàMi Piàr't «ielle Chi éfa , 
{» molti volumi riccoìtc'f^ìeftìfkiw ^ ti'&fti»i^ 
tt Librerie, Ut» e^ino^ tfotr (romporerfr"gi&.: à^^vÈh 
kntto <aà(ùftti0 tfr quet' groflp Voìtìtm^ } hrdriò 
beo») ioqttella« grandezza' ridotti dàgH- Staanptee*- 
fi. , i quatr Jfe(»arandor le' mAterie ior giiKIi i t 
«Oli gnintftflHlli^ 'hbri< dagli^ Atttof'f ONi^ieg^ter, t 
poi iofieme- aiMmdole >- ed ogniioa'' «P- foir-liiégo 
ponendo r' ^tttìK90r ^ *<g^ pubblicar le Opere » a 
dar foéri <ìii«r fhorti> è grair rófutni',' «né' caoco 
la Cb^efftctiOib'iltuilrana, e* diiènddiMy; f& non 
iHiiimOy 11^- condanno lo forirer» 'libri' cUgroilc 
ihote , <|i)xHklD> la- Rittteria , ed ; If bìf<vg)io" Io i1>' 
cbiàdr, coittteYaittf^lJMaioigirattdf'>ehe *» i^aecsU'c 
ed a6n»^; fiainoo faUlO; ma iMnlodobeiMr/eiic 
io cdó^onefldo> feoza^ diiicerftinrento rb'uoQ gu- 
Ao, e Upiiùt& giodizìer» <dr molte eofe fi cracei r ^o( 
per eoAparìrir óeft Mbndo' Sc)-ictorr di* grùSi^ Tei- 
mij e così alla pfoprja vamtà tod^^fare;^ poiché 
per qoeft» maltiera' ntìti fi ià> alcrcr dr bóóno, £r 
non dare océfffione dr lavonrre, e di guadaglMiMr 
agli StjHitiniprer^r £ qui raccMCerò eiò i che ^gli* 
■kvrteant Cd Ertoiot Ftii'eavò > celebte Xeirertféto 
<3fcràhi6ntaflkri> il quafe eiTènifo ier AnKTerfir i ed 
-eàcraiido un ffOtt» nelFa Sif oiperia* -dir Bafd^i&r 
Mdréto , kÉKÌ , the qttefti gli rionipr<nrere^ , che 
égli Ayla Olente Libri ai'|>f^o)tf oiole compone* 
^f*, e-che periHd d* Iiu^poco utilr «Uà foa Bep- 
i«g(ii[ pi^^Dh^a; p«« 1» qttàl cofa £i^cio Pntearto 
féftb <»itt fé ife sjido/i le fpalte al Mofcto i for« 
te "fdeigii<^» voltando . > 

K » III. 



UadMtMlMHa 



< 



^ Ili. ^QJ^|^»to jjoi n^snp degiji di .rifa» :e<>Ior9:, :t 
<4«aU P6« gujid^nar «roiico «i; IproLibrl^ .f^i^) 
A;q«»«g!J-«i» Froote/piaio. di'!«ioi{i9 puro^?- rifiat- 
ilo » promc^teodgr con ^ffc.di trattare igr/io4i < ^4 

utili cofe, facile .cofa Tata il ..giudicarne dji. ogpur 
4)Oj eziandio ^e abbia, mediocre difcernìnien^to^ 
pod'À, ich« s)d effi^ bwJA appirópri^c 5 puolf 
<M^.i;.cbe.idi/Je QwzipcoèllatPospwfijL, -i^, j 

< ■ -Dìffittif h pif^cm .muì/er formcfA fftpfnHi'X , 

/QgUooa.,^04rQ aifai volte porre oe'if rpP.««/fe(5f 
qup^le ^<pecjofe pwole» Qpuff fx^f^ft^.- Opus, Vk^ff 

^*&Sà ^éijofopkit ti^mnihs UfefAW m^gp^pffr p'cfif 

^éiftn y ^ ajcri ipqnigliaflti , ma fiel. corpo :deU 
4'Pp9ra mai)c« fpoltM«)Ot di cibi «he proaiiCe- 
XO,, e quel poeo>. ohe ti fi rijroìva , egli è roa- 
4Ktne^«e', e-cw difprdine itun^gifito.,- e difpo- 
ilfitV e faterà: <»« .linguaggio .;a^«q;barJbarp , 
j^,ÌRCul(0} icalch^ cK^loroj 'Che 'troppo .curiofi al 
:ff9,o|(e(pizio averao^o. crcd^itp^,, rimai^<3ioo .pòi 
;ipiannatj| « deluii». N^ .moI(^ jiieofp degpi (oop 
i4l«orf.CfciviC.Ccarti &crt«W I ftbe iiotì?olwff>i Ì9- 
1*0 ^tJ^ri.wft 5#rt«?.fti»i».iil;pj|rl^«<c, pi^.f«opf^ 
TalhÌJoHdfe:» -ora .tr«pipo li^ercate,^ ed affettate „ 
itcok iemprc però biafi(ftevoli:« ;da^chi i'ocrimo g;«- 
.fto di Letteraruid pi^ede > co(n« per e^i^^io 
4«4£(le Carieoo-: tu G^nift 4gi parAMì^t 

.glianti 4 jlmp^rCÀocchi^:^ fd tv<» riB«Wìamffi ag^ %ti 
tichi fapienù Uomini , Gr$bi «ji^ l^Ui/^iuS»^ 

.' 1 £ Il volte 



*7^;u - 






^7 

Volfc -pofcro I- TttfJi afl^ca. Cotnpomménti ^ pak 

<i)è)per.lo piìi.<gli:>è «^iv^nutQs t:hc ;i Cppifti', 

ovyèfo il JLetter»ci.)iie! CAonpi ,piìi baffi , la Quegli 

^(li.glk;tùoqo ~,;(mi 'però poa taoìf^ &eào(pcÀ\0t 

.QC, e (giuduio.) «-..quacido egHno.tn$4e6mi gli al^ 

«biano to {tcxitcMÌlp Oper« loro- adoperaci» haRoo 

$«& £àtCQ , .fwt». pqcbe > «. /SMipUiCiy #4 «iCpfiaijenci 

parolr» come vQtftsnetkt^f^r 6>i>ét»!i Qi>lbi:^«flii 

laofft, e:dal ^ttouC^fCo ^«j.oe 4$4pc(}Vqb^. 1'm(q 

di qoefti ^ficteaù titoli ,. fotSc: fiò-ì <ih9^ da alaiuta 

ftlda cagloflc i-^al. defi.d«rio di rendere: più- jurimi^f 

«»bilirqttclle Opier:^^ ojW; 6, leggftapii.cprtVlwfle.j 

l>cacbè.i! per 99i(i:d\ffi, rpiù tofto djgpedi «tìtepa- 

.tiia«iìt9 ye0gcjtid>.pcr sì fatU; oaanMIla» coAuui- 

té'vt^dla tatti del fecoKo paflTatt^/. ttì^ cut iblit» 

cq/^ era porre a* Sonetù. luoghi, e ftrepìtofi titor ^^ 

li» lo cbe cTfi. (cgm di quella.barMrie^.cbe io? 

tpriiq alla ..Tpfcana PoUffià occupata ay«a; (buon» 

pàrtfiììdtild PeQpc d'Itifliai faccpotafi,., ic^e S«U 

vadore Rofa Napolitano > correggendo ^r.certo 

•Poefia.di'quefto abufo» ed efortandolo a n0iiQ^o> 

tiifie , in cima a'Son^tti ticglo alcaao > q Targo- 
(«arotQ^de* toedefioii » gli ^ceflfe .francameflre » e 
-CM|9 mvììfiititrim.prqpfii:.^. X^a/cijth dìrìeh ^IhS^ " 

. I Vv.Non credono alcutn di potere eòa -fotta fo.' 
• Ìpttta:uQne ».ie d«$&ro^:^ loro Libri pubbìkàre > /<P 
-Ibeiio iiir«rj«e ^ Hi : friMjte a'jpedefimji ^I pr^prio^o* 
iìne ,, iioni'.acGOfl^àgnanf^ooHo ff^c^io^p tUoIft,. àr 
idi' T«o1o^.j .or di Filolofo/ ed or d< Iftoriogral^, 
.e.Gao^Uf^di 'falche grAn^ciosipe» aMonar- 
. < * * ca, 



7» 

ca, qaafi che gii Uomliii veramente eruditi ^ e 

dbrti » pìh debbano^ (limare quella Taniià ài tìm- 
li t che la dottnaa^ t*" erodhcìooe ^ II buco giadi^ 
ciò 9 l^dttimp gufto^ coffe qnaìt cofe fa di me* 
' lliere i Libri comporre» e fenza te quall^ooo f»» 
raono giammai tenuti io pregio veruno » e prima 
delld fleflb Autore «orimnoo , ed affatto (e ne 
^derft là memoria > Rifletfaaapufe «oftoro « 
che, fecondo quei" noftirò TofoaiM l^roverbtpy if 
J«rdir viair Mif ^^ iif^ffo di fréfca ; e che quello 
al fatto vano ioorpellamienro i ed efteroa dorata* 
ta nulla cooferifbe al bello t c\» déntro alle ope- 
re effijr dee; Onde l\ che fé cileno manche voli 
faranno deUa neceflaria interna- heltexza » fi po- 
tranno alTomiglrare ai fepoIcri> beili al di fuori ^ 
ma internamente pieni di offa % e di vermi '» co- 
me iteeS. Matteo, quando difie agli Scribi, ed 
a^Farifei , Ipocriti del Vangelo -SirnHercfiìs fc^ 
fuìirU deaìtétiif ovvero dir fi potrà col Beroi ^ 

Im fé pò Ieri dipinti Oente m^n'a , 
Oltre di che i fé bene addentro fi confidererà co- 
me vada la bifbgnai fi conofcerà certamenco , xhe 
coftoro per la maggior parte j non mai fer^frooo 
quei Principi nel (larattere.j ma ufficio, <fae egli- 
' no fi danno, ed arrogano ; poiché fenza effiorèt 
né flieab^una^'* volta, chiamati io Coofiglio, {tn^ 
M éfifere fiato loro gktmnnai dato ordine di feri- 
T«re Ifiorife I e fenza aver mai rtoevnca comkmf- 
'fiooe vei^una, fQlatinente quei 'titoli onorar j , e di 
fpmo nome proccurarì aVranoo per foddiafare alte 
propria* ambiuone i ed i qùaii 'non per diftinaio* 

ne» 



7Ì 
•t ; e i:«eff0»i<ììniftiitft iM lord vmitù 4 na per 

altrui fàVore avrMoo poi iMtenuti • Qaiodi è » 
cii« a4 ègQuao di oofteroi che i|iiefti iraoi titoli 
adq>elra> fi poeta dire ciò 9 che diffe il Cardio»* 
le Atiìgo Nofv^ad un foo celebre dAvverfario j 
che il Tuo nome eoo inolci tttoK pon^fameote 
adotBava 1 cioè Magmts e$ ArJfiìo ». 

Vi Dietro a cofior o moki , altri fé oe vatioo 
accora kÌ quali fanno fuo pregip Taoda» il pro^ 
prìb none mutaiidofi 1 ora fcboifbtaodolacofi ceiv 
ti oooiii tolti in prefio da* Lafioìv-otà cofnpoh 
laendolo di intero eoo pait)Ie Greefae ^ accoav»» 
date all'atia ^ ed alla oa tura del Tiofcaoo^ o??e- 
j-0 del Latino, Lìi^a^a.^ ed 'ora alcuni oopiii 
*capr jeciofi adoperando^ i t]iaisUi . più tofla la bau 
bartei chaia gentilezza # ed il jbuoo gufta» che 
deve femprfe accoinpagobre MJfomo di Lettere» 
dtnwftf etanno. Pefifanò ^ueftì tali di diflingueré» 
ed ac^utflarii nel Mondo maggior icortcetto» cosi 
facendo; 2ina /il: rio9fdili^^di ciò > che io qittfto 
pttpdCoó àìfft |)Cille ^Satire T Arioflo.'- , 

J^^fi : ièf ìi J9omf i Imon CtM^écj iffg^imii^ 

E tbf y^uei mgìm S^atfhia a far Poetm^ 

' Chc-^non féfà lo fiadw éi m^ìVsnài. 

I0 ro^:)clbe molti gifta Lettexati^ ed Uooiiiii de« 

gni di S^oia ìbaqnot praticato^ e prarkauo ta(c 

tttttayigf itna ibmigllaii«e cofa t come tra ^li al« 

: trii qjiiel <iiuliodiC^hbriéi , che i^hiamare £ if^lle 

JPompdfthLit^l hc»pp Sama^z^é^ che fijpotntnò 

4dVo &in(tto\'CbvMmi Pontén 9 che appelloifi 

Cìoviano-^ 4nt0m0fÌACwttt chft.fi volle £ir oo« 

oo(ce- 



/ 



i 



qusftl taip noti |ià )ierittffao^Mav;e'boMòr« dt«: 

vdrfo '1* eradica 'Aitttch/cà/^cohfdftar^, ed ^m*^ 
mo 9 e AiAioUi acia'efc^re allk GiofV*ebi£r per Io' 
t^ìrtu^fa meste opera te V H propilei nomeiifeiiicaré) 
no; come di P9mpciinio>L&roj clie per quefia- das 
gìone grandi difavventura innocente mente fuVco- 
^rettò a^^ Soffrire) jpdr\ akri non 'p^ii^r^Létceitirii 
nel' Pont^ft^Cd <&i Piala' IL Jafd&:'forit«t> il P9i^ 
•ctga^MlIarcvtfà'di éflb Poatefipe:;^ An^c% Ì0»»kjit 

\€niuìaìión€ :^d ^ÌTtmcp^ incitarrni . £ folaitresli^ 
-che pèp vina :f<nfnì]^«|ncè ^cagioii» cmì à^^ 
^«aolxe. èradite, « ndUri ^ecàdoll^e>d^ Italia i fo 
.qirali nella «iwfààibne de^ noiAi 4e'ioTo Accado- 
n^icr non aUro motivo hanno 1 né altrove ih- 
dÌTÌZc;2^nó la 4o>o intentione^^ ic nbn a far ^ », 
iCte/ ^giino ocoafione abbiano di èferoìtaré b in- 
gegno % e di rimràcciaie r^a i e fcelta cfadf- 
zìphr ; 4a q4»a{è per bene ; e gtadiiiorajmente 
ritrovare, ed imporre nuovi, ed Accadèmici no- 
mi I Alfa fempremai neceifaria . C^n^qiìefto, ed 
akMi aoa^dlverfd ftne |Àidtre folanmrnté e/1^ 1b- 
r^ei^oieiiia nfqra^ioitfr delnnome^ ià cfnaìéi^lk^ifat- 
ca ifiKràr per aequlAarfi cr«di^o > e fl^Mna^^^^tè-^ifa 
- cgfri ioccaiione vH nuovo n<me'adoperelaif&^?c^^ 
^.H «pròprio fofle^, certtimttìt^ twA^-^r* **!- 
;ctùia talewtttoiM» \ d* ottimii ilffceriii»ei«o'^ xJbe 
0»»^ ikxxk Tv^cà (nonP^oùdfttttfiV'^^ ;:^.*w:.i-> 



#■ -^s-^*-- 



_• _ , ti , 

Vt Non ù pu& diri: $ th« operine i Ce non 
con vanirai e profunìiqhe coioroj i quali ^ veg«' 
gendo» che ad alcuni giran* Leeeeratì , o per la 
nagniticeozA, e remanerazione di Principi gran« 
diV o per I*^lr r ili giuda eftimazione, fona (lare* 
talora alcune' medaglie gettate colla loro effigie,' 
e con tovefól aliudent! alle loro imprefc lettera-* 
tìci ed alte fadolèadi » ch« profeiTarono , fi fiu« 
dikaò i é ^ingéj^nàno ^on afcofo artifizio di ot- 
tenere' un 6QSÌ fatto onore' I é fatino apparire^/ 
ohé'fion ^i di\ pfopri^o deddério , 6 dalla pro- 
pria volontà fieno ftate loro fatte e medaglie^ 
^ ritratti I e talora ne^j^roprj Libri iAfefrftane là 
ftàcìipa^ ma bensì d^U" altrui bene^oKent&a^ quan^ 
do veramente eglino deffi faranno fiati coloro ; 
die ne avratino fatttf la Tpefai o almeno avrannti 
ttato ìrutfó l'impulfo per far ciò» e forfè farà fiaf« 
ta lord invenzione 1' anpaflTiooato ? itrovameotò 
dò* rovfcfcfc . Qiiefti fomigltanti ofn(Ari , ficcome 
fion'^niìo, e non coflitùm:ònd aUrùi'gran ^Let- 
terato ^ fé vera Aitfftté tale * non fia , * cfos) anccìr^ là 
di itiefiiere non ricercargli profuntuofa ménte ^^ 
ma ben^i ricevergli conf incfifl^erénza l'-Qua^cfo dal 
giudizfo Itt^Ab V e <ìrrappà(fi(>nato ^sfgti aRri ne 
rengòtìo fatii >^^icfeè; akHmenci operando , il 
lirofo'di leggiero i le di i^atìò sfuggii' non fi pun- 
te. Ai 'ceiebratì^tmo Francefco Redi il Gran- 
duca dt Tofcaoa fece gettare tre bellifiìme me- 
dàglie com tre iogegnc^S e '^lififeréó^ì rovefci : 
ed al dottiflfidio Lorenzo JBeHihi una hiedaglia fa 
€atta <la <hi ben^conofoea il méi^ fihgoIariAimò 

L disi 



k 



di Sii ^rand» Uomo , • pel ^'orcfcio della quale il 

ipoltiplfcè ptofoodìSìmo (fipttp dì luì maraviglio-* 

(«mente fi rapprefeii[can ,];SÌon fp^p Qs^ocaci però 

U(>a)ini letteratiffimii e di chìafo ilIiiAre Domet 

cbe ricalato hanno qoe (io onori? .:t|^aecootaQ ^. 

che Marco Velfero d* Augafta .^ e Giovanvin- 

cencio Pioello Gcoqvcfe. 090 wolUro mai p^r- 

mettete > ch^ >fewp. foffe/il, Ioko. ritratto; ^e, Ga* 

fparo. Moppio^ o<jo |afci6 «ìan?j?wMd&T^ H /^o ri-; 

tratto;, ;0 /qrlja xel%, ,0 /ul;,^br^Hi%9;;bj?nfif)èidi|:e(i 

ancora , £jb^ xcs\ eglì.operaffe g poiché temea j. 

qhe V (uoinemjcij, che molti er^pov OQo 'fskctfTc* 

IO fu la :fqa.ic$gi^ jfiu^iche maUja , ed incaore/imo^ 

a, lui nopjy^r. J^DCpia neJle^iiefHi À^Vi Inamidi 

grandi Jia^c}^ allp rMokq ;ÌQogo fomiglianti.iìmc}? 

ri vaniflifiiì « Fu -già loftancemeatè dalla Jlei^ìna di 

Pru(ria.dpjmar\d3.^o Al:^randuca il litratco.di An^ 

iqnio Magliàboctiii e ijueil ^Valentuomo Aon.vol* 

le linai .fot«K»urfi 4i Wiaffi rjtrarr«/:talcbè.:i 

j)%(i[if9f<vWe^^d aniìeodue quél Principi,^ j>ifogoi^ » 

,cko.41 PM^toce^^oe facefie 41 ritr;atto di fBLZÙxifù , e4 

alla .macchia .. Beo iranno sl ?prqpoefito xti ^quefta 

mfit^i'ia qqeì jdue. verfi «di rDvfdioj 

Certaxoia^jby che 1 jiit^^tit «de i vi» brofi Uomini 
iianp \un .«rnauMnto ,grandiffimo ilelle Bibliot^* 
che, de; i Hiifei, >e ideile Gallerie ; iC ficrii^ono ài. 
tresì , 4^011^ :4i i^mo\OiB .ai^ r>pófl^:i ^^; ^Kxiocchè 
l^rendano 4 6aIca^^,iegl<tfÌAre veftigtti^i chi vir* 
«Ijiofajmeot^ opetÀ ; ina fa il* uopoì ;chtf/fhi ha d% 

gode- 



«5. 

fodere Pohoré: del ritratto^ ci dèìlà tite#ag»a ^ 
oon s' im6re({} nel neercaifo i e fempre^móM 
di avèfrlonkèv^tó^^ /èt^z^ ttivemre^ Aipt^fba^i é 
Vioagloriofo *- * • ^- '•*' ^"'^ ' , r • ^* ^'^ 

porrebbero affbmigliare a colora^ che delle pub# 
blichc piazze H meftrero fmnÀ del Crarlatano ì 
èvVero'dìÉI CMrambMcay éhedrr fif voglia ; pèr« 
élodc^è, Irccdèie ebftòro» per disifetti^rè^ il credit 
M> ai )òfo Yegfetr, ed ài lóro iMIdirat^f^tìV *Ì'à^ 
èòntaró^a pieoa- bocca a chr^i aféolta » ogni 
Vbl^a<, che-^fgona irr palco, tuti*'i loro privile- 
gi ,; e quanfiriialori vaTevofi fona»* tifitiare,^, e 
tdglièf Aria» cjfigi lìmedj , éhè éfiedrt'e ^ e fpàcc?a*i 
re . vorrcbbonì^ y talché èon alcrm (fiactércèVoIézf- 
*2a talora' eglino fanno I tingbiffi me dicerie ^ venen« 
done dìAcilmente alla fine; coslàlcuni lietTera- 
ti a k resi, ora nelle Lettere dedicatarie, ed ùra 
«eNe Prefazioni ^déWe loré Opere ,- prcciirahó di 
^raecbéeiare qliatatl Libri eglino - hanno eoriipafto> 
'è ^ifenè} incomodi haririo fbfl^rto , e quante cM« 
*Hgénzè 'lianno tpfàticato in comporgti , è 4ira^« 
'^li. à fiée ; con- quale approvazione fiano* (lati 
rkfe^ft^^lki Repubblica Ltìfter»ria, é fiiiatmed. 
ttb ^quante ecfi^iont^le^^b tienò ^'fatttfi:' alizi^i)6tì 
^èntebfì^kli ibiéo-dè, ehe églino-/leffl;«fl^^%df« 
te ne ^àtkiò 'fcrirtd diffufàmente , s^ ingegnano , 
-che alili le (ledè' cofe dì loro vada fcrìveodo • 
*£fàlino^'1R;ot'il<^dft{ir eira òerraménctf 'dét'iJu(ii«« 
•»d dr cèftóro ,- ed 'lo 18|feéAdb le Operé'tìi'%1? , 
htti fi pii^ còòófcetò ^ódl^uantlà- olttflitaziòtte , 

L X eà 



mmm^mmmmmitmtmmmmmmmmmmmtmmt^mKmtmfmu^mmmmmmmmmmmm^y^mm 



jpd io ^miMti IdQ^i ^ egli •frenila 4 rMeconUtk 
le cofe fue « e le vada Fipenndo: con^ vatiaglo* 
j|io(a manica, È p»rc^jegli pot^a av«r ifnp4rafv 
to a sfuggire queOo vizio da ScipiQOQ Garcergr 
fnaco i gran Letterata Icaliaao , ; di citi egli (l^ilb 
40 una f uà. Lettera t a Iò4o^ Gavciio. indirizzata « 
così la/ciò fcritto.: BQHCiiiée priaium wiffrfC9iftigit 

ffifptdthm i,if*:.9hPnovoca^S)jur4trft.efe A^rf^Uff 

tgndrum. Ma-, tra quei Letterati j. Qh-i va^iic^\^tì 
lono di «qoefto vizio ) credo ict^ forie o^ì jf ì;qi<» 

JuogQ riporr? ^;poffa Qàrplaroo Cajdfwo r U j^aa- 
\e volle £00 j^a "Libro intero di iper. ^ còiapQCr 
.te, , i/ititvlato^ Pf Lthif ^pprjif ., }r--)\i 

. V in. Sona ancora molti , . i quali , ooa. g^à po£- 
jfedendo un btioo fondo di Ljscteraturai epa folo 
/uper^cialoEieote di qiM.lche lu^n .peilegritia cogoi* 
iasione iorckiti cfjisodo, jS sfofZiaiip:t;Uito\giqrn9 di 

Ì»t& icredcre. |)er;graodjMne6t?if«m4ui^4»onjCiMf» 
.a.Itr-9,.niaoiefa I fé ooa cpo quella di ànda[^$<^:gui« 
.f^ idi -giullari per turtù ridotti, «d i:€Ìr4;oIì df* 
ifi^h Uornim sfaccendati , ce/nfiìr;a^ndo .^^ Qptete 
.^f^pjìi dotti , e v^.lprpfi Scrittoti >! ì»iija%gift^ii- 
il*?^i *.vel»e più :^i ,c^9i mpàgC^ ^:$my^o^\ n dmh 

.e «i|idi«ipfi >gijHdi«^i faranooj. rPflpofigswj/fm^s 
^coftoro siffatta oppcoiope, p^ciftCRhèr^ji^ai ,vaip. 
.«aggipfa ieftimazione p;effo .ai; yplg? ijnj 




.Cftl«^*«te,. e OOfHéiàF.areflb:,jW|li,.«piai«^i"i;yff|. 
^vm i :pw.!iano ;; acquiftwe;. ( Q*, è r ..<;hfÌD fqb^'fl?- 



,Hfm i.p^ > oXvis frgw% j /ì^a > i^oml n(àaG*. 

., * .'. .: ini» 



V 



-Mi^r!a^>»«aM««i^W<ai«lif»«e*^ii^^*^W*M«^pHiMa4Mtf*l****Mn«MniMiVfl^MM«l^^i^l^n^HlM 



ÌJtkprtùif no» meno di rtfd dtgpi'yche: 4i cooiì^ì 
pafliape (i renderanno. Ben {mò ^Ùe volte, acca» 
dkre j^ che qualche Lecteracct ppagafi:a4 u^areqae-' 
0,a biafioievole maniera 4i critic^ire^ft..f facci^ neli 
oe Botteghe de. Caffè , ed in akri sìiatri Jaoghì j[ 
dove le Converfaiiioni più DUmerofe fi raduna* 
ito , riruonare certi motti pungenti » certi detti 
4ibi^ì I e troppo naturali, co' qiifiji Gt pr,et«nde 41 
far pompa di;fr^iftOfz»ji j^ c4 fpgypi»ità, ipa pm 
trqppo; la maledìcenza vi ka la fuar parte i ed i^ 
!liyoret eia invidia vi trionfa. M^ quefip modo 
4'ì operare pijoprio è non di chi £9 profelfione di 
Jl.ea«ratO| mai di chi è veramente cattilo Uo« 
JBW 9.^ maligno . Sopo . (lati ppbblicati alcqoì Lì^ 
J^rìi pc'jquali fvleggop<> laccoljp tati; i mot» 
.fi t e detti femenzìofit profisriti in amichevoli 
rconverfaziooi da alcunr celebri Letterati : ma 
•pqco fer.FÌ2Ìo , ^nzi dimaC9ggi<>; .è da ciò -deri- 
i?ato a4Ia menipria , ed al cr^di^Q, e^ «(iitnazio- 
.ne di ^ueili; pcf ciocché^. ìq t^uftfti liibri iDoJt^.^Or 
.fé A ritrovano trpppp libere , e con Tovefìclii^ 
fraochezza proniio^iace) perchè dette furono Xeor 
;za far.vi. la Qe^e/Taria coafiderazi«Qe, e colla ct^ 
.|lf oza, f «hì^ dovf'fff fo jnorwe . d)! -luogo * d'Ovf 
.ìui-òso. p«fc/ifp,;;,i? forfè; ancora ^ addivewjtQ » 
.^hje in. qu^OI i«iM~aIeUoe fi^tenze , ed a|ca0Ì 
•.motti fi^o ùuiitidititì , ì qqalj np.n faraniiq dj 
vQJiei J^f^,terati, ma .dJ alirijje^sl, cl^e cof to^ e 

.i<»9»d»*»«ijl?Me;fi»ic 0v5r^j*V|i|.o »P qucfta ^»abierii 

: Dpe.ra^d;tèii< La SfJlii^i^tw^^ 4h'.Qà^{f:ppc Scalig». 

cfD f h iin „ Mliiyo >v^ e pp«có>»fo . frifet^i i/ perciò** 

. .. ^ ■ che 



mm 



0.6 
che in éffo^ non^ folb la fnàkdicèfifeai Tina l'eifl*^ 
pietà ancona chiaréÉiente fi fcorge: e veramentJI 
Giufeppe Scaligero; benché foiTe uo grati Letce^ 
ratOi noòdlniedo era troppo a ppa (lionato per là 
fetta firetica , che egli pfoféffavai ed era troppa 
itialedicoi e mal foffriva, che altri per via dei 
fapere » acquiftato fi foffe gk)ria i ed onore ; Ond* 
è, che vi fu chi giudicò^ che la, mordacità 9 è 
la fatira fbfiero una gràd ptfrt^ di lu<r ^aàflità • 
Otcinna cofa è' la Critica» e di j^ra« g'ioVaoieiito^ 
JDgnì volta che adoperata fia colte neceflarie co* 
gnizioni, e cor dovuto difcernimeotoi , ed 10 oU 
tre ancora colla confiderazionei che diverfa cofa 
è lo fceodere fui campo , ed operare » dallo II»- 
re i^dèndo a fcranna pel* ptonunziàre;rua fenton^ 
za. Erafnio di Rotterdam , mentfc era in Ita« 
hZf Sottoponeva le cofe Tue alla critica di Lazzaro 
Buooamieo^ t:he fu profe(fbre d'Eloquenza nell' 
\Jiiiveréfà di Padova , Uòmo dótti^imo ; ma i$i 
t|uel teotpo non fi età veduto al .pabblicb alcU* 
bo^/uo componiménto , t di cui oggidì fimiU 
«nence poche còfe fi leggono . Ora* glif accadde p 
"Che uo giorno méntre eoo troppo di feverità^ e 
rigidezza ofiervaVa certe Opere d^ Eraforo^ e proe- 
cfiràtadi trovare ogtii piccólovoeo^ 'foifmòcda 
^Uri breve motto lo- riconvenne ^ '^ gli diffe Lai^d^ 
W t '^f^f foras. Lo che è moltofimile a ciò, che 
'^i^e- OoMtello celebre Scultore ^ ad uno , che 
4]ifafi»iav« una imtàirgrafe di Gie^ù Grido ctomfif- 
4q% da e(Fo fatta in Ìeg%ty|^ift>ichè con quéée |>ar0le 
-♦olle Qonfonde^o : Tù^ dtljcin^ 1 t f^ iuK E quefto 

mot* 



«7 

motto poi andò ia proverbio. Ma dacché fiarao 
(ul ragionare della Critica » non voglio cralarcift* 
tfi, di ùif menziooe della Ipo^cifia di coloròj cbei 
£icendo profeinoBe di Critica j * eoo jogm ;attea« 
](rooe|.anzi con tutto lo ^for»^ del loro ingegno^ 
pra errori » ora inavvertenze j ora niaocanza di 
giudizio I ed ora fìnaloiente ìotixSitìcniA di ragia» 
ni I di ritrovare proccyrano^ non già in quei Lu 
iìtip che di poco pregio, fonq^ ovveroi che bacm 
fio una oiediG^rc cAioiazionc, OHI io quelli bcor 
sì I cbe padano per la maggiore ^ e che Opere 
fono de' più celebri , ed accreditaci Scrittori » è 
pe* quali la finezza del guflo > la fceltezza deli* 
c^oq\ieoza , e h abbondanza della dottjrima chia* 
ramen^é rifpli^nde; € cop; tanta paflìooer, e con 
rate olfatto (i; sforzano 4irciò fare, cbe intenzi^. 
ne> loro non è già di andare que* falli difcoprecH 
do» ne'xjuali ogol, va)entuon;io » benché dotcìfO^ 
mo I nondimeoo ^ riguardo ajla umana cond^ 
s^bf^e,.che ad errajre^è fiirpofla » può facilinea- 
te fdruccìplare^ acciocché rpof' gli altri ;4all* aii« 
corifa dei ^ran nomi guadagnati , non fi laA:ino 
traportare ^ ed alcune cofe «> forfè non cornpita- 
jnente biionc , cfime> fipiT^p; di ottica Ìega,'e4 
intera bpn|à.^ rkeVano ,. i^ per la incitazione ^ 
propongano.; ma non ^Itr^^ne egU hanno » ^ 
Don quello di renderfi xhiajij ed illuftri per' aver 
prefo a criticare gli Scrittori piin celebri ^^c rii)o« 
ma ti , e di farfi.giudicarff |>ìù giudizioC ^ e pia 
dotti de!medefin[^i . Ma ficeome Zoilo» di cui fi 
fanno feguaci » e il nome oueri^iagieiit^ & «^ui* 

tta* 



^ 

V 



m^ 



88 

ftano tutti qaeftì prfefontùoff Critici ; dopo' dt 

tfvcrcotnpofto un Libro , che una feverìfficna ral>-^ 

h\o(i ccfnfurà dell'Opere d* Omero , e di Pfàro-^ 

oe conteneva , \volfc prefentàrro a Tolòaico £^e 

d* Egitto I per otteèerc da quél gran Re, geoerofo'^ 

l^e rimuneratore de^ Letterati / qualche mercede $ 

tìon ^^Itro égli he riportò , fé non quella rifpo^ 

itai che bifogna di^ prenrio non avea , eflendo più; 

^vio'd*Omerb, il- quale feenchè morto ^àlimeni 

ta va gran nuoìe^b d* (Jomrni, che fponerido', d 

caht'ar>do \ vcifi d* Omero, ed utUé, e-cómòdov 

ed onore ne ritraevano'; ond'^ , che egli poi fii 

fempre fchernito ; è diJ^prezzato ^ e il foprannpi 

me dì Cane rcttoricò^* àcquidò : èosì quèftì il 

fatti* Cenfori, noA gfàMà' ftìmà dì e ffere eruditi / 

e giudiziòfi fi procacceranno i ma £irànno colio- 

fcere , cfce in lóro la pafliònè , ed tiòa certa fu-' 

perba /accenteria ha viepiù forza avuto, che li 

cagione V e l*'ótr!mb ^itidìziòf. t. ; • ^ 

- iX. Una troppo^dita*,' è fcòpeftà Fpocrifi^ 

adoperata 'è dà chi '^jrefìdeaTàrfi ricco, pervia 

Ui temerario furto^^lle altrùi fafichè. E benché 

giornalmente vadano gii eruditi Uomini gli oc- 

^ki rubathenti diféb^rèn^ddi-'tìdn* maricino tu?^ 

ièaVia pe r forfè , ch'^ èon f)i^ me Vole- franchezza,^ 

-4^voKtìò g*li fliidj akttU e Còri effi, collie la Cor4 

nàcchià d'Efopo, fé mecfeGmi belli facciano, é 

f fegc^oili ; bàftàodp ìòVé f ài vcStà , è crcdendd 

2peV irai mankM^jdiÒcchléàrfe^lii pro 

Idi fa* fèlarttentè qUàlehé leggiera mutaiiòoe , chtf 

•fttfa^dèbfKòla foBattzà • delle* cofe,t là interna 

*s> ì loro 



«9 
fero bellezza; parto dell' altrui mente; non pudS" 

pammsA crasformare . £ dietro a coftoro queU 
li ancora fé ne vanno^ i quali delle altrui offerì 
.vazioni » come proprie fi fervono » fenza né me« 
co nominare quelli Scrittori t che loro le fom« 
miniftrarono » e per i quali profitto fecero: Equi 
ha luogo dò^ che fcrifle Plinio nella prefazione 
alla fua Storia naturale ; EJi benìgnum , & ple^ 
num ingenui pudori s fatevi per quos profecefls; fog- 
giungendo ancora : Oènoxìi profeto animi, & ìn^ 
felicis ingenti eji depr ebendi in furto malìe , quam 
mutuum reddere . Lodovico Caftel vetro nelle chio« 
fé fopra il 4. Libro del Comune di Platonci le 
quali fono tra kfue Opere Critiche , ultimamente 
iRampate» riferifce, cheGio: fiat tifi a Pigna ripo« 
Deva ne^fuoi Libri, come fue proprie » le cofe^ 
che egli imparate avea in difcorrendo con per- 
fone Letterate . Ed interno a quefia particolar 
material maravigliami reca l*cfiervare^ cheta* 
lora fomiglianti furti fecero non blamente Uo« 
mini di poca 1 ed ordinaria letteratura i nia co* 
loro altresì ^ che i primi feggi hanno occupato 
nella Repubblica delle Lettere, Vi è fiato chi 
ha portato opinione, che i due Libri De Gloria 
.^i Cicerone > che perduri fi fono, fofiero già 
prefib Francefco Filelfoi da' quali egli molte co- 
le prendendo 1 ed in una certa fua Opera infe- 
rendo, . fofiferò poi da lui medefimo datialle fiam- 
me . Vie ancora , chi crede 1 che i detti Libri 
di Cicerone fieno fiati perduti per opera di Pie- 
tro Alcionio I da' quali egli pofla aver molte ì:o- 

' M fé tra* 



9P 

ft crafportate ne' fuor Libfi Df ExìKó. Ma Gitf^ 
vaonrèurcarido Mtrkenio libera Via quefta acci> * 
fa 1* Alcionio nella Prefazione nll' Opera delle 
ftefToy fìampaca in Lipfìa nel 1707. e giudica ef- 
fer ciò una cali^pnia de* funi eiDuli . Leggafi ti 
Libro de Plagiar} di Iacopo TomniaG , e fi vo» 
jàià, quanti , e quanti in.quefto sì biafitnevole eiw 
rote inciamparono. Ma, per vero dìré^ pone il 
TomaiaKi in queflo n^fnero alcuni , xbe non me^ 
rìterchbcro di eiTervi collocaci. JMon jni^ nafcò* 
io, che Vergilio molte cofc .con ioìparjeggtabìle 
(difcernimento ha prefo da .Òmero , e .così .anco* 
.ra molti altri Poeti delle altrui immagini, e pesi^ 
.fieri ferviti fi fo/io; ma ciò non VAiolfi afcrivtt lo- 
ro jaid ipocrifia, ,nè.ad alt co vizio, ogni y oh a che 
eglino adoperino il necefiario giudizio, ed al loro 
)>i/Qgno ciò, che altrove prefero j propriamente 
accofnodino, talché io una fervile imitazione caf- 
dere non fi lafcino « Giano X^icio £iitTeo «nella 
fua teria Pinacoteca raccoota , x:he Sperone Spe» 
ronì .folito xrji À\ dire, che talora Je Opere degli 
Scrittori di 4>oco valore i e di ofcuro nome leg- 
ea , polche trovando in elie qualche i:ofa , che 
clja folle, ,e dejg?^ di «approvazìo^^e, dacché ia 
(uù* i Libri , ^eochè .noo lodevolmente ferirti , 
fc^ppre .quali:he buona cofa ila ripofta , per fé la 
prendea,» e. ne'fuoi jcompQnimenti fé ne ferviva « 
e ci^ facea per jopn ^(Tere accufato di furto ; per- 
jciocché tqg)iéQ4Q aU.ana cofa 4alle povere capan. 
ne , e da* vili lugùrj, cioè dagli ^Scrittori di baf^ 
Xb, ed ignòto nome, non iarebbe (lato ricooo» 

Xciu- 



I' 



fciùto in mano Tua t e ne* Tuoi ferite] tutto ciò 
che folTé d'altrui; laddove i te aveflTe levato, an« - 
cbe una minima cofa y da i grandi , e magnifici 
palazzi, cioè dagli Scrittori di chiariflìmo nome^ 
e dottrina,^ per effere ben conofciuti da chicche^ ' 
(là, addivenuto farebbe , che il fuo furto palefe 
ad Ognuno farebbe flato* 

' X. Oal forte amore> che porta l'Uomo a fé 
ffcflb^ un'altra fpèzie d' Ipocrita iregli'U'omini ' 
Letterati lie deriva, la quale affai volte fuole* 
ne' cuori dc'medefimi gagliarde di fé medefima^ 
gettare le radici . Imperciocché eglino non con- 
tenti dì quell'onore, e di quella gloria, che lo- 
ro dalle proprie fatiche proviene , vanno cercan- 
do tutt'i mezzi I acciocché gli altri Scrittori fac-^ 
ciatio di loro menzione , e con tanto Audio ^ e 
con si grande j ed affettata diligenza s'ingegnano 
di ciò ottenere , che talora difapprovate » e vili 
Baffezze di adoperare non fi arroffifcono : e fé 
egli avviene, che fia di loro fcritto non con quel- 
le ampie lodi, e con que' titoli fpeciofi , che* 
eglino defideraVanOjfpargono per ogni dove ro- 
inòrofi* lamenti , e proteffe fanno , è dichiaràzio« 
ni . Se quedo defiderio , anzi fc'queflp prurito! 
M» vedere il pròprio nome oellealttui Opere coti 
lode rcglftrato , folTé folamente in coloro ^ che 
aj^pena tra '1 volgo degli addottrinati Uomini (2 
fitròi^ano', farebbe forfè cofa , in parte biafimevo- 
le sì , perocché fempre vi farebbe la deteftabil.9 
Ipocrita , ma iti parre ancora da tollerarfi . Cice. 
rooe; chi '1 crederla f* Oceronc , che ncHe Ff- 

M 2 lofo- 



/ 



91 

lofofie tutte t è fpezialfflCDte nella Platonica'; dòt^ 
tiffìmoerai chetanti maravigliofi Libri aveacom- 
pofto^ che il Principe fa degli Oratori Latini ^ 
e che bifogno non avea di raccogliere altrove la 
icientìfica, e letteraria Aipel Iettile, ma^ a guifa 
d*un ampio Fiume reale ^ a bbonde voi niente Tua 
grande eloquenza ^ e fuo gran fapere fpargea $ 
poiché non pluvìas aquas coHigtt , [ed vìvo gurgite 
txundat^ come di lui diflfe Quiotiliano ; e pure^ 
egli eoo una Aia lettera prega L. Luccio » che 
prefo avea a fcrivere la Storia delle Cofe de*Ro- 
mani t acciocché voglia non folo di lui fare dU 
flinta f e (ingoiar memoria , ma ancora comporre 
una particolare Ifioria del £uo Gonfolato ; e co\V^ 
eferopio de' Greci Scrittori e Io (limola i e proc- 
cura d' indurlo a foddisfare al Tuo defiderio ve« 
ramente forte ^ ed intenfo; poiché gli dice: Ar^ 
àeo e upìdìtat e incredìbili^ ncque ^ ut arbìtror^ tcpre^ 
hcndcnda y nomcn ut noftrum fcriptìs illuflrctur , 
& ccìcbrctw tuìs. Gli antichi Poeti Latini aveaoo , 
per un certo loro coftumei 1' ufaoza di trovare 
qualche numero d'Uomini, e di pagargli anco« 
ra, ì quali, mentre eglino i loro Poemi pubbli- 
camente recitavano , doveflero far plaufo , e I* 
aria di liete, ed approvanti voci riempiere. Vol- 
le alludere ad un tal coftume Giovenale, allora 
quando ferine nella Satira fettima; ^ ^ 

Scìt dai e Libcrtos cxtrcma in parte f e dente s 
Ordinis % & magnas comìtum dìjponere voces . • 
£ dacché adeffo , nominati fi fono i Poeti ^ non 
farà fuor di propofito IvoiTervare^ che non folo 

proc* 



9T 

fièecnhno di effere ist ahri lodati ; ma eglino' 
ileiO altresì di altiflime ^ e fuperbiffime lodi (i 
caricano^ e la gloria, e l* onore i e la imroorta-'* 
lità del nome Scuramente fi promettono; ma ciò 
da altro non proviene , fé non dal Bon trovarfi^ 
mai alcun Poera^ eziandio mediocre i il quale» al* 
paragone di qualfivoglia altro più celebre, vaio* 
yofo non fi giudichi ^ di maniera che Cicerone' 
nelle Queftioni Tufculane francamente zffermb : 
\jidbuc nemimm cog^ovi Poetam ( & mìbi fmt cam 
^jìquìnìo amìcìtia ) qui fibi non optìmus vìdcretur: 
Egli è ben veroj che ciò fi puoce a* Poeti per^ 
donare t come quelli ^ che per 1€h:o difefa aver 
fogliono quella fpeciofi^ioa foufa > di eflere ict 
coo^ponendo da un eftro fovrumano trapórrati i 
e ÌTéntiifi fovente trarre a dire alcune cofei che 
poi a fangue freddo dette non avrieno. Ma che ?^ 
fi leggano le lodi de*^ Probatori afl'ai. volte da lo- 
ro medefimi ferine » e proferite » queflo è ciò^ 
che non fi può loro certamente perdonare. Cice« 
Tone non lafcia giammai indi^etro oocafione veruv 
sa feoza lodare con ìflucchevole faxietà il fuo 
Confolato ; £ per portare un efempio di un Ler* 
lerato a noi più vicino i moltiflìmì altri tacendo^ 
De 9 Angiolo Poliziano » io una fua Lettera a* 
\3Miattia Re d* Ungheria > fcrifie ^ che non fole 
profeflava le larine Lettere in Firenze eon fingo* 
far gloria , fed & Gtacaf > quod ncfeio an alterh 
latinorum [* dicam enìm audacìter J mìlÌ0 cìrciter an^ 
po$ ante contigent\ flyìum dcnìqut fic ipfum per om» 
nìét pene materiarum diverticula duxifjc feliciter ^ ut 

[ quod 



{quòd eruhfci^ qùdhqttam pene ìextdtum referrej 
cunSfof ferme \ quicunque in Literis % £tate me ai 
"" claruerunt i b abete meruerim laudtitores . 
' XL Con alta prefunzione grandi » e (tupende 
oofe fogliono niolti Letterati dì fé ^efli promec- 
tfcrfi, e tutto giorno far norO| e proteftarfi ^ che 
eglino molto onore i e giovamento pofTono arre4 
care» accbcchè con una tale fuperba Ipocriìfi» 
ijefca loro di farfi fervilmente ri/pettare, t ft!« 
mare* ancora forfè più di queilO) che e' merita* 
Q0« Quindi è i che con ficufa franchezza s*im* 
pcgoaho fino co' maggiori perfonaggi , di rendei 
tu il nome loro immortale i e di farlo per ogni 
luogo esiaódio rimotiflimo , gloriofamcnre rUo« 
tiare.. Ben :foi che 1^ onore più ficuro^ e più fta^ 
btic I e dtl nome la immortalità dagli Scrittori 
i^lamente procede j^ ma biafimevole cofa è» Quan- 
do cfli di quefta loro si pregevole prerogativa k 
^bufano , e cogliono colla mede Ama » palTandé 
U termifie d* una virtuòfa moderazione d'adimot 
indurre t anzi sforzare le genti a (limargli viepiù 
delle co fé più grandi del Mondo, e degli Scettri » 
e delle Corone eziandio • Ndn fo mólto cafo di 
tutto ciò i che intorno a quefta it)atérià dicono 
a pteoa bocca i Poeti ^ poiché eglino pofibno fcr)- 
Tére eoo licenza maggiore degli altri . Solo ma- 
raviglia m'apportano i Prefatori » e talora que« 
gli fteffi». che di Filofofìa fanno apertamente prò- 
ièffione . Porterò alcuni efenipli di quefta sì fmo- 
derara pretenfiòne^ acciocché, in quefla luògo 
chiara ricognizione fé ne faccia • Epicuro » fò- 

COQ* 



cotido che in una lettera a Lucilio rapporta Sei» 
neca^ così fcriflb ad Idomeneo». uno de' fkh grao^ 
4i I e potenti Cortigiani del Re d' Egitto .. 5j. 
^or/^ tangerU % notiorem te epifiolét mt^. facieut $. 
fifam omnia ifta^ quéd colis > & propter quve colente. 
Beco dopo le qugli p9roIe Seneca medefimo fogt- 
giugne al Aio Lucilio ^ ^od Epìfurm amico fu9* 
potHtt promitten ,, boe^ tìbi promitto Lucili : Habeb^^ 
apud poft^ros gratiam ,. poffum mecum duratura nomi^ « 
na educere . E» benché; poca non iia r accennata» 
prefunziotie di coftoro» tutta volta alcuni paflano^ 
più avanti » ed in yece di promettere la iaimor«. 
talità del nome » giunti fpao » confidando nelU 
loro letteratura! fino a minacciare » e difprezzare. 
ipfieme i Perfonaggi più illuftri, e più potenti , 
^andpfi a credere di iarfi temere con una tal va^ 
na oÀentazione di parole, le quali non altro fo* 
nOj fé. non una leggiera ricoperta delle loro de- 
boli qualità. Francefco Fjlelfo da Tolentino $ 
che f|i grande.! .e celebratifilmo Letterato « ma 
altrettanto Tuperbo» e fdegoofo » efiendo di FI9 
teoze^ dove profe/Tava lettere umane» /uggito a 
Siena per certe inimicizie 1 cagionate da' Tuoi du« 
ri| ed altieri coHumi» e forfè ancora dairaltrui 
livore» fcfpetta va fortemente dell'autorità gran? 
didima di Cofimo de' Medici» il Vecchio ,. Pa- 
dre della Patria > credendolo co' fuoi liemici xtv> 
defimi concordemente unito. Ma fé cigli depoi> 
le volea quefto fofpetto^ ibafiavafolo^ che e' ri- 
iletteffe » che Cofinip ^ Perfonaggio non era da 
abbaffard talmente i che briga «00. un Letterata 

^ pren* 



prtoder voleffe / è fiVieord^ffe ia oltre» che egli' 
e* colle parole I e co* fatti altresì » «mancato non 
gvea d'eflfere a lui favorevole • ^Proccurò dall»^ 
istfcice «del Filclfo di togliere con fue lettere nei : 
fcfpetto co^ ingittfto Ambrogio Generale diCa«: 
maldoli ^ Uomo per altezea di dottrina > per- . 
multiplicità •d'«rùdiztot>e , « per gran bontà 4i 
coftumi t à^ ogni grande elogio degoifTimo $ ei 
{kUo fleflfo tempo Io aflicurò ancora» che Gofif»* 
mo deHa fua amicizia molta ilima facca. 'D<yvest^ 
H Filelfo rimanerne quieto » e (icuro i é pregiarli 
altamente di poter -godere l'onore dell' amiciiria 
di Cofimo: e pure i come bielle iue Eptftofe rim 
icontrare fi puote ^ con molta fuperbia , e coa 
oon minore imprudenza «così rifpofe: Sicis ìpfc £ 
venemfquff utatur , tgo autem ingenìo » & calamo^ 
Amìcitiam Cofmi Me dice s nolo % intmìcìtìas contem^ 
no . Credo per cèrto» che CoHmo^vrà rifo fa- 
porirarcent« della fciocca, « vana rifpofta del Fi- 
klfo I e iiiuna foggeziooe fé n* avrà prefo ; poi*^ 
c4^ le parole di «(fo limili erano al latrare , che 
fajnno i ^aoì a^Ia Luna .* « credo ancora i che 
Ambrogio da Camaldoli avrà fempre più giudi- 
cato coftiri Uomo eflerc fuperba mente (lolto^ il 
^^uale analmente inidato poveriifìmo fé ne morì. 
-' XII Vengono talvcrka certi ingegni dalla na« 
•tura al Mondo prodotti» che fembrano» che per 
«altro buoni non 'fieno I fé non per accattar brighe 
iitterarie » e per contendere eziandio dì cofe leg«^ 
gierij e perlìferi vere ora? contra qaefto j ed ora 
«ontra futfUf aluo • Quefti tali le 4oro conrefe « 

. che 



97 

tiie faranoo hlòrà f»gfii(lè| e falera frivole i e 

jcgoc dì pocsi o di* nìttoa (limat fanoo apparU 
K per ]grandi » gittfte » e di coDfiderabìIi confe* 
gaenze ripieoe : Ed iti eiò fare tanta arte adope- 
rano, tali rìifieflìonì fanno, e tante gran cofe diw 
cono, cfae neno cèrtamente fé ne adopererebbe- 
ro I £è quìftionare intorno a quelle difficoltà fi 
doveflCf dalle qa&H qualche confeguenza dep8n« 
deffe alla umana civile focìetà utile molto , e pro- 
fittevole; Ma con quefta arte di fovercbiamcnte 
fiudiata Ipocrifia , altro intendimento non fi ha f 
ic non di face apparire le Quefiioni loro p le Cri- 
tiche » e le Apologie più confiderai>ili di quello , 
^be veramente elle fieno • Quindi è , che ficco* 
ine gli Uomini pieni di fenno , e difcerni mento 
4ianno fempre codofctuto , é lAfieme difpregiato 
i* artifizio^ colquafe per sì ^ta maniera operan* 
dO| fi pretende di moftrare lodevole , e raaravi- 
gliofo ciò , che farà certamente di hiuna ftima $ 
ovvero dell* altrui rifo 4>en degno ; cosi ancora 
m^gni tempo non fono mancati giammai f ogget- 
ti ^ ì quali ora di eofe leggeriflime ^ ed ora con 
^rte troppo caricata i ed afiai voke con rabbiofa 
«laniera abbiano voluto imprender briga , e qtii- 
ftiónare. Aulo Celilo nel Gap L Lib. IV*. delle 
Veggbìe Arenicfi narra » che un certo Gramma- 
tico col Ftlolbfo Favorino , fopra la parola Pe^ 
ritiSf fi mife a difputare con magiftrale autorità ^ 
€ capar Imo 9 e pròfontuofo fua fentenza dal Tri- 
pode, come fofle quella dell' Oracolo, profferi- 
va é Ridìcolo Uonio fi fece ftiaiaie Tiberio Im« 

N ^ pera- 



/ 



«8 

fcradpre» alkira^hè i, ^fotìiyìA «h«'iie iarìffe Sati 
fono Trft{K]aìllQ a 09ni;graiidt») iBafioa ,:è dcGdc^ 
rio proccurava di TapOfé jQ/y^r Mii^r Hi^uine. J^od 
j^cbillè n^mcu i^ter Vir^tifs,fkf^et.. i^^d Sirtu% 
ùMt^Tt f$nt foUiéc. BiàJ^oiaitoftOi ìiitaMioainiaL:» 
l^ftaoza, q^icffó d Cnvol^j ed ulcrc foibi^iaiiti 
Oofe» Cxioveoalc nella fettinta Satira i Sectiaca nel 
Ltb, della B^vicà della vicat ed altri granili mi 
Scrittori aUresì. Delle fiere ,pot>» e rabbiofe ^oa^ 
croveriie paramentc ^ram^naticalì » ed iiutoriu a 
fnaiteria di ppchiflimai:^ muda.tmportafixa^, ma* 
AÌfefti efecnpli ne fomttìfiiflirapp, §1 Pog^ còl 
yallaj il Poliziano col Menala ». e eon .Birjrolóii]* 
meo Scala» lo Scaligero can firafoio» edii-Fiiel- 
(o «ol GrecìQ, Timoteo... Ma ima vi è Aato^iam* 
mai veì4nOj cl^e abbia l'ànDganza» e là ftipn^ 
bia de! grammatico Pafemone Vicootioo fuperi- 
IO, del quale abbiamo preflb Suetonio»- che* Ar-^ 
nijgantìa futt tanta ^ ut. Marcum Vam>Mm fùrcum 
^offi^latet f {cfum & niitas $ & litotitairat Uteraf 
iailaref. Ii!rance£ca Petrarca con ^quel taàSimo 
giudizio ». che proprio era di lui » nel TV ìohfo 
della FanM » di quei Let telati « che dì controde* 
tp folainente fi dilettano » così con vìva efpref- 
fioftc -cantd •. . 

yidm alqu4ntu ^h^haniuthatrì Mari 
Con venti avverfi » fd4ntilkttì ^aghhf • 
, . Non per fapfr § ma fcr^ coaten^ifr chiari ^ 

,XUL MftrcHe.afiaidicei dobbiamo nói di cola* 
. ro; frquaJl preodórlo a cKattareOaltuna particoia* 

re mftufiài mV&xa a toUì gli alttì oarc^o, ed 

; ^ alo- 



.•^1» 



99 
a loro f efli fornente mtnifeftai di far jpoi pèr^ 

datro; air Opeva (l4adì«Aimeficey ed a bèll^ pofhl 

cadere il dìfcoiib fu. qualche altra diverfa ma^ 

ria ^ aoctocchè egimo po^ctD » o^ dìfendeffi dall^ 

aitrtu ciniche I o cenfarare gli akrut còmpcrér^^ 

Biencii o foddrsfare finalmenre a qualche proprist 

particolar loro paffione; è ciò talora fi fa da co< 

Ifaoroccsi ampfaiiiMte > eièoW sì dfffcifodifcorfa| 

abe Ambra» qusfù i cht^ e* -fi fieoo fcJof dati deffà 

pvtncipal maretia > cbè Hattita^pfe^ ^ Wattaré.^ 

Che cofa duóqtfe dobbiamo dire dì quefti cali^ 

Certa cofa è , che egUno itbrfare non pdiTooo il 

biafixno di efferQ Ipocriti , poiché moftrano at 

Pubblico ài wòUt fare una c^ifà» ed ùo^alrra di- 

ver^ ne fanno^ oprerò aldieha cofla primièra 

un** altra n* accoppiano ^ la quale itoo fi faneoa 

mai arrifcbiacf ai pubblicare fofb , e di per fé J 

Giulio Ccfare Scatigero fcf Hfe conerà Girolamo 

Cardano mo folamente-^ per indagarci e difco^ 

prire la verità^ ma per Toddisfa re ancora ^ ya^ 

00^* e sfrenato de(KÌcric>, ^hé égli area di prèn* 

der briga » e difputare con tutt*f maggtòrr X'èt^ 

cerati y che nelKetà fua fiorivano i della quial coi 

fa co^ apponiò fcììOè G^bbriéllo t^aUdco néllii 

ViraUì etto Cardano. C^Tar Sfatig0rBxfrciiatiA 

ni$ fuas fcrìpfft no9i ìàm érncnd'a wntàtU ftudio » 

^uam ut èffta^Hi dèffderiò fw fattìfacefér'cm] iìUì 

tìnntbm congrediendi ^ ^uoffùo tempore Jherarum\ 

epudkiouiM^jut Prineipeibakerì cògnov fìat .'Tra I 

Dralo^i^ tìd cteldbre GioVrarfo Pontarior; onó fé 

ne ritrovaci che eglr fcriffe fopra l'tegratitiTdioe', 

N 2 e che 



y 



lÒO 

e che wicitolw volìey Afiaus: e purè il Poatabof: 
non &ce quefto Disloga » fé oon per isfogare U^ 
ino fjiegno. conerà il Duca di Calabria » che tiosp 
gli avea conifpofto e eoo grazie 9 e con favorii 
come e* defidcravat ed era ben giudo 1 riguarda 
ad una Pace, favorevole al Regop di Napoli 9. 
iatra per opera » ed indnftria dello fteflb Fontano^ 
XIV* Grande è V orilicài che fanno al Moft» 
do gli Uomini Letterari io procciiraiido colle lo# 
rò Critiche Oflervaxioni » che le opere degU an* 
tìchj Scrittori fi rìftampino , purgate da quegli 
crroii, che gli antichi Copiftii ovvero gir Stanis 
patori per ignoranza^ e talora per di ravveduteli^. 
za in eile fecero; poiché per quefta sì fatta ma^ 
ater^ i fenrioyepci degli Autori alla fìia proprìar 
ariai ed al fuo lume fi cpnofcoooi e fi ravvifii^ 
no» e lo (Iodio più fpedrcot e più franco fi ren* 
i^c-. Ma per far» cj^uefia coal cpnfiderabile utilità 
al Ii^ond9> necefiaria coCa :è , oltre al potteffo 
4^ un buon difcernimento , e d' ttoa critica la 
più; jllumiiiata | e prudente |1' efiere altresl^ cor« 
radati di antichji manoicritti» e tra ì^tq coltazio. 
nargli ,. e fiirvi mature , e ben ponderate ofl^er» 
yazioni». le quindi trarne* te correzioni più pró^ 
prie y acciocché veramente le opere di qne^i Scrit^ 
tori atta- fua nera lezione fi refiituifcano, k ^uaK 
ad illuflrare:^ ed a rifiafnpare s"" imprendono » 
Così adoperarono Angiolo poH;LÌano f Piero Ver* 
'to(i> Carii^ Sigooio , Ifacco Cafaubocio» Giana 
iSruterOf ed altri molti ^ priori .lu^mi dftUa Lef« 
teratara • Ma con troppo profontaof a Ipocrifia fi 
;' di. 



io! 

dtfwrtaoo coloro s i ^wM fenzft buoni » e pre- 
gevoli maoofcricti > gli antichi Scrittori fi pon- 
gono ardicaaience a correggere , e fecoodo che . 
il proprio genio» ed inclinazione gli trae » e co< 
me il foono del loro orecchio fola mente gli ap* 
paga 9 fcambiano parole » aiutano ^ e rifan- 
no periodi , e tutto i come loro più piace ^ 
£coo volgono 9 e quelle cofe agli Autori fanno 
dite 9 che né meno fogliarono ; di maniera, 
che di ciafcuno di loro ben dire fi potrebbe : 
DcftruHy étàffifat^ nfutat Quadrata fopundìs. Tana- 
quillo Fabro ^ Uomo per altro di grande inge« 
gno f e fapere , egli è uno di coloro % che con 
grande, audacia > e profuotione i migliori antimi 
chi Scrittori I feoza raaotìfcrìtti» prefe ad enien«, 
dare ^ il fuo capriccio folamente feguiraodo ; e 
qaefia iflcifa maniera egli uab ancora in oaolti 
luoghi della Sacra: Scrittura, la qual cofa la fua 
temeraria arditezza infinitamente £i crefcere ^' 
Claudio Salmafio neU' opera fua intorno al dì* 
ritto Ateoiefe è d* opinione j ed afferma di po« 
terlo provare con molti efempli » che Tribo- 
piano nel compilare le Pandette > le voci pifii 
«incichei e più latine, e già andate in difufo ^ 
jmmaffe colle piùi adoperate nel fuo tempo i beo^ 
che meno latine. 

Intorno ai quella materia merita di effer Ietto 
xiò^ che fcrifle Prancefco Robertello nel cap.él. 
del fecoodo Libro delle fue Annorazioni « Dice 
egli , che Dum nimium avidi funt hminfs gloria 
in emendandìs Lìbris^ ut cos vcndibiliores multimi 

ditti 



\ 



$ reddaur^ &fiièhiU afferà wutantes ^nova cem^ 
mmifcuAtur ; f^pt in Libros antìéjùorum indurì maxi» 
mai cprorePt qui fi ìnveterafèunt f vìk toìli ^^unt . 
£ nd C3p. 9. dello ftcflb iJhro foggi agcre; Lcaui 
e fi apud Catulhim nondum fàth $ ut opinar ^ cxpta^ 
natm ah interpUfihf , qiéorttm Honnuìtì , quwi mik 
ìnttUigercnt , ttì^iomm muiandém putarunt ; it^t 
enim ninàhum f^pe ctntìngit ^ ut quod homHUts iffio^ 
TMhnf ^tttiqukatit. noa, innllè^mt' ^ rtmer^ ma^ 

tutt. . . . ■ \ 

XV. L9^ nobiltà di fanfuci. dr cur ir ÌAwi^ 
& tanta ^ e sìfmoderara fiimà, dome fe altri b& 
fli ^ maggiori di efla i noti ci fofTera^ eUa faaffò« 
migKata dal noftra Divjoo : Poeta » Dante hXu 
ghierf I ad un manto » il quale» ^er to tempo i 
p^ii corto ^ t i^ù ftretto divenga^ calche fé que^ 
lo ancicd fplendore » dagli Avi per mezzo del- 
le vìfrtttofe loro operazionr a^ Nipoti tramane 
dato » noti il mantiene frefco ^ e vigorofo co\\e 
lodevoli imprefe ^ che di^ età in età > e dr gior« 
I90 ÌA giorno fare (i debbono , uno ff^emtore 
iifoco » octufo I e quad morto diviene » e dalla 
oblivione talora ricopèrtp^ ond'&i che 1' altrui 
gloria ne*^ PoHeri trapaHanda > non è x un beot 
.proprio di quegli i i quali lenza infuper biffi di 
CIÒ I che loro non è » folamente di elfa fervire 
fi debbono r come di fprone , e di ftinrolo a 
lodevolmente operare I eficodo purtroppo ve- 
ro , che . \ 

liade volte rifurge per gli rami - 
L* umana proti tate, e qtéejh vtiatle 



^il che ìé^dàt perchè àé hi fi ibìami: . 
Qutodi è , che gran maraviglia arreca l*;fì^er« 
varie , che yomìoì Letterati i ì q^ali beafafiiw^ 
che i ffntìlfi%a^ i ^unigue è wrUiff f ma mn^'viftàa 
dùv^ cUm^ 4100 /oUoaeat^ 4Ìell9 ^ro Apbi^tà 41 
/angue ^ gtoriaoo^ e gonfia e /^ipeffbi fie varir 
nOj 4xia colla tnedelima altresì i loro Componi» 
menci ^ e le loro -Opere d' iogegoo ^1 di far tu 
falcare procwapo^ e jCoUa deiTa di render qa«;l« 
le di maggior pregio^ ^ ^ e di maggiore (lima il 
^aono 4^ intendere ;* ^^perpiò^ ilDdJaTamOQte 
cgoi occallone licercano di poter fare parole 
della propria :«obilcà , e^ delle f uè Famiglie feri* 
vere^ e con^icercaca maniera le antiche me» 
morie» ;4: con ^ua^ta verità^ fallo poi .il Cielo, 
^innovare ; ijuafi; che niupo poflTa ottima^pepte 
^comporre ^ it dire non pnote io tono Nipote ^ 
4> Figlioli cnialV^leine Ma noi fappiamp pure,, 
che il f^pientiffimo Sacrate ^ fecQndp ciò % che 
ne icriiZe Diogene Laerzio, figliuolo era di So- 
ffronifco^^'Che le pietre lairorava , e di Penare- 
ta allevatrice I e «oodjroeDo la fuà lyifla nafd* 
.tu a dìveoire quel gran Filoft)fo ? che; egli fu , 
non gli fervi d* impedimeoto • A^ Terenzio per 
.ben cooip9rre te marpviglioìTe fue.Con^medie » 
non già rnxogue punto la qualità fua jòì Liberto . 
£ per addurre iqual^be efempio di Letterati a^no- 
^ri tempi più vicini > Marco Antonio Coccio 
Sabellico, figliuolo fu di un fabbro j e Pietro 
Alcionio nacqoje di vili GfBitorii ed ofcari; ma 
quanto e 1* uiji^ , e l'altro di dptirioa » e di 
^ erudi« 



erudizione foroh! fòfkrò l e come neltó fcrive: 
te latiftameate valefswo , àgli Uomini eruditi 
egli è ben noto. Certa cofa è^ che la prctcnfio-' 
ne di francheggiare colia illuftre naicita i parti 
d^ proprio iògegoo, e rendergli con quefta Ipo- 
crifia vìepiil ftimabi4i , pretenfione ella è degna 
di rifo, e compaflìone. fi fé Giufeppe Scaligero, 
il quale pretendeva di effere della Famiglia di 
quei d^Ua Scaia , che Signori , e Principi furo» 
no di Verona, non areflè con dottrina,, ed eru- 
dizione grande le Opere fuedidefe, alle medeffmd 
quefia Tua Vana pretenfione nulla avria potucd 
giovare , eziandio che di quella Famiglia vera- 
mente flato foflfe; poiché; benché égli con fonti 
ma boria) e profunziooe fé ne yantafle, e ne ab. 
bia in moki, « molti luoghi fcrit^b '; nóndim^ 
Ao non vi ^ ftato giammai alcuno bine infor- 
4xiato delle cofe, che ciò' creduto gli abbia 4 an- 
zi per tal cagione burlare fi è fatto , e deridere . 
Vedafi -intorno a quefla partiColai' maceria G«- 
-ijparo Sdoppio «el foo Scaligero Ippòboììmeo , ed 
tin paflb altréd dette annotatiooi di Roberto 
Titi alle Api di Giovanni Ructl/ai^ìa cui il Ti- 
ti , che fu da Giufeppe Bordone , ovvero Sca- 
lcerò j « dalta Scala , fottò nome d* Ivone 
Villiomaro , con faMMofa maledioenza , ed ia- 
gturiòfe calunnie i0|itt(lamente lacerato , dice » 
che égK era perfooa vile « maligna , « profun- 
- tuofa . 'Non folàmente ' ne'-' tempi noftri corre 
Io flotto co^umt é&'-véiììtG. 'dclh altrui antica 
oobiHàr per oiezflo ^ella Tomigl^nzit del catfai^ , 
' ■* ■ ma 



r*--— < 



IÒ5' 

ÌKIA. ae'rempi di CicéroÀle aàcofa, che nel Librò • 

Kf ClatUO^atprìhuf forile così. Multa fcriptd^ 

fiiut in fis (. iotende di certe filone , che tali ; 

cofe cpntmcj^aqo ) qués fétifa wb [unti falfi trU 

fimpbìt piurcs cpufuìatus^ genera eiiam faifa, tfad i \ 

plebe m tranfitiMes > cìim bomìnes.bumìliùres in alie^ 1 

num ejufdem nomìnìs ìnfunderentur genus : ut fi 

ego me a M. Tullio effe dieerem »: 9MÌ .. Patricìm 

€um Ser. SuJpftio Conf.anna x. pofi exaiijof Regei^^^, 

futi . \ ' j " ; - V >•;:,•'-.. ' '• ' 

XVI. Dìctfi p«r nolSto proyiérbiot che in ter» 
ra di ciechi beato è chi ba un occhio ; poiché có« 
loro I che lucciole fono j cioè » . che di poco « 
e tenuiffioio lume fon corredati , in mezzo aU^ 
le tenebre grandemente , e con Jsfolgorante ma- 
ltiera rifplendono * £ quindi egli accade » che 
vi fono alcuni ^ meno eziandio che mezzo era-- 
ditij i (juali I Te colà fi ritrovano^ dove veruno 
non fia di varie cognizioni fornito, é colla mefi- 
te per, fapere Uiuniipata I alzano Cattedra» e 
inoltoi fenza mai finire, diAH>rfefidai aazi ciao* 
ciando » fpacciano fé (leffi p^r gran Xietrerati ^^ 
laddove né menp di ainatori delle Lettere me^ 
ritano. il titolo . Giufeppe SlcaJigero colfa folita; 
fua tracotanza riponeva nel njumero di coftoro il 
^ran Cardinale Davio^Perrooioi e diceva/ che 
egli alla prefeoza delle Dame della Cortei Pran* 

eia» difcorreva De fiuxu ^ & tffluuu Mark ^ De 

Ente metapbyfic9 7& de principio ìnditnduathnìs ^ 

JMa con quanta ìogJuQijsìa diede Io. Scaligero que« 

(lo à facto biafimo ad un Cardioale dottiffimo i ed 

' O " alta* 



■ I ■ 



MHÉlÉMfll 



akameiiie deRi Cìùtl» Otttòltoi RòiMnii* bene-^ 
nKTÌt«a Qon aUrettaftCft giustizia p«i S. QiroFamo 
già fcriffe ciò dell-' Eretico Vig>tafi£Ìò,)irtitialb ìò- \ 
liiù eia im 'Miipmh fuM^m^m contra SapShram ' 

«XVIL AU ami. fuma di ckì còMìTcofreré tra^^ 
plrroae rmm dorrà fi (Indiai e V ingegna di far fi 
credete quel ^e. aoo è» proccunano ancorai e /l 
a^amiMOiil euojprire ^a loro poca j^Tnh i e la 
propria ignoranza coloro » i quali ^ £crciacchè . 
hanno intparacóla «nenie una infilzatura dì' paro- 
le'^ « net lorq immetto mo vera mente roszo cni-: 
ìHìmt» «di ^nal :dUpo(!e ^cofe lianno formata^ ìct 
c^ai <»ccafione^ 40 tutt^'i ^rireoli, ed in tutte \e' 
coovecfaziiuii , di tutte le cofe vogliono profon» 
cuDÌaj|neace ^ifcQM;ere^ p ieggeado a fcranìna , 
«dia Attufa ioro creduta £orti^ma , /uà fenteoza 
profferire^ la .quale /ara daglrintendcnti ^ e favj 
vUooiiùj\o derifa I ojion curata • Quefla manìe- 
xa 4i d^Kariij fOon j^ Jlltroj che un Volere fà« 
per cièii:lie ^irerameate fion :(l /a» ed uno ingan- 
nave altmi^j Jtd Jila «verità «medefima iar torto / 
Di jcoft0ro.4iir A p^uote ,con SalufHò j che egli 
ihanoo JL'a^ciftiit Mukum $ fafìfntUt parjtm\ Gli 
kitidé • 'SojEifti Mvucorà icieano con baldanzo/a 
ifàncjicxaa ^ricorrerei e difpurare .ali* improrvt- 
ib^ fo^pra ;quaUivoglia materia , come meglio lor^ 
piìiC^V!a I jora im Jfo vere^^ ^ ^ra centr^o . Ma S<f' 
x:éatr>;^e> fceoode^ >iiinarà "Aipienza , era un 
«ero ^^axio^i «fi rida .di 3i:>e(> . :Gor^ia Leonrino fi 
«aoiJkvaiill rifpbii^re à^ che 

. ? ^ fatta 



j 



f«ttj|'gli (offe; ti Ipp^i^ Elea (l ;gl«r1*va di fa pe- 
re^ ogni cofa » di cui del tfir^ LfbfQ dell' Orato- 
te di i Cicerocie 90s) (ì Ui%g9\tBiem.&ipP**f » c»iiS. 
plympiam venìffift^ maxitpa flU- f«f«ff«<to/M// ctir^ 
^'riiate. ludorim ghri^tut. ffi » f ««^* fifnf éuditìrtu 
Croccia, nihiì e§f ulU in artf rirmtroipffiftmi ^ittd 
\pff niffiret : e dei mtd€Ùti»f> il. Pccrtrca Mac6 

nel Tiioofo ,dell;| Ea49»v i. ; , :. .. . . .^ - - > 

. ■' Ma d*<>gtH c^fa jirfbffiié» JuMèf^.. •/■ 
\ XVIU. Taato è il fmtkio 4 e ttfabwcbctolf 
il defidetjo, cbe s^lcuoi; di.<ci0ere «ctdutiXietrQi» 
ti «.ine j cuore ,no4ri/cAaf|> ,<{|ifr flòa.jppWiwk)^ o^ |*tt 
Va fcaVfczza dq* ^#p|i («lonti l'orptfr «un vt^ 
re à q^uella coatMo^a cma^^nHiiM^ ifil(t(i« fotto- 
Ì>ora, per 1* qtK^k. Ì5*I*««i« » ,iap«te fi acqui- 
la» clnpqop pot<t9dp.« 4Hw ^uf^«v.ei<» £»)liAo di 
iblidà fetenza , ed una rara al^IlHudancii delle co- 
gnizioni |tiit,|»elJe.«^qiit(^rf » r^c daacw^tiiKÓ a proc- 
^tttate di mettetie mfici^ mm iivaieeora Libraf'' 
SÌZt perfuadendofi Aoltameftte, pet ttfl maoìera di 
|U)Cere aJtri^i. gettare la. polveri oegli^ pcchi » è 
jÉàrfi per erqdiie)> ;« 4»tM< c<Bkt>r«f e» : ^inaod».» no* 
^fTéndofi ppfìi gtyqiqpai^^ :■ <I'j iejgfer«. ^ittòmameot^ 
)^e\ f<uQv qM<I? ?<>M<B|i fi: «ii^ r Cibo : eglino 0Qmrff» 
^ono » certamente noi» fanno ,. delle bcHe legature 
de'Libri^ edt avere nella ^««io'm^ »"*»•«* dq|H 
4u|ori folapfiii^ 9^S!?9^9L cont^ofaiftdpfi , Si .pò* 
Crebbe af plioftre aUe h^ìl^ti^ 4i «lofiori» ciò« ^clie 
di€e.<ai«?lpate.|BQlÌa'$a«i:f^ <i^R*W»- .i ;r ; ^ 

' O ^ Jam- 



f 



V 



^o9 

JémqM vètìèi GréCùi feréaìat cifla WMt 

Et divina Opici rtldebant c^armìna muris . 
Le Biblioteche eoa ridicolo luflft) comprate dt 
quella sì fatta giente i desinate foiio veramente 
dalia toterna loro volootà , non in ftudìum , [ed 
jfcSiacuium , per fervirmi delle parole dì Seneca , 
derce da eiTo in fomigliante propofito nel Libro 
della Tranquillità deli* Animo; E per dir vero i 
fé le '^ Librerìe fé Azd lo ftudtocóhrihuòi peV fare 
altfiii itotro I ed erQdftOVbàftanero/' anche una 
bella I e beo teoiprata fpstday fenza' éoraggìo> e 
l^zià militare I potrebbe formare un buona^ e 
^raPoro/b Soldato ; ma Deceda ria cofa è, cb6 U 
bisogna vada alrriniemk Ben dfflfe a quefto pto«^ 
pòiito Aufooio^ in un eèrifò Jù!ò *£pi|^ramma : "' 
• ^ • Emptm gbbd Lìkris tibi BiHidtbtca ìrtferta 'eft i 
Do£fupà , & Grammatictémte PbHomufe putah 
Hoc gen0rt\ éf chiodai % &plfSfra\ èf iarhy- 
' • •' . '-^ ' ta mdé^ -•■ ^ - '^-' < • ^'^^^ '" '^ 
^ òUfiàtér bodiet i trat fìH^andttt érh. 
Sogliono ancorai ttott pochi', che molti Libri 
comfprato hanno » darti a credere di divenire 
Uomini Letterati col fole imparare a diftioguere 
le^'bMsnendialIe tartive edizióni de' Libri /è qaa- 
il edi2iei)i f«nd piti-còpiofi» V € quali mtao , e 
con altf« si faffe^ notizie ^altresì. 'Noo voglio ne- 
gare^ , che qùefte cofe eflfér ^offario dt qualche 
grovattrenno^a^lt dtidìofi , ma Don potrà giammai 
elTer ^ veroi , ^ che folo ciò poiC*^ alfrui erudito \ tea* 
dcre « e doub :; anzitfciuìiqa'e^ per fóà>igliànfe 
maniera ù diporterà', non potfà altnt^^meri^arfi 
* C - ^' altro 



^d^itaaHMrtflHii 



-A 



tiàn tìMloc iMtaéimìt ^ boi» ^Ifo di cofoj ^ 

•he cÌM«aMt» «ra i/ I>»f Nr Bucete éatti», ovVìts' 

■ XIX. Siccone 1* ftninio nmsnò- odh» ' ctàftrà-' 
sloM Aie è b«n capace di'tfféred» moht« e di ver- 
li motivi tirato I e fpiotd,'cosV eglV addfiv^èot' t 
di» trovftofi aleiMt. Leccienitì » che alte, votre pé< 
Mcnkt inoctv» , e per )o piìli à lord- fòUmente 
•ori , pQbbJtMkM» fi>cco ^-ahriM traifie i ' propri 
icrittt, fakbd II Mohdb «effil,'pèr qtteft^. jbfin? 
ni ;iii4nittra- 4' 6p*tird, ingtaoato. Marcò Aoco- 
mé Martio iti wàa fbashetttrr HcAttt «Gic^van. 
ni NieOKio , OMidgItere d^l Re di Franda , Ì 
dttoto^, cbe un certo 0qaio , dwttò sì'ì ma pon 
ita buoDO^ < per nalttr* defié^ofò di fi(r male* 
è di nuocere j^itfoiy «liKè faérì «ve^ alictiùe Leu 
tere col nome to fi^MCe tfé^ Mumo' /- }/^ quibùt 
fcrihfM/ìt^ diiee egli, <J^o w ffr fomntumquìàem un»- 
^uam C9gìt»vi . t\ Fabrick» nel'la> Tua Biblioteca 
Greca afferifce, cedfa-oppeaione ancora di^^fpa- 
fo Hofmaono, cb^ VOpo«oa, cdebtc/ tà' eru- 
dito Stampatore OUramontano', àiròmlo' ^tta nel 
tS4r» ttoa ediniont di Teofra^O , tà ornata di 
dàa, Prefazii^ae) e ^falfrane Tue brevi oote«_pab* 
blicaflie s)> Kuna', ci^me Maitre, perOpera'di Gio 
wicch^nd Camerark»-, aeciéeehtè per lo aifcredi- 
citto afrna> ^ dR> » q4ieì Libro aVeflè pìb com- 
pratori, e maf^iiore appravaeioiie otténe^ . Noti 
tnancano aneorai- ofgidt'' foitrigliaoti mafbhera- 
fiAcott .con pregtwditto , ed dtrag^o ^etl^„ ve« 

i O 3 XX. 



\ 



4io 

XX. Suola aflai vòlte accadere i .che dz quelR» 
cofct.che al ;g9oere umano gcad giov^cneoco ar^ 
recano I talora qualche airvenimenca eziandio ne 
derivi i che dj approvazione i e di lode merire- 
▼ole ipteraoiente non £4 • La qual cofa dir (t 
puoce» elle addivenga ancora dell*uci!i({ifna Ani 
te della Stampai della quale» abufandofene alle 
volte gli Uomini » eglino non già per pubblica 
bencj ed ^mmaefirameoto» ma per fomentare ^ 
e dar pafcolo alia propria ambizione , il ferv^o^ 
no. Noi yeggianno I che di alcuni Libri ia po^ 
chi anni I e forfè dentro un anno medefimo g 
molte» e reiterate edizioni fi fanno; la qual cò^ 
fa begar npo vogliamo j che per lo più aqcadec 
pofla per' Io applaufo unjverfaici e per T efico di 
e(fi Lìbti.|i^mav,ciò accader pub ancora i come al- 
le voit^ accaduto è veramente ^ perchè gli Autori 
medefimi per una certa vanagloria i e propria 
loro ambizione , le nuove edizioni » prima ezian* 
diOti «he, la metà degli efemplari delle vecchie 
veodutjl. , ed efitati fieno ^ vadano anfiofameote 
procciàraédo i e per allettare^ ed invogliarne | 
Compratori > e giunte , . e ^uove offervazioni j e 
correzioni nel frontefpizio promettono ; benché 
talora poi > o.opn vi faranno » ovvero faranno 
di poca confiderazione degne : ond' è » che ad# 
diviene , che il IVlondo ingannato refta , ed egli^ 
no maUziofaqtiepte.. alla propria vaoità ibddisfan^ 
00 • B ficco;aie n(M noftri tempi fi vedono di 
quando in ^quandO; di ,quefia Litteraria Ipocrifia 
grt efempli^'^icosi ancora i pafiaci fccoli nonne 

- - • - ^ . ) fono ' 



Iti 

fòao* dati nancbevòlii niandio ne' Letterati di 
prilla grandezza^, e d* altiflTima fama^ tra' qoaK 
ErafoHi di Roterdam mi piace folatnente di no- 
minare. Giodoco Badie , celebre i e dotto Stam* 
patore di'^ Parigi , cosi' fcrifle ad firafoio i cht 
pregato Tavea, acciocché! inox Simili riìUmpa* 
re voiefre;.» jiccepiSimìlium Opm tmm luculcntum^ 
quod licft ^ quot tuafU-mod^ia-^ per m^ ornatum iti 
f^tes » offidnéim mcam cum primis fk ornaturum^ nifi 
qyo4 4amMum mO^ inferant plurimtf iliii refertf 
^avcr ; quod fi^ nonjntcUigis » e^fmodi efii Ea de 
te mortalìum e fi opimo ^ ut fr recognitum- fjuodvit 
Operum tuorum a- tè prétdices , etiampnihìì addìdcm 
rìs , prius ìmpreffum nìbili afiimeitt ; quam jalìth 
Tarn m Copia Lingua Latinée » in Panegytico » in 
Moria » in Enchiridiù $ nam quingenta redemeram 
VQÌumina % & in Adagiit^ quorum no. emerant^ fdm 
fere coa£Ìus fum» £ finalmente gli da l*àppreffo 
coniiglio. Itaque ere $ofifa faeeres ^^ fi uni unam 
pperam addìceres , ite e priut quam ìUiui exemp/aria 
dìxtraxcrit , immiftet , qufd in Sìmiiiuitt Opere ferva» 
fii ex parie , fi priorem imprefforem préemonuìfii , if 
Tbeodoricum f quefti fu il primo Stampatore de*S1« 
mìli^ ad imprimendum non et exboftatut • Queilo 
f moderato ^defiderio d'acquiftare gloriai e rioo« 
imaoxa ^ eziandìo per sì fatte » e rioo lodevoli 
maniere % pregiudicò non poco/ Cjertamente ad 
Erafmo ; Ónd^ è ^ che Qiulio Gefare Scaligero 
ebbe a dire di eflb io fine della fua Poetica » Ma^ 
gnum fuit Erafmi nomen^ préefertìm in Germania li* 
teris ipfis renafcentibut^ majusfuturum,fi die minor effe 
volu'^^t. XXi. 



ì XXL Oaecliè fiveUntoi «MiIiam A ti>Ibf»\ 
«be per um Mr» lor propri» iitibifeiaie' detft 
Stampe fi aboTaDo nell^ ocotAMt» maoìtrt , imn 
firàcofa 6È<ni4k ftbpofito ìì ht- pttttvlrdi ttn^af* 
tra Ifwcrifia, cha dalte Stwtipe aibdèfiiMe^ ftiottt 
«He volte pro«etùM • l-mptreothè e|li' dtea<hs i 
che» o s^i Aurori filai«fi«BÌ' de i L\btit che idr* 
peodoofi a flatnparc , «vveiO' csktto « die M 
«.itore edisioni di quegli eroMofidn^ , favino' àp* 
patire ne i fvonce^pìk} , Jt» v^uelle Òpere in at 
tie Gittft ) e prefi^ aitri SfadAjMitorr, Jdtno (hmi» 
'pa«&fc ^ "0<^ già in qwlie I .e da- quegli Arce- 
.ÌkU f^cilt quaii» e pìtfh « i qnatì .fé o«^ /atra 
•vera«nttnt!e. la .Aatnpa^; e ciò. e^l^no^ fanno i cre- 
deodoKì di ac^uìAafe j)òr io(^> e ^r* > jLilifì mag- 
gior credit* ,. .ed :<e(littutt;ieiie;..* jwichè un Lib:o 
ikampaco in fiali*» Jo ,pubti)ie6enmno per iftam- 
■ pam io ijQaiciie <Città <01tfaiìiotwatia^ acciocché 
fi cieia » .cl¥s &OiMiia\di là M» ì JMooti iìa cele- 
.Irre t «edr >iA àffimai Muorile .^U*^ A atore ^* jun al- 
^tro Jjibro ihui^paco io .MiCiiìtJt d^It^ìia :Ib fa* 
yaoiio jrpporire Danif aro Jtt ^vf^Irta Citta pure 
•Iraliaaa, .te» 4>.vcrfa .da quella, àa cut ji^etameti^ 
«te jfAacoiBìpreffo; e piji filoviari ^ vta uno ^Vttto, 
ciò facendo j je fotte .(juelltt j JR Ùr-cnàete p\ìl 
correui i X.ibri Jn inarefi» Ai £iiffgaa Tofcana) 
rie ^bbltcaci ibno vCotla tfifttft .data di'fìrenze ; 
^«oQix^ ^caduco è jn.queOi «ultimi temtpi di ùon 
«toclù XiibEi , jdhe lift jkèpoir , e ^.^engati , e ri> 
fiampati il .fono. X^into dettano-, celebre Pbe» 
'.ta SàcirwOy.Mlla quffu delle /tic tlàrìtte Patire, 
■ — dopo 



« 4 4«* ■— : 



dopoclve jBgli ha alcrtdWecfi difetti rìinprovea: 
rato a FilodcAio» <;pnrra« del quale fpezjalcneore 
f gli ferire t, noiir. > tf a^kfcàa airpor a di p^ngerlo> i 
perchè un (li^r^i 4i:;Jui a'ppariva^ ftapipato ia 
Olanda nella Sta («pf ria di una certa. V^edCHr^ij 
|>enchè indubitataoienee ftafnpirofofic io (r^^ia^; 
jed in oltre egli va .diaio(krando. i cootrafliegm^ 
ft^ li quali Ja vQritàrfConofcer Jx^ fofljt. ;< ceca i 
wepfi di Setwnpfc , an, v 









Dum mìbi m»^ vtndat pntgfìno- stdìct 

*• I .«Qj?^ ««^^? Satavifri^udksfi^minApti^Uì), 
, . -, Magk$m^ trans : ^If^s mwmmf^uta ! fii«^ ;j: 
JSc^uH ferre qutat m^ìtant&m fomnìa^^ ^^ 

■ vìn •-•,•■':• 
jtntuila I ^^ mammà Jotìtm laìlarc CicÉtfm 
u . .' Cre4ern ì Eileiarum vofln , Lìgftm^: $ 

Botta ' .•) "• . , r. 

Fundf pncw ; dHìMi emm > j^ .mente 

Sdìdìt } AnpcUrat tam parvo tempore longat 

\ Ire^ nectìn vim$ì j^o mmime pubtketJucès 

^ .y^ra fibif»4erìi\ vidnàmqur^merttut Menh, 

Jllum mendacem graeìUs membrana fatetur^ 

Mt cett€ ^ vernaque mt^y mmìumque^ fdelk 

. Littera.^ qua numeris refpondct ...^é,. .. . 

, XXlI» Scorre per le ibocche degli . Uomini aw 

;Ccrra PiAv«itóovchc àisjt ^-cbe le ipar^lc^ pi ft^ 

mine 



I - 



mÌM, ràìi fatti fénù mafìbk è per ikio i^tpàl 
€0^, onìeorr rikfsi il proteftàYfi tiiuè gioriié di 
imlere tipcrace , e poi «AÌ^feiM; fempro eòUe «laisl 
aicìotda:! e eosi ^wó^ che le prém^He Òpéfé 
f fipectaiìó I fogannanr ^ Noa liiàncraa anéora Lec^ 
tenct, ed esiaodio dtel più raro» e AielraAipefè 
ibfoici^ i 4|aaii eoa iofierco , e deperti) amino van^ 
àa :pcome€Mi^Ov e/pargt>ito per Ib Rie^ubbKiiSI 
Letteraria di aver pofto mano a ^iMKóhe Oj^ra^^ 
mtvìero l|i'mY«1Ja|igtà^lrer«lf^a » ^val^t volte 
accora di volerla tra brieve tempo^ pubblicare » 
^^lianìdoc flbo af raeeo né meno cottiifM^tìst^ a pren« 
dere la penna io mano per contporla ; ma folo 
ÌÌM1I9 k^im^l^ì^ iRane^mftnti /^w^ti pt^iìàtù ere- 
dpM predo al^e^jg^ti i^wrafaiàiliMfte occupati , 
'tDr4| per iflnpediira i oti^vfev» per^HaYceiieìte altrui 
dal porre le mani in ciò| che eglino moflrar vor* 
-mrao di &vc\ e fioah»eiiie per ter dìYÌBorrere di 
liicTs «MdjeJ mi lièi Mondo»;^ unii in d>£Kr4> maniera 
adoperando 9 altro non fanno , fé hon dare 

Pietro Alcionio I gran coltivatore del puro La- 
tino Lin^tiaggto / ma fuperbo^ ohremodo-) e mal- 
dicente, fi vernala di\ aver fatta ttna Tragedia 
ppnà ià moHf^ é^ Crifi^, Ja ^ qDN(le <|on' tfCè giam- 
mai veduta 9 né (lampara » nè'maAdfcritta ; anzi 
JbrJie Qr^gerioi Giraldi ipoflirò di efedere i che 
«là |òfle .Cina avanzamento deir Alcionia. Gior- 
gio. MeruJa^ 9 celebre LerteratQ ritti Seèolo XV'. 
:Mdkya. e colla pernia^ è coUii rècè^" fpar^éiydo 9 
^ ^li.atvea xomppfte alcune C3i^^nr«^i> coutil 

- 1 Aogio- . 



.21. 



^ti^giolo P^IiuasPi: mi qqeffe fumG videro gìamci 
ipai^ e folot 40po la Ai» mortai furono ritro?ate: 
aijpuBe pothf «DROCationt alle medefime appara, 
tcoeoti* j^a Qcflo Meriila avea ancora promeflbr 
a): Momlo tPHtinCi J^cfiini Plautine^ le qaali^ 
Pier quanto mi h tK)ro> aoo furono 4a lui cqmpo^ 
ftcì U Mn C9I 4<(^ilei:ìai e perciò cofì ne fcrifler 
it l^oiiziàno, «cippo la morte del Merula» a) fum' 
a^naÌQO lowp]» Awiquaria. Uii ^rgo Cinturi^ UtA 

tamdìà n^hìs €%p^ filata % tctier pmmifféC -PiauiiMC 

J^écfiiQ^f^ A^ Mt.f^rfifau Jecum tulìt ad manti ^ 

Lodovico Caft^^lvctro taccia di un fomiflìante vi« 

zio Pietro .Bembo altresì I e dice neii* O^^^CkiV 

ticbe ulti(naniente. Campate» che egli afFetmaiF» 

. 4i avere una Canzone di. Arnaldo Daniello, Poe* 

ta Prp vendale ^ e poi fu trovato dopo foa. motte^ 

che tra i fuoi Libri non l'avea. Siccome vantan- 

dofi il Bembo di voler pubblicare un volume di 

Poefie Provenzali colle Aie fpofizioni , al riferire 

di cffo Caftel vetro I non Zappiamo > che lo pub» 

blicafle giammai. 

Se io adeffa voliedi profeguire il'^difcorfo • e 
difFufamente di tutti gli artifizzj ragionare» per 
li quali gli Uomini Letterati con Ipocrita. talora 
fopraffina» e talora foverchiamente ricercata » £1 
fludiano di apparire affai più di quello 1 che egli- 
no fonoj tanto vi faria da dire» che meglio io 
giudico il tralafciare la continuazione di quefia 
materia » poiché difEcilmente al termine perve« 
nìre fé ne potrebbe; tante fonO| e così degne di 

confi* 



vivi 

confideraskxne le co/e j <he iritdftto'a dò alta 
mente mi fi offtrU^ono: ond*^ i fihe credendo a - 
baftansa ciò j che fio ora -per me fé h*^ ragioba- * 
to, ilcciocdiè qaefia <;»«r^ dipìnta y e <:^e al di' 
iCuari 4l*ua ammanto ornata .2r tutto borato i y^r-i* 
$bi egli abbaglia , ma ìoternameote poi in gran 
parte ella aver ù ritrova e paglia i e piombò ; 
credendo^ io dico« a baftaoza ciòi che per me' 
fc^ n'è ragionato*^ acciocché quella C^nte dipìnta^ 
fi ricooofca» e fi ricreda «* «d og« doppiezza! e^ 
flmiiato. anìfizto abbandonando^ poiché datripo*^ 
crifia non gloria» ed ooóre , ma biafimo > e di- 
fcreditQ fempce Si ritrae » allo fchìetco ^ e ^oce*- 
ro operaie fola mente^^ attenda , porrò adéflfo ter* 
mine a quefta Didì; trazione col lafcìare al fin 
:^rOpera quefla Divina feoteozai che fi legge 
m iaiobbc al cap. i. Spcs Ifypocriue pfiribk.u 



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